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Dorohedoro

Dorohedoro, la recensione dell’anime

Uno degli anime più strani, disturbanti e gustosi attualmente in circolazione!

Il manga di Dorohedoro qui(di cui abbiamo parlato ) era già noto agli appassionati, essendo iniziato nel lontano 1999, ma l’adattamento animato del 2020 ha reso ancora più popolare questa bizzarra e disturbante opera.

Prima di proseguire, però, potrebbero interessanti anche queste recensioni:

Dorohedoro: la trama

Dorohedoro Cayman vive nella città di Hole insieme a Nikaido, una ragazza che gestisce un ristorante specializzato in gyoza. Tuttavia non è una persona qualunque, anzi non è nemmeno umano: la sua testa è quella di un rettile, da cui appunto deriva il nome che Nikaido gli ha dato (cayman è la forma inglese di caimano, un tipo di rettile simile ai coccodrilli).

Privo di ricordi sul proprio passato, Cayman è tuttavia convinto di essere stato vittima degli esperimenti degli stregoni, esseri umani dotati di poteri sovrannaturali legati all’emissione di un particolare fumo dal corpo. Gli stregoni abitano un mondo parallelo, collegato a Hole tramite particolari porte. Cayman dunque dà la caccia agli stregoni, nella speranza di scoprire qualcosa di più su chi era in passato e su cosa gli è stato fatto.

Le azioni di Cayman, però, attirano l’attenzione di En, potente stregone a capo di un’organizzazione dai contorni mafiosi, e dei suoi strambi sottoposti. Le strade di Cayman e dell’organizzazione di En si incroceranno più volte, con risultati ora comici, ora drammatici.

Come se non bastasse, c’è una terza fazione in gioco: i misteriosi uomini dagli occhi crociati, stregoni di basso livello che si sono specializzati nella vendita di una particolare droga chiamata polvere nera, che potenzia la fuoriuscita del fumo ma crea dipendenza. E forse il segreto del passato di Cayman è legato proprio a questi loschi figuri.

Benvenuti nel Paese delle Meraviglie!

Dorohedoro La prima cosa che balza all’occhio in Dorohedoro è la particolarità del suo stile. E’ difficile etichettarlo in un unico genere: ci sono elementi fantasy, ma anche una forte componente horror, una comicità spesso demenziale e un ricorso disturbante allo splatter.

Anche l’ambientazione è molto sui generis: Hole sembra la periferia di una qualsiasi metropoli giapponese ma nasconde stregoni, mostri, scarafaggi giganti e zombie, mentre il mondo degli stregoni è per certi versi una versione speculare del nostro, in cui però l’elemento fantastico e meraviglioso è la norma.

Le bizzarrie non si contano: a Hole, ad esempio, c’è un giorno dell’anno in cui risorgono i morti e i cittadini devono difendersi da questa mini-apocalisse zombie, mentre nel mondo degli stregoni si organizza un festival di tre giorni per poter scegliere il proprio partner magico. Anche i poteri degli stregoni sono spesso volutamente strani: il potentissimo En, per esempio, può trasformare qualsiasi cosa in funghi, con esiti spesso involontariamente divertenti.

Non è facile, all’inizio, barcamenarsi in queste due realtà: la narrazione non si lascia andare a spiegoni né parte dall’inizio, dal ritrovamento di Cayman da parte di Nikaido, ma getta lo spettatore nel bel mezzo della storia e gradualmente gli offre tutti i pezzi da mettere assieme per capire cosa stia succedendo. In aiuto dello spettatore, per fortuna, interviene una voce fuoricampo che alla fine di ogni episodio fa un piccolo recap delle nuove informazioni emerse nel corso della puntata.

Si tratta di un approccio decisamente ostico e straniante, ma anche molto intrigante: la curiosità di capire come funziona il mondo di Dorohedoro ha quasi il sopravvento sul desiderio di conoscere le origini di Cayman, e quindi persino gli episodi più incentrati sul worlbuilding che sulla trama principale risultano gradevoli.

Un cast fuori di testa

Dorohedoro Il vero punto di forza di Dorohedoro, però, sono i personaggi. E’ impossibile non affezionarsi a loro, per via del loro carattere stravagante e sopra le righe o del loro look assurdo, in particolare le maschere degli stregoni, che richiamano teschi, tengu, cuori e chi più ne ha più ne metta.

Questo non significa che i personaggi siano caratterizzati superficialmente. Ci sono macchiette comiche, sicuramente, ma il cast principale è ben approfondito grazie all’attenzione per l’aspetto psicologico e ai flashback sapientemente piazzati nei punti migliori della narrazione. Persino Cayman, pur non avendo un passato, compie un percorso di crescita interiore, affezionandosi a Nikaido e arrivando a rischiare la vita per lei.

E’ anche vero che in Dorohedoro viene meno la classica opposizione tra protagonisti buoni e antagonisti cattivi. Cayman non è uno stinco di santo e ammazza senza pietà qualsiasi stregone non sappia dargli risposte sul suo passato, mentre la banda di En si rivela capace di grande umanità e di un cameratismo lodevole. Le due fazioni in lotta sembrano più simili di quanto ci si potrebbe aspettare, complice anche il fatto che nel mondo di Dorohedoro la violenza e la morte sembrano cose normalissime, quasi non esistesse una moralità o un’etica.

Tutto perfetto? Purtroppo Dorohedoro ha un grosso difetto difficilmente ignorabile: l’incompiutezza. Per ora è stata prodotta una sola stagione e mancano notizie, o anche solo rumours e indiscrezioni, su una possibile seconda stagione. I dodici episodi coprono solo la prima parte della storia e si interrompono sul più bello, senza che la vera identità di Cayman sia svelata. Ai curiosi non resta che sperare in un annuncio… o correre a recuperare il manga.

Dorohedoro è un buon adattamento di un manga semplicemente fuori di testa, che mescola abilmente fantastico e orrore, violenza e demenzialità, ma finché non saranno prodotte altre stagioni soffrirà del grosso problema di essere una storia incompiuta.

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