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What if

What if… episodio 4, recensione

Il quarto episodio della serie animata Marvel, finora il più cupo, vede un dottor Strange disposto a mettere a rischio l'universo

Prosegue l’esplorazione di mondi alternativi a quello visto nell’MCU, grazie alla serie animata What if…, parte integrante del Multiverso appena “sdoganato” dalla serie Loki: ogni scelta genera nuove storie e nuovi mondi, narrati da Uatu l’Osservatore.

Il quarto episodio si intitola E se il dottor Strange perdesse il cuore anziché le mani? L’interrogativo che si pone Uatu è però “E se le migliori intenzioni avessero strane conseguenze?”: questa volta a deviare è il percorso di un unico film, Doctor Strange, ma gli esiti, aldilà del gioco di parole, si rivelano devastanti per l’universo.

Trama di What if, episodio 4

Come nella pellicola d’esordio, il chirurgo ha un incidente d’auto, ma invece di essere da solo e perdere l’uso delle mani, vede morire l’amata Christine. La reazione è la stessa: la ricerca di un rimedio porta Strange a imparare le arti mistiche, divenire il mago Supremo e fermare Dormammu.

Rimane però l’incessante desiderio di riportare in vita Christine, sfruttando il potere dell’Occhio di Agamotto, nonostante gli avvertimenti di Wong e dell’Antico: manipolare il tempo può indebolire l’universo. Inoltre, la morte di Christine è un assoluto temporale, un punto fermo che non può essere cambiato: è un evento necessario perché è l’unica condizione che lo porterà ad imparare le arti mistiche e quindi a battere Dormammu.

Strange cede alla tentazione e usa il manufatto che contiene la Pietra del Tempo: scopre però che, qualsiasi cosa egli faccia prima o durante l’incontro con Christine, anche non presentarsi all’appuntamento, la morte della donna avviene comunque.

Invece di rassegnarsi, il mago rimane determinato a cancellare quello che ritiene un torto inammissibile e cerca maggiore potere per riuscire a modificare l’assoluto temporale.

What if

Secondo la leggenda, Cagliostro era riuscito nell’impresa: studiando i testi che ne parlano, il mago ha la conferma che per raggiungere il suo obiettivo ha bisogno di un potere enorme. La richiesta di un “prestito” a una grande e potentissima creatura tentacolare appena evocata non dà i risultati sperati.

Strange scopre come assorbire il potere dalle altre creature magiche: parte da quelle più piccole, in un crescendo che lo deforma ma gli consente di trionfare anche sulla prima che aveva evocato. Ma, prevedendo la catastrofe, l’Antico aveva sdoppiato Strange nel momento in cui il mago stava decidendo se seguire il consiglio di Wong o usare l’Occhio di Agamotto per riavere Christine.

Lo Strange “buono” è l’unico che può affrontare quello potenziato, ma l’universo ormai sembra definitivamente compromesso.

Sviluppo

What If… Doctor Strange Lost His Heart Instead of His Hands? è scritto da A.C. Bradley e Matthew Chauncey, con regia di Bryan Andrews.

Nessuna variazione particolare nel cast dei doppiatori, rispetto al film: Benedict Cumberbatch dà la voce al Doctor Strange, Rachel McAdams a Christine Palmer, Benedict Wong a Wong, Tilda Swinton all’Antico.

Come abbiamo visto, l’episodio non ribalta tanto ruoli e avvenimenti, quanto lo sviluppo del personaggio.

Nel film il chirurgo cerca un modo per recuperare le mani e tornare a fare il suo lavoro: non solo scopre la magia e la studia fino a raggiungere la perfezione, ma perde arroganza ed egocentrismo, acquisisce saggezza e diventa un eroe. Nella puntata di What if, mosso dal dolore, Strange è invece letteralmente consumato dalla brama di potere, disposto a compromettere l’universo per raggiungere il suo scopo.

Incentrandosi sul personaggio, la sua sofferenza e il suo sviluppo anomalo, la puntata raggiunge vette di intensità maggiori rispetto a quelle precedenti.

Riferimenti ai fumetti

Stephen Vincent Strange è stato creato da Stan Lee e Steve Ditko ed è comparso per la prima volta nel 1963 in Strange Tales n. 110. Come nella successiva versione cinematografica, è un neurochirurgo che perde l’uso delle mani a causa di un incidente in automobile. Appreso l’uso delle arti mistiche, diventa il Mago Supremo e protegge la Terra da creature sovrannaturali e minacce da altre dimensioni.

Può contare su due potenti artefatti magici: la Cappa della Levitazione, che consente di volare e risponde ai comandi del proprietario, e l’Occhio di Agamotto, che nella versione cartacea non contiene la Pietra del Tempo, ma elimina le illusioni, apre portali dimensionali e amplifica il potere della mente.

Strange vive a New York con il suo assistente Wong, nel Sanctum Sanctorum in Bleecker Street al 177A.

Anche l’Antico è stato creato da Stan Lee e Steve Ditko e ha fatto la prima apparizione nel 1963 in Strange Tales n. 110, ma era già stato introdotto due anni prima come High Lama in Amazing Adventures n. 1, disegnato da Jack Kirby su idea di Stan Lee.

Contadino tibetano vissuto 5 secoli fa, approfondì gli studi di magia, si fece chiamare l’Antico, ricevette da Eternità l’Occhio di Agamotto e il titolo di Mago Supremo della Terra. Con il Libro dei Vishanti, la principale fonte di magia bianca, divenne ancora più potente e si trasferì nell’Himalaya.

Altra creatura di Stan Lee e Steve Ditko all’esordio in Strange Tales n. 110, Wong rivela il suo nome solo 3 anni dopo, nel numero 147. Monaco guerriero di Kamar-Taj, è l’ultimo discendente dei Servitori Occulti, addestrati per essere gli assistenti dei Maghi Supremi. Diventa amico e braccio destro del Dottor Strange.

La puntata più cupa vista finora è anche una delle più riuscite, intense e drammatiche

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