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Dylan Dog

Dylan Dog 416 – Il detenuto – La nostra recensione

L'albo firmato da Mauro Uzzeo e Arturo Lauria apre un'inquietante storia doppia che proietta Dylan Dog in uno dei suoi peggiori incubi

Si intitola Il detenuto il numero 416 di Dylan Dog, in edicola dal 30 aprile. Un albo particolare da diversi punti di vista, anche editoriali: la cover di Gigi Cavenago adotta un formato particolare, “compensa” l’aumento di prezzo della serie regolare da € 3,90 a € 4,40 con la medaglia celebrativa dell’indagatore dell’incubo, infine segna il ritorno alle storie doppie, dopo La via degli enigmi e L’erede oscuro, scritte da Giuseppe De Nardo e disegnate da Daniele Bigliardo nel 2010.

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Dylan Dog
La copertina di Dylan Dog 416 – Il detenuto

La trama di Dylan Dog 416 – Il detenuto

Al ristorante, Dylan Dog discute con la fidanzata Ilary sul film da vedere dopo cena: naturalmente lui difende l’horror e cerca di evitare la commedia romantica. Usciti dal locale, vedono due poliziotti maltrattare un senzatetto e chiedono spiegazioni: è l’inizio di un incubo. L’old boy ha scordato il portafoglio a casa, a pochi metri da lì, ma gli agenti sono irremovibili, vogliono portare entrambi in centrale. Durante la discussione, l’indagatore spinge per sbaglio un Bobby.

Dylan Dog si ritrova in carcere, in una cella di isolamento. Possibile che sia stato messo lì per aver spinto un agente? Le sue richieste di spiegazioni non sortiscono effetto, anzi, viene chiesto a lui di dichiarare il proprio reato. Nel contesto claustrofobico e buio della cella, inizia un angoscioso percorso interiore, interrotto raramente da una voce misteriosa aldilà della porta. Dylan Dog mette in discussione tutto: quel che è avvenuto la sera prima, se stesso, la realtà in cui si trova.

L’0ra d’aria è il passaggio dell’incubo a un livello collettivo, popolato da figure enigmatiche, vittime storiche, allegorie, con il probabile ritorno di un personaggio cardine della storia recente del protagonista. L’umanità sembra essere, ancora una volta, la salvezza di Dylan Dog nelle peggiori situazioni, ma un nuovo terribile dubbio lo assale.

Dylan Dog
Dylan Dog 416 – p. 40

Gli autori

Mauro Uzzeo è coautore con Giovanni Masi della serie Il Confine, e del crossover Zagor/Flash. Ha scritto storie di John Doe, Orfani, Pietro Battaglia, Monolith e l’adattamento di 20.000 Leghe sotto i mari. Per Dylan Dog ha firmato La fine dell’oscurità,  n. 374 della serie regolare, l’Almanacco della Paura n. 22 e il Color Fest n. 19.

Arturo Lauria ha disegnato per Orfani e per le testate di Inkiostro Editore Colonus, Tom Bacardi e Alfredo Petronio.  Con quest’albo è al suo esordio su Dylan Dog, ma lo rivedremo già nei prossimi giorni alle prese con l’indagatore dell’incubo: ha infatti disegnato anche la prima delle due storie del Color Fest in uscita l’8 maggio, scritta da Diego Cajelli.

Impressioni

Dylan Dog vive una situazione assurda, allontanandosi sempre più da quella che è la sua normalità: se si escludono le ipotesi del sogno e dell’allucinazione, potrebbe essere uno dei suoi infiniti universi/possibilità. Ogni volta che sembra presentarsi una possibilità di uscita, non ci sono sviluppi o si passa a un livello di prigionia successivo, molto simile al precedente.

Tuttavia, come precisato nell’introduzione, la storia è strettamente legata alla nostra realtà, con suggestioni legate alle gabbie personali e alle ingiustizie della società, riferite in particolare alle privazioni di identità e di libertà cui spesso sono sottoposti anche gli innocenti.

Nella storia hanno infatti un ruolo particolare gli errori giudiziari: a far compagnia all’indagatore dell’incubo, oltre a numerose figure enigmatiche e una massa anonima di “testimoni”, alcune storiche vittime di condanne ingiuste. Un elemento che conferisce drammaticità al racconto e lo colloca in una dimensione senza tempo.

Il quattordicenne di colore George Junius Stinney Jr fu il più giovane condannato a morte della storia Usa: al termine di un processo durato poche ore, una giuria di soli uomini bianchi lo condannò alla sedia elettrica per l’omicidio di due bambine. Nessuna trascrizione della confessione e del processo, nessun appello: 70 anni dopo la sentenza venne annullata.

Nel 1989 Carlos DeLuna fu giustiziato in Texas per l’uccisione della benzinaia Wanda Lopez. 15 anni dopo James Liebman, professore della Columbia University, riuscì con i suoi studenti a dimostrarne l’innocenza: il colpevole era Carlos Hernandez, un uomo straordinariamente simile al condannato. Nie Shubin nel 1995 venne condannato per stupro e assassinio in Cina, per poi essere assolto 21 anni dopo dalla Corte Suprema di Pechino.

Coadiuvato dall’ottimo esordio di Lauria, Mauro Uzzeo dopo tre anni e mezzo porta nuovamente Dylan Dog in cupi scenari ai confini della realtà, costruendo uno degli albi più ambiziosi e coraggiosi della serie regolare recente. Lo trama è avvincente ma potrà essere apprezzata pienamente tra un mese, con la conclusione della vicenda e – presumibilmente – qualche spiegazione in più.

Dall’introduzione apprendiamo che la realizzazione delle tavole è stata molto travagliata: Arturo Lauria le ha rivoluzionate più volte. Il risultato è ottimo: con stile e approcci molto diversi da Paolo Martinelli, apprezzatissimo nel recente Giochi innocenti, cala il lettore nell’angosciante contesto da incubo de Il Detenuto, surreale anche rispetto ai canoni dell’indagatore dell’incubo.

La storia di questo albo si chiuderà sul numero 417, L’ora del giudizio, scritto da Barbara Baraldi e disegnato da Angelo Stano.

Una storia di grande impatto narrativo ed estetico, difficile da inquadrare, una delle più ambiziose viste di recente sulla testata principale

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