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Traumi infantili: gli anime che hanno segnato la nostra infanzia

Una classifica delle scene che più hanno traumatizzato negli anime

Sei appassionato di anime, manga o fumetti? Vorresti parlarne all’infinito ma i tuoi amici non ne possono più? Desideri leggere volumi in anteprima o partecipare alle fiere? Allora hai bisogno di noi!

Fino a qualche tempo fa si parlava del pessimo gusto di uno spot che sponsorizzava una merendina. Perché si è urlato allo scandalo? La réclame mostrava una petulante bambina che assisteva alla morte dei genitori. Orde di psicologi e specialisti che ipotizzavano profondi danni alla psiche degli infanti; i genitori, imbufaliti, si sono scagliati contro l’azienda dolciaria, accusandola di aver usato una tematica molto violenta per sponsorizzare il prodotto.

Come può uno spot ironico e divertente traumatizzare un bambino? Noi bambini nati negli anni Ottanta siamo cresciuti a pane, cartoni animati e messaggi subliminali. Quanti di noi cantavano “tre civette sul comò che facevano l’amore con la figlia del dottore” o “questo bimbo a chi lo do. Se lo do all’uomo nero, se lo tiene un anno intero”? Tutti, eppure non siamo finiti sul lettino di un psicanalista.

Bim Bum Bam, Ciao Ciao e L’albero Azzurro erano i programmi pomeridiani che accompagnavano la visione dei cartoni animati, un siparietto simpatico con pupazzi colorati e presentatori comici (come Paolo Bonolis).

Cartoons americani, dessin animé, anime giapponesi. I nostri occhi hanno visionato decine e decide di titoli. Abbiamo vissuto l’era di Go Nagai, delle Majokko, degli animi d’autore. Negli anni Ottanta abbiamo vissuto lo sport con Holly e Benji, abbiamo imparato ad alzare le mani al cielo e donare la nostra energia a Goku. Gli anni Novanta sono stati quelli della rivoluzione dell’eroe in gonnella e noi ragazzine speravamo di incontrare il nostro Milord. Sogni, avventure mozzafiato e veri super eroi. Che ne sanno i Duemila! Ma si sa, dietro ogni fantastica avventura si cela lui, silenzioso, pronto a colpirti al cuore e segnarti per anni: il trauma infantile.

Come nasce un trauma infantile legato agli anime?

Il bambino simpatizza con la televisione, entra in sintonia con il cartone animato e, tramite esso, vive le avventure del proprio beniamino. Tutti noi abbiamo battuto a tempo le manine e cantato a squarciagola le nostre sigle preferite! I miei genitori ricordano ancora con disgusto le mie performance canore quando gracchiavo Kiss Me Licia.

Negli episodi animati, la maggior parte Made in Japan, il bambino non solo si immedesima nell’eroe di turno, ma involontariamente è soggetto a messaggi subliminali, ad emozioni contrastanti tra loro e, di conseguenza, traumi veri e propri.

Non mi dilungherò su quelli causati dalla Disney perché sono molteplici e già ben noti. Non solo la morte della mamma di Bambi e i maledettissimi elefanti rosa di Dumbo hanno rovinato le mie notti, ma anche il Giudice Morten ha totalmente influenzato le mie paure. Ancora oggi non riesco a guardare quel film! Essendo nata agli inizi degli anni Ottanta guardavo gli anime giapponesi, quelli belli, avvincenti come Candy Candy, Yattaman, Sandy dai Mille Colori e tanti altri titoli che hanno fatto la storia dell’animazione giapponese. Non fatevi ingannare dalla semplicità del tratto, della storia o dalle musichette: la scena disturbante, negli anime, era una garanzia.

La classifica

Quanti sono? Tanti, troppi. Qui sotto elencherò i titoli, i video e i momenti che più mi hanno disturbato, sia da piccola che da adulta. Non ci saranno tutte le opere che ho visto e letto, mi sono limitata a una semplice domanda: “Pensa alle prime scene traumatizzanti legati al mondo degli anime e dei manga”.

Candy Candy (1980)

Chi non conosce la piccola crocerossina cresciuta nella Casa di Pony? Lei, la biondina che portava più rogna di un gatto nero, piagnucolona e ammorbante più che mai, ma che riusciva a tenerci incollati alla TV.

Sì, Candy Candy era una droga, uno shoujo per noi bambine intriso di amore e di… traumi.
Il mio ha un nome: Terence Granchester! Non me ne fregava nulla se Anthony era morto male cadendo da cavallo, chi se ne importa del povero Stear morto in guerra e Patty che tenta il suicidio per il troppo dolore. Dei fratelli Iriza e Neal, una più infame dell’altro?

No, io amavo Terence, lo adoravo e per me era l’uomo giusto per Candy. A causa di Susanna, la crocerossina decide di rinunciare al suo amore per Terence e rendere felice l’attricetta. Potete immaginare il mio dolore, i miei pianti dopo aver visto l’addio tra i due innamorati? Non mi avevano colpito la morte degli altri personaggi, forse perché (nelle repliche) ero molto piccola e non capivo molto il concetto di vita e morte, ma l’abbandono sì. E ancora oggi mi chiedo il motivo di quella separazione. Maledetta Candy!

Brisby e il Segreto di Nimh (1982)

Maledetti sorci e maledetto il giorno in cui la Rai trasmise questo film di animazione nel 1991! Brisby e il Segreto di Nimh è una creazione del regista Don Bluth, autore di “Alla ricerca della valle incantata”, un capolavoro dell’animazione proiettato in tutte le sale cinematografiche. Immagino i vostri quesiti: perché dei topini così carini hanno traumatizzato la tua infanzia?

Semplice, non sono dei semplici e teneri topini! Brisby è una vedova sola con una famiglia da accudire, tra cui un figlio gravemente malato. Disperata, chiede aiuto al capo tribù, un topastro orripilante con grandi occhi fluorescenti, che le indicherà la strada per trovare un farmaco miracoloso utile per salvare la vita al piccolo topolino.

Ora, ricordo a tratti la trama perché l’unica visione risale ormai a tanti anni fa, ma la paura di certe bestie schifose e terrificanti vive ancora nel mio subconscio. La signora Brisby affronterà mille avventure e scoprirà, con non poco orrore, le vere origini della sua stirpe. Il defunto marito Jonathan infatti era una cavia da laboratorio. Gli esperimenti sugli animali uccisero gran parte delle bestiole, ma solo due acquisirono l’intelligenza umana: il marito e il vecchio saggio.

Don Bluth realizzò questo film per spiegare ai bambini i danni della sperimentazione animale e della vivisezione, ma con me fallì miseramente. Frequentavo forse le elementari e le uniche immagini che il mio subconscio percepì erano quelle che rappresentavano degli animali orrendi con occhi enormi e scintillanti, litri di bava e ragni giganti ghiotti di topi.
Le mie notti, e quelle di mia sorella minore, furono infestate da incubi per settimane!

Mila e Shiro, due cuori nella pallavolo (1986)

Questo anime è stato ribattezzato “Mila e il mister, tre schiaffoni nello spogliatoio”. Per quanto Mediaset abbia censurato in modo osceno il minimo pezzo di carne scoperto, come una spalla nuda o un capezzolo, le violenze perpetrate dall’allenatore ai danni delle giovani giocatrici sono rimaste in chiaro.

La dura disciplina nipponica può non essere compresa da noi occidentali, ma il comportamento violento di questo uomo fu ampiamente criticato dal mister Mitamura, allenatore delle Seven Fighters, e dai giornalisti locali. Per quanto adorassi questo cartone animato, tremavo davanti alle possibili reazioni del mister Daimon. Sarà forse per l’assonanza del nome che ricorda la parola “demone”, sarà per il fisico massiccio dell’uomo oppure per le mazzate che dava alle sue atlete?

Il messaggio che avevo recepito da questo anime era semplice e lineare: o fai la brava o le prendi di santa ragione. Non esisteva il Moige (e forse era meglio così), la fascia protetta e i canali dedicati all’infanzia! I cartoni animati venivano trasmessi la mattina presto prima di andare a scuola, il pomeriggio alle 16.30 e alle 20.30 scattava il coprifuoco e si filava dritto a letto dopo cena.

Se in Italia la versione censurata mostrava dure punizioni corporali e pura violenza gratuita contro il giovane gentil sesso, quella integrale mostra immagini ben più inquietanti. Tralasciando le varie nudità innocenti delle ragazze sotto la doccia (censure inutili), l’atteggiamento del mister Daimon si avvicina sempre di più alla molestia sessuale. Ricordo perfettamente una scena alquanto disturbante: l’allenatore picchia Nami Ayase, capitano della squadra perché non la ritiene più idonea per quel ruolo così importante, strappandole la maglia e lasciandola in reggiseno. Daimon ripete lo stesso gesto con Mila quando decide di espellerla, urlando “non sei degna di questa squadra”.

Esiste qualcosa che supera, in violenza, il comportamento di Daimon? Ebbene sì: le atlete, in difesa del proprio mister sotto accusa per maltrattamenti, piangono e sottolineano che l’uomo fa bene a punirle perché le sprona a migliorarsi. Il messaggio appare chiaro: che sia a mani nude, con un bastone o con una frusta, se un allenatore (o un compagno) ti picchia allora ti vuole bene. Ho letteralmente i brividi.

Clementine (1988)

Vorrei tanto sapere cosa diamine sia passato nel cervello dei francesi. Ero letteralmente terrorizzata da questo cartone animato! Ho pochi ricordi riguardo la trama, o per meglio dire, sulla missione della protagonista.

Orfana di madre e allevata dal padre, un pilota francese, Clementine è una bambina alquanto curiosa. Un giorno scopre che il direttore di un circo, un certo Mollache, maltratta sia gli animali che i circensi.

Clementine si intrufola nella proprietà e libera le bestiole. Come avrà agito Mollache? Avrà denunciato il reato? Niente affatto, ha interpellato Malmot, demone al quale aveva venduto l’anima, di punire la ragazzina con la morte. Sì, questo signore adulto vuole la testa di una ragazzina su un piatto d’argento. In seguito ad un incidente causato dal demone, Clementine rimarrà paraplegica. Caduta in depressione, riceverà la visita di una fata buona, Chimera, che le farà vivere emozionanti avventure nel mondo dei sogni.

Diamo inizio alle danze con Clementine che dorme sonni felici e gira per il mondo insieme a Chimera e alle sue gambe: potrà camminare solo e unicamente nel mondo dei sogni e avrà la possibilità di esplorare tutte le nazioni! Quale sarà il mio trauma? Malmot, un essere completamente infuocato che associavo a Satana. Il cattivo di turno non era un semplice guastafeste, voleva uccidere Clementine, la perseguitava ad ogni avventura onirica e il suo unico obiettivo era “farla fuori con ogni mezzo disponibile”.

Immaginate ora una bambina completamente immobile davanti alla TV con la bocca spalancata. Ero terrorizzata e nemmeno il Soldino (quanto era buono!) riusciva ad addolcirmi la visione di quel cartone animato. Avevo le idee totalmente confuse: se denunciavo un abuso, che per me poteva essere il compagno di classe che mi fregava il righello degli Snorky, venivo perseguitata da un demone che mi voleva bruciare viva.

La sera avevo il terrore di andare a dormire, cercavo di distrarmi leggendo la Pimpa o giocando con la mia bambola preferita ben conscia di non potermi rifugiare nel mondo dei sogni per colpa di… Malmot!

Peter Pan no Bōken (1991)

Peter Pan è proprio sorprendente, vola quando vuole qua e là. Ogni tanto è un po’ irriverente, ma così divertente.

Divertente? Era irritante come il mignolino contro lo spigolo del mobile! Arrogante, misogino, egoista e menefreghista alla massima potenza. Oltre alla delusione totale sulla natura di Peter, il vero incubo lo si vive con Luna, la dolce e ingenua nipote di una strega nera.

La nonna, detentrice di un’arma di distruzione come uno specchio nero magico, era il male allo stato puro che passò il testimone, con l’inganno, alla nipote. Fu così che la povera Luna, da dolce e generosa ragazzina, si trasformò in una perfida strega.

Cosa mi ha realmente terrorizzata in Peter Pan? La fine. Mediaset ha letteralmente riscritto il finale censurando l’intera scena, ma l’inquietante sequenza dove vediamo Luna riemergere da un’enorme pozza di sangue pronta ad uccidere tutti è stata la causa di molteplici incubi notturni. Se il finale censurato era così spaventoso, cosa mostrava quello originale?

Wendy viene risucchiata dallo specchio nero ritrovandosi in una radura fiorita. Incontra Luna bambina in lacrime e tenta di rassicurarla quando un boato le terrorizza. Luna adulta compare nel cielo e tenta di convincere Wendy a pugnalare a morte la bambina, accusata di essere un impostore. La ragazza si rifiuta di compiere un simile gesto facendo così infuriare la strega che, recuperato il pugnale, la uccide.

Non aggiungo altro per non rovinare la visione del video linkato, ma di certo questa versione di Peter Pan è ben lontana da quella a cui siamo da sempre abituati.

Gemelli nel segno del destino (1992)

Semplicemente tutto! Questo cartone animato francese è forse quello che mi ha disturbato più di tutti: infanticidi, torture cinesi, sfruttamento del lavoro minorile.

La trama è incentrata su una leggenda cinese: due donne di etnie diverse daranno alla luce un bambino nello stesso identico momento, perdendo la vita. I neonati, i gemelli figli della dea Luna, saranno dotati di poteri magici che li aiuteranno a spodestare l’Imperatrice e riportare in libertà la popolazione.

Spunto interessante, peccato che fin dal primo episodio vediamo i padri naturali dei bambini trasformarsi in pietra e un gruppo di sicari cinesi girare il mondo per uccidere a colpi di mannaia i bambini. Sì, i cattivi di turno hanno una predilezioni per le lame. Marco e Marika, un cinese e una francese di circa dieci anni, scoprono la verità sul loro destino e dopo la morte del loro padre adottivo, partono per la Cina per compiere la profezia.

Vivono tante avventure, ma a differenza degli anime “soft”, i protagonisti affronteranno tante difficoltà: finiranno schiavi minorili in una fabbrica tessile, scapperanno più volte dalle grinfie dei sicari e raggiungeranno, alla fine, la Città Proibita dove vedranno i propri padri fossilizzati. Una bella botta allo stomaco, eppure ero spaventata non tanto dalle avventure di Marco e Marika, ma dai sicari.

Non so quante e quali censure siano  state applicate a questo cartone animato: nella trama non erano presenti solo i bambini e i sicari di turno, ma c’era una rosa di alleati a protezione dei figli della Luna. Gli omicidi a colpi di ascia (quella piccola portatile, per le grandi occasioni!) erano ormai quotidiani così come le torture. Ho visto questo titolo una sola volta, mi sono rifiutata di guardare eventuali repliche, eppure ricordo perfettamente alcune torture, tra cui una inflitta ad un uomo anziano.

Po Dung, il capo di questa banda di criminali, aveva legato ad una sedia un suo connazionale in età avanzata per interrogarlo. Davanti al mutismo del nonnino, Po Dung gli spacca un ginocchio con un martello, senza ottenere i risultati sperati. Non si arrende e lo colpisce nuovamente sull’altro ginocchio. A quella scena, il nipote del torturato interviene e decide di collaborare con Po Dung tradendo i gemelli per salvare la vita di suo nonno.
Soddisfatto delle informazioni ricevute, Po Dung uccide l’anziano a fil di lama e concede al giovane il lusso di piangere sul corpo del nonno.

Provate a immaginare gli occhi sgranati di noi bambini! Questo cartone animato tutto europeo trasudava violenza ad ogni fotogramma, ci obbligava a chiudere gli occhi per non vedere scene strazianti come la pietrificazione dei padri dei bambini. Grazie Francia, grazie per averci regalato anni di traumi, di incubi e di analisi!

Sailor Moon (dal 1995 al 1997)

Sailor Moon è indubbiamente la mia serie preferita. Conosco a memoria ogni singolo episodio, film compresi, e potrei parlare per ore di questa fantastica opera nata dalla mente geniale della Naoko Takeuchi. Gli anni Novanta erano il periodo del girl power, delle super eroine in gonnella e le guerriere Sailor rappresentano a pieno questo ideale.

Basata su una storia d’amore, per l’esattezza il mito di Selene ed Endimione, questo anime è diviso in cinque serie. Non vi parlerò di tutte le scene traumatiche perché sono tantissime e rischio di annoiarvi, quindi mi focalizzerò su due momenti tragici: la morte delle guerriere Sailor.

La fine della prima serie (1995)

Le guerriere Sailor sono le guardie del corpo della principessa della Luna alias Sailor Moon. Queste ragazze quattordicenni si sono ritrovate a combattere contro un’entità malvagia che vuole distruggere il globo. Ed eccole così al Polo Nord, pronte a combattere fino allo stremo per salvare l’umanità, totalmente ignare del loro triste destino.

La prima a perire sotto gli occhi di tutti sarà Sailor Jupiter: un trauma! Jupiter morta? Cosa diamine avevo appena visto? Non poteva essere vero! Sono rimasta basita, senza parole… la mia Jupiter morta, incastonata in una tomba di ghiaccio al capo del mondo!

Alle lacrime mie e di mia sorella, si aggiunsero anche quelle delle guerriere le quali, incredule, realizzarono di non essere invincibili e che la possibilità di morire in battaglia era reale. Le guerriere Sailor, ad esclusione dell’ingenua Moon, affronteranno i loro ultimi istanti di vita per proteggere la principessa.

Non so cosa abbia traumatizzato di più la mia infanzia (anche se ero già più grandicella): l’atroce morte di queste quattordicenni oppure la consapevolezza di sacrificare la propria vita per un bene supremo? La prima è sicuramente un colpo al cuore a livello emotivo, le urla (soprattutto nella versione giapponese), ma l’idea che la sorte di un pianeta dipenda da divinità incarnate in adolescenti che decidono arbitrariamente di sacrificare la propria vita per l’umanità è a dir poco agghiacciante.

Sailor Moon S (1996)

La prima serie è indubbiamente quella più traumatica anche se negli ultimi minuti vediamo tutti i personaggi risorti, ma privi di memoria. Se abbiamo appurato che le guerriere sono sane e salve, abbiamo vissuto anche la seconda serie (non priva di eventi traumatici come il presunto stupro di Sailor Moon, la circuizione di Chibiusa e la morte del clan della Luna Nera), per quale motivo mi ritrovo a piangere per la terza serie?

Trasmessa in Italia con il titolo “Sailor Moon e il cristallo del cuore”, l’anime mostra subito un tema più adulto rispetto i precedenti due capitoli: l’omosessualità e il sacrificio umano per il bene supremo.

Le due guerriere di Urano e Nettuno mostrano subito agli spettatori il vero sapore della guerra: sangue, morte e nessuna pietà. Fedeli alla loro missione, non si fanno intimorire da nessuno, nemmeno dalla propria sovrana Serenity: la missione è al primo posto.

Ed ecco che durante un significativo scontro contro Eudial, ci troviamo di fronte ad una delle più belle e struggenti scene d’amore dell’intera saga: la morte di Neptune e il suicidio di Uranus. Sì, avete letto bene. Le due guerriere sono una coppia omosessuale legate da un profondo amore. Nel corso della battaglia Sailor Neptune vede la propria amata atterrata dal nemico; la guerriera si libera dalla sua prigionia e, incurante dei proiettili che le colpivano le carni, corre verso la compagna, ma viene uccisa da Eudial.

La fabbrica di fazzoletti ha avuto un’impennata nelle vendite. Inutile raccontarvi dell’oceano di lacrime che versai in quegli anni e che verso tutt’ora ogni qualvolta che guardo il DVD. La dolce ed elegante Neptune morta e Uranus, realizzato che la chiave per la salvezza dell’umanità è racchiusa nei loro cuori, rivolge il fucile di Eudial contro il proprio petto e si suicida.

Suicidio per una giusta causa o per amore? Non lo so e non mi importa nulla, così come non mi importa che in questa serie il nemico uccide Chibiusa strappandole il cuore per darlo in pasto al boss, chi se ne frega! La morte di Uranus e Neptune, i personaggi migliori di tutta la saga, è toccante, straziante ed è una scena che ancora oggi mi fa piangere.

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Hai anche tu alcune scene che ti sono rimaste impresse nella mente e che hanno portato a questi “traumi infantili”?!

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