Bia, la sfida della magia che ricordiamo in Italia non coincide del tutto con Majokko Megu-chan. La serie originale giapponese era più provocatoria, più malinconica e in alcuni momenti molto più dura di quanto lasciasse intuire l’edizione arrivata sui nostri televisori. Non si trattò soltanto di rendere meno esplicite alcune scene: diverse puntate non furono doppiate e temi come morte, abbandono, fantasmi e tentativi di suicidio rimasero fuori dalla versione italiana.
Il risultato fu una Bia più adatta a un pubblico infantile, sostenuta da una sigla italiana irresistibile e da un tono apparentemente leggero. Guardando però alla serie originale, emerge un anime molto più complesso. E c’è anche un piccolo giallo che continua ancora oggi: gli episodi mancanti furono sette oppure otto?

Bia in Giappone era una serie molto meno innocente
Majokko Megu-chan fu trasmesso in Giappone dal 1° aprile 1974 al 29 settembre 1975 per un totale di 72 episodi. La protagonista Megu, diventata Bia nell’adattamento italiano, arriva nel mondo umano per completare il proprio apprendistato e competere con Non, la nostra Noa, per il trono del regno della magia.
La differenza di tono rispetto a molte serie per bambini è documentata dalla stessa scheda ufficiale di Toei Animation. La casa di produzione ricorda esplicitamente la presenza frequente di scene di nudo e biancheria, aggiungendo che questo elemento contribuì anche alla popolarità della serie presso il pubblico maschile.
Non significa che Bia fosse un anime erotico. Significa piuttosto che l’originale non era costruito secondo l’idea italiana del cartone pomeridiano destinato ai bambini più piccoli. Umorismo malizioso, adolescenza, attrazione, crescita e temi drammatici convivevano con la magia e con la commedia.
La sigla giapponese faceva capire subito chi era Megu
La distanza tra le due versioni si percepisce già dalle sigle. Quella italiana trasformò Bia in un fenomeno pop per bambini, con l’alfabeto cantato che intere generazioni ricordano ancora. L’apertura giapponese, cantata da Yoko Maekawa, presentava invece Megu come una ragazza consapevole di stare crescendo e capace di far perdere la testa ai ragazzi.
Nel testo originale della sigla Megu respinge esplicitamente l’idea di essere considerata una bambina e il testo richiama anche i cambiamenti fisici dell’adolescenza. È un’impostazione molto diversa dalla filastrocca scelta per l’Italia, innocua, orecchiabile e perfetta per il pubblico televisivo infantile.
La censura di Bia non riguardò soltanto il sesso
Ridurre tutto al fanservice sarebbe però un errore. La parte più interessante dell’adattamento italiano riguarda le puntate che affrontavano suicidio, morte, abbandono, lutto, fantasmi e disagio emotivo. Alcune furono escluse del tutto e non risultano doppiate in italiano.
È un meccanismo che gli spettatori italiani hanno incontrato anche con molti altri anime arrivati in televisione. Ne avevamo già parlato nel nostro approfondimento su come l’adattamento italiano poteva cambiare un anime: non sempre bastava tagliare un fotogramma, a volte venivano modificati dialoghi, relazioni o intere parti della storia.

Quanti episodi di Bia furono censurati: 7 o 8?
Qui nasce una discrepanza che vale la pena chiarire. Molte retrospettive italiane parlano di 64 episodi trasmessi e 8 esclusi. Il problema è che, confrontando i 72 episodi dell’elenco ufficiale giapponese con le liste italiane puntata per puntata, gli episodi indicati come non trasmessi in Italia sono sette.
I numeri che ricorrono negli elenchi dettagliati sono 22, 25, 28, 29, 56, 59 e 66. Sono quindi questi i sette episodi che possiamo identificare con maggiore sicurezza come mai doppiati nell’edizione italiana. La cifra di otto continua a circolare in numerosi articoli, ma non coincide con il confronto episodio per episodio.
Questo non esclude che nel resto della serie siano esistiti tagli interni, modifiche di dialogo o adattamenti più morbidi. Sono però una questione diversa dal numero delle puntate completamente assenti.
I 7 episodi di Bia mai doppiati in Italia
| Episodio | Titolo usato nelle liste italiane | Tema centrale |
|---|---|---|
| 22 | Quando le stelle cadono in mare? | Disperazione e ripetuti tentativi di suicidio di un ragazzo |
| 25 | Il ragazzo fantasma | Noa incontra un ragazzo che si rivela essere morto |
| 28 | Il pianto di un bambino | Abbandono infantile e rapporto con la madre |
| 29 | Le lacrime di un angelo | Lutto, incendio e sacrificio |
| 56 | Il segreto della bianca Lilly | Violenza, minaccia e atmosfere legate al soprannaturale |
| 59 | La ragazza sotto la pioggia | Morte, spiriti e dolore familiare |
| 66 | Tarou, postino delle nebbie | Un salto da un ponte e la scoperta che il ragazzo è già morto |
I titoli italiani della tabella sono traduzioni utilizzate nelle liste e nelle guide dedicate alla serie, non titoli di un doppiaggio ufficiale, perché queste puntate non risultano essere state adattate in italiano.
È importante anche distinguere il contenuto dalla motivazione editoriale. I temi presenti aiutano a capire perché quelle storie potessero risultare difficili da inserire in una programmazione pensata per bambini, ma non abbiamo trovato un documento Rai che spieghi, episodio per episodio, il motivo ufficiale di ogni esclusione.
L’episodio 22 è uno dei casi più netti
La ventiduesima puntata racconta di un ragazzo sopraffatto dalla disperazione che tenta più volte di togliersi la vita. Megu interviene per salvarlo. È un contenuto lontanissimo dall’immagine di Bia costruita per molti bambini italiani attraverso repliche pomeridiane e una sigla giocosa.
L’episodio 66 usa il soprannaturale per parlare ancora di morte
Anche il 66 ha un tono particolarmente cupo. Tarou sembra gettarsi da un ponte, ma la rivelazione successiva cambia la prospettiva: il ragazzo è un fantasma ed era già morto. Il racconto lega la sua presenza al dolore della madre e alla notizia della sua morte apparsa sui giornali.
Togliendo quegli episodi cambia anche il personaggio di Noa
Una delle conseguenze meno evidenti riguarda Noa. Nell’edizione italiana resta soprattutto la rivale fredda e orgogliosa di Bia. Recuperando il materiale escluso, il personaggio mostra invece altre fragilità. Nell’episodio 25, per esempio, sviluppa un legame emotivo con un ragazzo misterioso prima di scoprire la verità sulla sua morte.
Non è corretto dire che sette puntate cambino completamente la trama, ma la loro assenza modifica il peso emotivo della serie. Bia e Noa non affrontano soltanto gare di magia e piccole gelosie: vengono messe davanti alla perdita, alla solitudine e a problemi che appartengono alla crescita.
È lo stesso motivo per cui molti anime visti da bambini acquistano un significato diverso quando li si recupera da adulti, come raccontavamo parlando degli anime che hanno segnato la nostra infanzia.
La versione italiana non fu comunque ripulita in modo uniforme
C’è un dettaglio che rende la storia della censura ancora più interessante. Non tutte le puntate più maliziose sparirono. L’episodio 23, presente nell’elenco italiano come La pendola ipnotica, contiene una delle situazioni più esplicite descritte perfino nel database ufficiale Toei: Ciosa provoca una serie di umiliazioni legate alla nudità e arriva a trasformare il bagno di Megu in una corsa incontrollata per la città.
Questo suggerisce che non esistette una semplice regola del tipo “sesso eliminato, magia conservata”. L’adattamento fu più irregolare: alcune scene potevano essere tagliate o rese più innocue, mentre interi episodi con argomenti drammatici venivano esclusi. È proprio questa incoerenza a rendere interessante confrontare oggi Bia con Majokko Megu-chan.
Gli episodi mancanti si trovano online?
In rete circolano da anni copie e versioni sottotitolate delle puntate mai doppiate, ma spesso si tratta di caricamenti non ufficiali. Per questo non inseriamo collegamenti a copie non autorizzate. Chi vuole ricostruire la serie completa può comunque partire dai numeri degli episodi originali indicati sopra e dai titoli giapponesi presenti nell’archivio Toei.
Il punto più importante resta un altro: la Bia custodita nella memoria televisiva italiana è soltanto una versione di Megu. Più dolce, più semplice e confezionata per un pubblico più piccolo rispetto a quello che emerge guardando l’opera nel suo insieme.
Bia resta un cult, ma oggi possiamo finalmente leggerla con occhi diversi
Bia funzionava perché riusciva a essere divertente, romantica, competitiva e a tratti sorprendentemente amara. L’edizione italiana ne ha conservato il cuore, ma ha smussato alcune delle parti che rendevano Majokko Megu-chan più vicina ai turbamenti dell’adolescenza.
E poi basta sentire “BIIA BIIE BA BE…” per tornare di colpo a quei pomeriggi davanti alla televisione. Solo che oggi sappiamo che dietro quella filastrocca c’era Megu, più spigolosa, maliziosa e malinconica della Bia che abbiamo conosciuto. Sharanra.