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Dylan Dog

Dylan Dog 417 – L’ora del giudizio – La nostra recensione

Si conclude l'angosciante vicenda iniziata nel 416 con "Il detenuto": dopo essere stato incarcerato apparentemente senza motivo, Dylan Dog viene portato in tribunale, ma la "realtà" è più complessa.

Si intitola L’ora del giudizio il numero 417 di Dylan Dog, che chiude la storia doppia che si era aperta in modo inquietante con Il detenuto di Mauro Uzzeo e Antonio Lauria. A raccogliere il testimone,

L’albo, con la medaglia celebrativa di Groucho e la consueta sè in edicola dal 29 maggio a € 4,40. A fine giugno arriva il numero 418, Sally, scritto da Paola Barbato e disegnato da Corrado Roi. A luglio, eccezionalmente, un numero bis: Qwertington, di Luca Vanzella e Luca Genovese, precederà il 419.

Dylan Dog

La trama di Dylan Dog – L’ora del giudizio

Nel numero precedente, durante un appuntamento con Ilary, Dylan Dog è intervenuto con lei in favore di un senzatetto maltrattato dai poliziotti. Portato in centrale, l’Old Boy si è risvegliato in cella di isolamento, senza sapere perché: l’inizio di una prigionia angosciante e insensata, sul filo del delirio e oltre, che lo fa dubitare di tutto.

Durante l’ora d’aria Dylan Dog incontra figure misteriose e vittime di errori giudiziari. Nel finale, tornato a un’apparente normalità, l’Old Boy scopre da Bloch di essere accusato di aver ucciso Ilary.

Nel nuovo numero, Dylan Dog si ritrova in tribunale, ma l’accusa di omicidio è legata al suo coinvolgimento in un esperimento del controverso professor Chilton. L’indagatore avrebbe partecipato in qualità di osservatore (il misterioso “testimone” che sembrava una figura più mistica nella storia di Uzzeo?).
Lo studio è finalizzato sia a liberare Ilary dalle sue turbe (espellendole e convogliandole su un oggetto) sia a dimostrare che il soprannaturale è una proiezione dovuta al grande potere della mente individuale.
Il subconscio gioca un ruolo fondamentale nella vicenda: non si può rivelare molto di più della trama, per non rovinare il piacere della lettura, ma la situazione è ancora più complicata.

Impressioni personali

Storia meno claustrofobica e surreale della prima parte, probabilmente più “sclaviana”, L’ora del giudizio prosegue l’opera di spiazzamento del lettore, spostando più volte l’interpretazione e il punto di vista della vicenda.
Barbara Baraldi si conferma scrittrice abile nel raccontare i meandri oscuri della mente, destreggiandosi tra le paure dei due protagonisti, in particolare il passato traumatico di Ilary, che la costringe a chiudersi in se stessa.
Ancora una volta l’umanità di Dylan Dog, stavolta “guidato” dall’esperimento di Chilton, è elemento essenziale per provare a recuperare persone che sembrano ormai perse e a uscire dall’incubo.

Dylan Dog Angelo Stano è una delle colonne storiche della testata: ha firmato tre quarti delle copertine della serie regolare, e – come vedremo più avanti – il nucleo storico della storia di Dylan Dog. Offre come sempre tavole affascinanti, più orientate al bianco rispetto ai cupi disegni di Lauria, ma non per questo meno coinvolgenti.
Tra i primi riferimenti visivi, la farfalla Acherontia, più nota come “Sfinge testa di morto”. Un simbolo negativo che ricorre nella storia dell’arte, dalla pittura, con Van Gogh e William Holman Hunt, alla letteratura, Edgar Allan Poe, Bram Stoker, José Saramago, Susan Hill, Carlos Ruiz Zafón, Guido Gozzano.
Un insetto molto presente anche al cinema: Luis Buñuel e Salvador Dalí utilizzano la Acherontia in Un chien andalou, Vernon Sewell la usa come protagonista ne Il mostro di sangue, con Peter Cushing. Infine, la sua variante asiatica rappresenta la trasformazione ne Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme.
E probabilmente è proprio quest’ultimo celebre riferimento quello più significativo, dato che l’albo cita ancora il thriller premiato con l’Oscar: come detto, uno dei nuovi personaggi chiave della disavventura di Dylan è il professor Chilton, che richiama l’omonimo direttore del manicomio criminale nella pellicola di Demme.

Gli autori de L’ora del giudizio

Barbara Baraldi ha scritto per la serie regolare di Dylan Dog  i numeri 348, La mano sbagliata, 364, Gli anni selvaggi, 367, La ninna nanna dell’ultima notte, 385, Perderai la testa, 389, La sopravvissuta, 393, Casca il mondo, 407, L’entità.

Sempre per l’indagatore dell’incubo: Il bottone di madreperla e Ballando con uno sconosciuto, numeri 9 e 20 del Dylan Dog Color Fest, e La solitudine del serpente, Dylan Dog Oldboy n. 1.

Autrice de Il regalo, n. 810 di Diabolik, Barbara Baraldi ha inoltre firmato per Edizioni Inkiostro 8 storie della serie Torture Garden, infine Nel nome del sangue, n. 5 di The cannibal family Book.

Angelo Stano è considerato il disegnatore di Dylan Dog per antonomasia: ha realizzato molti degli episodi che costituiscono il mito della testata, come il n. 1, L’alba dei morti viventi, gli amatissimi Morgana e Storia di Nessuno, numeri 25 e 43.

Più di recente, Stano ha disegnato il n. 375, Nel mistero, sempre a firma di Tiziano Sclavi, quindi la conclusione del ciclo della meteora, E ora, l’Apocalisse! e Oggi sposi, numeri 399 e 400.

Suoi anche i disegni di due numeri della collana de Le storie, Mohawk River e Kentucky River, dei numeri 3 e 4 di Daryl Zed, e Painted desert, infine del n. 3 di Tex Romanzi a Fumetti.

Meno claustrofobica e surreale della prima parte, “L’ora del giudizio” continua a spiazzare il lettore, con diversi ribaltamenti, e si avvale della capacità di Barbara Baraldi di sondare gli ambiti oscuri della mente e del talento di Angelo Stano, colonna della testata

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