Una spada da samurai per impedire che un film venisse tagliato? È uno dei retroscena più famosi legati allo Studio Ghibli, ma la vicenda di Principessa Mononoke e della distribuzione americana è più interessante della leggenda che si racconta spesso. Al centro c’erano la durata del film, l’autonomia artistica di Hayao Miyazaki e le richieste di Harvey Weinstein, allora alla guida di Miramax.
Perché Miramax voleva intervenire su Principessa Mononoke
Uscito in Giappone nel 1997, Principessa Mononoke non è un racconto semplice da trasformare in un prodotto per bambini: mostra conflitti tra esseri umani e natura senza distribuire facilmente torti e ragioni. Quando arrivò il momento di presentarlo al pubblico statunitense, la distribuzione passò a Miramax, società del gruppo Disney. Weinstein insisteva per modifiche e tagli, mentre il regista intendeva preservare l’opera.
La posta in gioco andava oltre qualche minuto di montaggio. Per lo studio giapponese la versione internazionale doveva mantenere la struttura narrativa originale, con il suo ritmo, le sue ambiguità morali e la sua violenza non addolcita.
La storia della katana: che cosa disse davvero Miyazaki
La versione più diffusa racconta che Miyazaki spedì personalmente a Weinstein una katana accompagnata dalla scritta «No cuts», cioè «niente tagli». Ma nella intervista pubblicata dal Guardian il 14 settembre 2005, il regista precisò che fu il suo produttore a occuparsi del gesto. Nella stessa conversazione raccontò di aver incontrato Weinstein a New York e di aver ricevuto insistenti richieste di tagliare il film.
Il dettaglio della spedizione e la forma esatta della spada sono stati tramandati in versioni differenti. Per questo non è corretto presentare come certo che sia stato Miyazaki a spedire personalmente una katana affilata con un messaggio inciso sulla lama. Il fatto documentato dalla testimonianza del regista è il contrasto con Miramax sui tagli e l’intervento attribuito al produttore.
La svolta: la versione americana non fu accorciata
La posizione dello Studio Ghibli prevalse: Principessa Mononoke arrivò negli Stati Uniti senza il rimontaggio abbreviato richiesto. Per un film animato giapponese rivolto anche a un pubblico adulto, la decisione aveva un significato preciso. L’adattamento linguistico poteva rendere il racconto accessibile agli spettatori americani, ma non doveva riscriverne la durata e il senso per adattarlo a una formula commerciale.
La vicenda acquista ancora più peso se letta alla luce di quanto era già accaduto a Nausicaä nella distribuzione americana, quando il film era stato presentato in una versione pesantemente alterata. L’esperienza aiuta a capire perché la tutela dell’integrità delle opere fosse diventata un tema tanto importante per Ghibli.
Perché questa Story conta ancora oggi
Oggi il racconto della spada viene spesso condiviso come un meme sulla fermezza di Miyazaki. Il suo valore storico, però, è un altro: mostra quanto possa essere difficile portare un’opera da un mercato all’altro senza modificarne l’identità. Non è solo una storia di caratteri forti, ma una trattativa sulle scelte creative.
Per riscoprire il film e la sua particolarità visiva si può partire anche dal nostro approfondimento su Principessa Mononoke e il suo ritorno al cinema. La vera sorpresa non è la katana in sé: è che, in questa occasione, l’opera poté arrivare al nuovo pubblico senza essere tagliata.


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