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- La recensione

Ecco la nostra recensione dell'animazione che è uscita pochi giorni fa in Italia nelle sale cinematografiche

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Salve a tutto il popolo di iCrewPlay. Vi abbiamo portato sul sito una nuova recensione anime che forse in tanti aspettavano. Prima di parlare di ciò però, andatevi a vedere la scorsa recensione che fu dedicata a , anime ispirato al manga Hataraku saibō di Akane Shimizu. Ritornando a noi, l’anime in questione è un’opera uscità da poco sulle sale cinematografiche italiane e di cui avevamo condiviso con voi un coupon buono sconto per la visione: Children of the sea.

Dalla nascita sino alla serie animata

Children of the Sea, conosciuto anche con il titolo giapponese, scritto in stile romaji, Kaijū no kodomo, nasce come manga scritto e disegnato da Daisuke Igarashi composto da 5 volumi nella versione serielizzata. Uscì per la prima volta sulle pagine della rivista Ikki, dalla casa editrice Shogakukan, il 30 luglio del 2007 e la conclusione della prima edizione ci fu sempre lo stesso giorno però dell’anno 2012. Venne fatta pure la traduzione in italiano grazie alla Panini Comics e a partire dal 3 aprile del 2014 ci fu la pubblicazione effettiva, la quale terminò il 18 dicembre dello stesso anno.

Dopo il successo del manga Children of the sea, c’è chi pensa che anche un film animato potrebbe funzionare nelle sale cinema, di conseguenza 16 Giugno del 2018 la casa produttrice Studio 4°C  dà l’annuncio. Per la creazione del lungometraggio si decise di affidare la regia a Ayumu Watanabe, e per le direzioni generali delle animazioni si prese l’incarico Ken’ichi Konishi. Ai colori pensò Miyuki Ito mentre le musiche presenti nell’animazione sono a cura di Joe Hisaishi. Il produttore è Eiko Tanaka.

Trama dell’anime Children of the Sea

Children of the Sea al cinemaE’ incominciata l’estate e Ruka, la protagonista, pensa sarà una noiosa pausa estiva come tante dal momento che è stata allontanata dalla squadra di pallamano per cui gioca per un diverbio sul campo con una compagna. Fa però l’incontro con Umi, un ragazzo cresciuto come una creatura marina in quanto lui e suo fratello Sora sono rimasti orfani e hanno vissuto insieme ai dugonghi. Questo incontro le cambierà la percezione non solo della vacanza, ma anche del mondo marino e dell’intero cosmo.

Personaggi di Children of the Sea

I personaggi principali dell’opera Children of the sea sono tre e hanno una forte carica morale/filosofica. Scendiamo nei particolare di questi per capire cosa voglio dire con questo:

  • Partiamo dalla protagonista Ruka, una ragazza di 14 anni con una situazione familiare particolare perchè i genitori sono separati e soprattutto la madre è una alcolizzata che non si cura neanche di pulire casa e s’ interessa della figlia in maniera poco appropriata. Questo fa crescere nella figlia un senso di ripudio e di non comunione con la madre. Non viene neanche ascoltata dall’allenatore della squadra di pallamano che ritiene inaccettabile gli screzzi provocati durante la partita di allenamento e i suoi sentimenti vengono sempre calpestati fino a che non incontra “i figli del mare”.
  • Passiamo ora a Umi. Già il suo nome rivela cosa rappresenta, visto che il suo nome in giapponese significa “Mare”. E’ un ragazzo vivace, movimentato come il mare che si sposta in base a dove lo porta il vento. Ruka subito si lega a lui in modo particolare per via delle sue caratteristiche emotive. Il fatto di aver vissuto insieme ai dugonghi gli permette di avere un rapporto speciale con la natura e in particolare con il mondo marino. Nell’anime il ragazzo riesce a percepire l’arrivo del “fuoco fatuo”, riuscendo a stupire Ruka.
  • Ultimo personaggio, ma non meno importante, è appunto Sora, fratello di Umi, di pelle color bianco quasi tendente all’albino e occhi azzurri come l’ oceano. Tra i due, lui sicuramente è quello che meno si è adattato al mondo terrestre. Molto spesso rimane sulle sponde del mare per ascoltare cosa dicono gli esseri marini. Ha un carattere pungente ma anche riflessivo, in una scena infatti lui farà una similitudine tra l’universo e l’umanità le quali secondo il suo punto di vista solo simili.

I doppiatori della versine giapponese dei tre personaggi principali sono rispettivamente partendo da sinistra i seguenti:

Kaiju no Kodomo cast 1

  • Umi= Hiiro Hishibashi;
  • Ruka Azumi= Mana Ashida;
  • SoraAiru Kubodzuka.

Nella versione italiana i doppiatori in questione sono, sempre andando da sinistra a destra questi:

  • Umi= Giulio Bartolomei;
  • Ruka Azumi= Vittoria Bartolomei;
  • Sora= Alessio Puccio.

Alcuni personaggi secondari doppiati da artisti giapponesi sempre nella stessa maniere di prima:Kaiju  no kodomo cast finale 2

  • Dede Sumiko Fuji;
  • Masaaki Azumi = Gorō Inagaki;
  • Tanako Azumi Yu Aoi;
  • Maestro = Tohru Watanabe;
  • Anglade Win Morisaki;
  • Jim Cusack = Min Tanaka.

Gli interpreti italiani invece sono loro:

  • Dede = Giorgia Pazi;
  • Masaaki Azumi = Gianfranco Miranda;
  • Anglade Francesco Fabbri.

Como avrete notato non sono presenti tutti gli artisti che doppiano i personaggi. Purtroppo questo è il massimo delle notizie in nostro possesso.

Struttura dell’opera

Siamo arrivati adesso alla struttura dell’opera. In questa sezione parleremo delle tematiche fondamentali su cui si incentra l’opera e gli elementi particolari che danno una forma ad essa.

Una tema importante in Children of the sea, che si affronta, è la difficoltà di una giovane ragazza (Ruka) obbligata a dover superare ostacoli emotivi tipici dell’adolescenza senza purtroppo l’aiuto dei genitori. Ruka infatti ha dei problemi a scuola mentre la madre alcolista e il padre indaffarato con il lavoro non si accorgono di niente. Solo verso la fine riusciranno a dare le attenzioni di cui la bambina merita, salvandola da una situazione spiacevole.

Il secondo tema che viene affrontato è la similitudine tra umanità e cosmo. Tutto ciò viene accennato quando alcuni personaggi sono riuniti a parlare sulla spiaggia. Anglade e Sora spiegano questa similitudine facendo notare come i pianeti presenti in una galassia sono come dei ricordi dispersi nella mente e l’unione di essi formano una memoria (che viene rappresentata nel film come una galassia). Tutte loro si posso comunicare, collegare e di conseguenza sviluppare. Potremmo dire che in senso figurato quelle galassie siamo noi e tra di noi possiamo crescere le nostre esperienze e collegarci con il resto del cosmo diventando effettivamente parte di esso. Una ipotesi che potremmo fare dunque è che l’autore ci sta dicendo di formare più legami possibili per aumentare il nostro senso d’essere e la nostra presenza nell’universo. In un’altra scena viene mostrata Ruka dentro la grande balena e la protagonista si sentirà legata a tutto l’universo. Questo tipo di tema non è fondalmente nuovo, ma il mondo con cui viene affrontato è interessante.

L’ ultima cosa che affronteremo in questo paragrafo non è in realtà un tema, ma un elemento interessante che lo differenzia da altre opere. Anche se la protagonista è Ruka e i figli del mare sono altri personaggi fondamentalmente positivi e ci sono altri personaggi secondare più negativi, la pellicola animata, come anche il manga, non presenta dei veri eroi e antagonisti. Questa peculiarità dell’opera, che difficilmente viene proposta nelle animazioni, la rende ambiziosa e quindi è un particolare da non sottovalutare. Gli fa guadagnare punti perchè il provare cose nuove è sempre qualcosa di positivo. E’ questa la differenza fondamentale tra opera commerciale e opera d’arte.

Composizione grafica

Children of the Sea al cinemaAdesso parleremo di come è l’animazione in senso estetico e da come e da chi è stata proposta. L’anime segue molto fedelmente la storia e anche i disegni di Daisuke. Come abbiamo detto prima, Ken’ichi Konishi  si è occupato della direzione generale della animazioni, ma non solo, e ha anche ricoperto il ruolo del character designer. Alla fine lo stile dell’animazione con la quale sono stati rappresentati i personaggi principali sembra quasi strana e immatura. Differisce molto da altre opere e risulta un po’ distante dai giorni nostri. Anche se sembrano parole pesanti, non significa che sia una valutazione negativa, se consideriamo che il problema in realtà è la costumanza dell’occhio a questo stile.

Ma perchè è stato scelto uno stile del genere? La motivazione mi sembra chiara dal momento che stiamo parlando di bambini. Per quanto riguarda la rappresentazione degli animali è molto realistica e questo contrasto rende il tutto davvero bello. La scena più importante, quella in cui Ruka è dentro la balena, mostra uno spettacolo tanto stupendo quanto complesso e quindi poco chiaro. Non è un film che si possa prendere alla leggera e con troppa disattenzione. Vi consiglio, se deciderete di guardarlo, di rimanere concentrati per tutto il tempo senza perdervi niente. Risconosco il fatto però che 2 ore di film sono tante considerando che il film è fatto più di scene che di trama.

Giudizio finale

Siamo arrivati al GIUDIZIO FINALE. Supererà l’ultima fase? Facciamo il quadro della situazione.

Abbiamo detto che i personaggi di Children of the sea sono interessanti per la loro filosofia e quindi per la filosofia che vuole trasmettere l’opera. Abbiamo parlato anche delle tematiche e la prima è al quanto noiosa sinceramente. Per la seconda invece si trovano degli spunti interessanti e anche la non presenza di buoni VS cattivi è interessante. il contrasto tra immaturità e realisticità del disegno è molto affascinante ma 2 ore di visione sono troppe per una animazione che non ha una impronta forte sulla trama. In generale comunque passa il test. E’ un altro film d’animazione giapponese interessante, ma consiglio la visione ad un pubblico che è interessato a entrare nel profondo del “proprio io”.

Post Scriptum

Salve ragazzi, sono Nicola Guastamacchia e, oltre ha essere redattore di iCrewPlay Anime, ho anche altre passioni tra cui Storia, Politica, Attualità e di tutto ciò ne parlo attraverso alcuni canale social. Ecco il canale Youtube!

 

In conclusione su

E’ una opera interessante per le sue caratteristiche citate prima ma solo per un pubblico attento e non per la massa. Se vi piacciono solo i classici commerciali vi sconsiglio la visione, ma se volete provare ad esplorare anche un mondo che apparentemente sempre nuovo ma il quale in verità è sempre stato davanti ai vostri occhi ma non siete riusciti a vedere perchè schermati da una strana oscurità che chiamamo “5 sensi” vi consiglio di vederlo.
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E’ una opera interessante per le sue caratteristiche citate prima ma solo per un pubblico attento e non per la massa. Se vi piacciono solo i classici commerciali vi sconsiglio la visione, ma se volete provare ad esplorare anche un mondo che apparentemente sempre nuovo ma il quale in verità è sempre stato davanti ai vostri occhi ma non siete riusciti a vedere perchè schermati da una strana oscurità che chiamamo “5 sensi” vi consiglio di vederlo.
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