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monster anime

Monster – La recensione anime

L'insostenibile peso delle proprie azioni

Benvenuto alla recensione dell’anime di Monster! Prima di cominciare, ricorda che sul nostro sito potrai trovare altre recensioni che potrebbero interessarti, come:

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L’anime di Monster è tratto dall’omonimo manga di Naoki Urusawa, autore di culto che ha creato capolavori come 20th Century Boys e Billy Bat. Il manga è stato pubblicato tra il 1994 e il 2001, raccolto in 18 volumi. L’anime risale all’aprile del 2004, trasmesso fino a settembre 2005 per un totale di 74 episodi, realizzati da Madhouse.

Panini Comics ha curato l’edizione italiana dal 2003 al 2005.

Il manga è considerato dalla critica uno tra i migliori di tutti i tempi, la sua trasposizione animata ha quindi dovuto sopportare il peso delle aspettative del pubblico.

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La trama di Monster

Protagonista di quest’opera è il dottor Kenzo Tenma, medico Giapponese che si trova a Düsseldorf nel 1986, al lavoro come chirurgo in un’importante clinica. Il dottor Tenma sembra avere tutto nella vita: un bel lavoro, un discreto stipendio e l’amore della figlia del direttore della clinica, con cui è fidanzato e sta per sposarsi.

Questo scenario da sogno comincia ad incrinarsi quando Kenzo si trova a dover lasciare a metà l’operazione su una persona arrivata in ospedale, per salvare la vita ad una celebrità sopraggiunta nel frattempo. Alla richiesta di spiegazioni, il direttore risponde che non tutte le vite hanno lo stesso valore. Ma il rimorso attanaglia e viscere del protagonista, che viene incalzato ripetutamente dalla famiglia del paziente abbandonato, poi deceduto sul tavolo operatorio.

Quando lo scenario si ripropone, Tenma cerca di tenere fede alla sua etica professionale, concludendo l’operazione su un bambino in condizioni critiche e abbandonando al suo destino il sindaco della città, che viene operato senza successo dai suoi colleghi.

Il bambino, Johan Liebert, è salvo, ma il dottore si trova ad essere osteggiato da tutti, colpevole di non aver protetto gli interessi di una persona importante. Si ritrova così senza lavoro e senza fidanzata, allo sbando.

Qualche anno dopo Kenzo viene a sapere che Johan ha commesso una serie di omicidi, decide di lasciarsi tutto alle spalle e fa della sua cattura la sua missione di vita.

Il chirurgo nel suo viaggio incontrerà diverse persone e verrà a conoscenza di una serie di storie che fanno luce sul passato di Johan.

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Struttura dell’opera

Monster ha un intreccio molto complesso, un thriller dalle tinte horror che porta lo spettatore in giro per l’Europa nel corso di più di dieci anni.

Seguiamo il protagonista nel suo viaggio, fisico ma soprattutto interiore, con la crescente consapevolezza che sia stato proprio quel fatidico giorno ad aver non solo compromesso irrimediabilmente la sua vita, ma ad aver generato un mostro dalle capacità spaventose.

A portare avanti la scena sono prevalentemente tre personaggi: Tenma, Johan e la bella Nina. Ma è ovviamente il mostro, quello del titolo dell’anime, a rimanere sempre nascosto, in un angolo del cervello, sempre pronto a ricordarci che questa storia non potrà avere tinte positive.

Johan odia il mondo intero, perché per lui il mondo intero è un mostro. Salva solo Anna, l’unica che voglia con sé, e Kenzo, l’unico che lo ha salvato, l’unico che possa salvarlo di nuovo.

Tenma percorre il suo cammino di redenzione muovendosi tra molti mostri, senza comprendere come le sue stesse azioni hanno portato alla rovina diverse esistenze.

Nel corso dello sviluppo della trama veniamo a conoscenza con diversi mostri, dai genitori di Johan che hanno venduto il proprio figlio, ad Anna, incapace di perdonare il fratello.

Sono tantissime le storie secondarie introdotte all’interno di questo scontro a distanza tra Kenzo e Johan. Sono legate alla trama principale e aumentano il coinvolgimento dello spettatore, che si immerge sempre di più in un modo dove nessuno può salvarsi.

Storie di razzismo, di corruzione, sfruttamento, omicidio. Storie che si legano sempre alla trama principale, quando veniamo a sapere che dietro ogni evento c’è una macchinazione progettata da uno dei protagonisti.

Il finale risulta enigmatico e semi aperto, ma in linea con le aspettative.

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Analisi

Guardando Monster risulta quasi impossibile non perdersi nelle atmosfere decadenti della Germania di fine secolo, appena prima della caduta del Muro di Berlino. Un’epoca di crisi, di cambiamenti, di segreti e bugie. La colonna sonora di Kuniaki Haishima accompagna in modo magistrale queste anime dannate all’interno del loro viaggio.

Il ritmo della narrazione può risultare un po’ lento, soprattutto nelle fasi in cui non sembra che la storia stia procedendo in avanti. L’intento sembra quello di ricreare atmosfere un po’ hard boiled di metà secolo, in cui le investigazioni sono fatte di lunghi momenti di pausa in cui raggruppare le idee, per poi procedere all’obiettivo successivo.

I personaggi sono tutti ben realizzati. I protagonisti sono sviscerati in tutte le loro sfaccettature, ma anche i personaggi secondari rimangono impressi nella mente. Dieter o Grimmer hanno un piccolo ruolo ma un impatto devastante, l’ispettore Lunge ci accompagna in un percorso di scoperte, attraverso il quale la nostra opinione di lui cambia radicalmente.

A tenere banco è la storia struggente di Johan, che non riusciamo a odiare nonostante i suoi crimini quando veniamo a conoscenza di quanto tragico sia stato il suo percorso. Ma in realtà ogni parte della narrazione è bilanciata e utile a suo modo.

Perfino la sigla finale di Monster assume nel tempo una grande rilevanza. La comprensione della storia raccontata in quei pochi secondi diventa eccezionalmente rilevante lungo tutti gli episodi.

Gli unici difetti dell’anime sono in realtà espedienti narrativi, che si possono apprezzare o meno. Narrazione lenta, relativamente poca azione, molte linee narrative possono confondere, ma contribuiscono a creare l’esperienza completa di questo capolavoro.

Un racconto sicuramente non leggero, che mette a dura prova lo spettatore con i suoi colpi di scena. Un’opera magistrale, che alterna azione a momento di approfondimento psicologico. Un viaggio nel peggio che l’umanità possa realizzare, da cui è difficile rialzarsi senza riflettere sulla condizione del mondo che ci circonda.

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