Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su telegram
Ultramega

Ultramega, recensione

Saldapress distribuisce in Italia i primi due capitoli della serie di James Harren che incrocia Kaiju, supereroi e horror

Con la serie Ultramega, prodotta dall’etichetta Skybound della Image, James Harren confeziona come autore unico un’opera che fa scontrare Kaiju dall’aspetto lovecraftiano con eroi terrestri altrettanto grandi. Il volume 1, distribuito in Italia da Saldapress, raccoglie i primi due capitoli ed è un brossurato di 120 pagine in formato 26×17 cm a colori, disponibile dal 4 novembre, in libreria, fumetteria e online.

La serie sarà pubblicata in Italia anche sulla serie antologica Skybound X, sempre a cura dell’editore e dedicata ai fumetti dell’etichetta di Robert Kirkman.

Oltre ai testi e ai disegni, Harren ha firmato le copertine dei volumi e dei capitoli, affiancato dal colorista Dave Stewart.

Ultramega

Trama di Ultramega

Un virus ha colpito la Terra, trasformando coloro che vengono infettati in mostruosi Kaiju. Alcuni uomini vengono nominati guerrieri da un alieno di appartenente a un’organizzazione galattica che vuole fermare gli alieni: i prescelti sono Jason, un ex pugile disoccupato, Stephen Meier, un ragazzino che costruisce robot, e il massiccio Ern.

L’alieno consegna ai tre una misteriosa pupilla che conferisce loro il potere di diventare Ultramega, giganteschi guerrieri. Ferito gravemente al primo scontro, Stephen si ritira e si dedica alla costruzione di guerrieri robotici, mentre Ern sparisce dopo poco tempo. Rimane attivo Jason, la cui presenza sembra facilitare le trasformazioni delle persone infettate.

Dopo un combattimento fra Jason e una donna diventata Kaiju, entrambi tornano alle dimensioni normali: lei si rianima, chiaramente sotto l’influsso del virus, e inquieta Jason chiamandolo per nome, rinfacciandogli l’abbandono di Lilith, la prima moglie, e annunciandogli l’arrivo del figlio avuto da lei.

Nella città sconvolta da un terremoto, Jason ritrova Stephen ed Ern, appena rintracciato dal giovane. L’uomo spiega ai compagni cos’è successo: aveva in effetti abbandonato la consorte quando era incinta di 8 mesi, dopo aver scoperto che lei e il piccolo erano infetti. Li aveva fatti trasferire per impedire che facessero male a qualcuno e che lui dovesse intervenire. Sperava inoltre che la sua lontananza impedisse la trasformazione. In dieci anni il figlio è diventato un Kaiju autonomo e potente: i tre Ultramega lo affrontano e vengono massacrati.

Le persone sono deluse dagli eroi, e decidono di agire in prima persona, utilizzando la Torre Meier, rimasta intatta, per costruire titani robot in grado di difenderli dai prossimi attacchi. Viene costruita una barriera intorno alla città, oltre al quale vengono isolati gli infetti, prima che si trasformino: agli esiliati viene comunque fornito il necessario per vivere.

Un emulo degli ultramega trova un pugno da mech e un misterioso cubo, giusto in tempo per scontrarsi con alcuni teppisti della setta Klan Kaiju, umani seguaci dei mostri.

Il secondo capitolo racconta la genesi del primo guerriero della covata: Atum Ultramega nasce dal misterioso uovo cosmico, presto raggiunto e contrastato dallo spaventoso flagello chiamato Kaiju.

Il primo scontro fu così potente che l’Universo, in fase di raffreddamento, si lacerò, e gli spiriti delle due creature si sparsero nello spaziotempo. Entrambi corrompevano forme di vita: il Kaiju volontariamente, l’Ultramega nel tentativo di rinforzare le difese e preparare nuovi attacchi al nemico. I successori del guerriero, sotto forma di Occhi di Atum, cercano nuovi soggetti da arruolare nella battaglia contro il nemico.

Nel presente, l’Ultra mascherato neutralizza una delle “larve”, i teppisti adepti del Klan Kaju, ma gli altri due scappano ad avvisare Lord Gara, un umano mascherato, e il suo capo, un Kaiju indebolito dalla lontananza dal suo regno.

Il leader vuole l’Ultra mascherato come preda per il re Kaiju, da usare come spettacolo per il Kolosseo, ma Gara lo elimina: ha capito non è il vero Ultramega, un gigante, ma solo un ragazzino, anzi un suo droneA causa dell’attacco subito, il capo del Klan decide di invalidare il trattato fra i Kaiju e la città di Avalon.

Il drone viene fatto esplodere: a manovrarlo era Noah, figlio di Jason e della nuova compagna Mariah, a lungo affiancato e aiutato nelle sue missioni da Seth. Il ragazzo vive fuori dalla città, nell’area di sosta dell’autostrada, con la scienziata Beth e il burbero Clint. La giovane gli rimprovera la sottrazione di materiale e i combattimenti con il Klan Kaiju: comportamenti che mettono in pericolo tutti, ma che il ragazzo giustifica ricordando chi ha combattuto per loro e le vittime dei Kaiju.

Beth dichiara che quando avrà finito di costruire il mech e avranno trovato un cubo capacitativo torneranno in città, dimostreranno di non avere virus e chiederanno un riesame della popolazione di Avalon: da tempo non vengono registrati contagi Kaiju.

Arrivato in città con Clint per la consegna di cibo e lo scambio di materiale, Noah viene avvicinato da una ragazza che gli propone una tecnologia di esperienza virtuale, nel frattempo qualcuno cerca di rubare la merce al ragazzo. I ladri vengono fermati dal guerriero Odis, che ricorda a Noah come le sue azioni e il suo costume Ultra fatto a mano siano state di ispirazione per lui e Seth. 

Quando i droni lanciano dall’alto le scorte di cibo, compare Lord Gara, che le rivendica, in nome dell’affronto subito, mostrando come prova la vittima del Klan. Gara minaccia rappresaglie violente, a meno che non gli venga consegnato il colpevole: Odis rivela che si tratta di Noah, precisando che si trova dietro di lui e che vive nell’area di sosta dell’autostrada. Noah viene catturato per essere portato a combattere di persona contro i Kaiju nel Kolosseo, mentre l’area di sosta viene distrutta.

Sviluppo

Come da premesse, si mescolano i Kaiju con i supereroi (umanoidi enormi come da tradizione tokusatsu), ma si aggiungono altri generi e suggestioni, come l’horror, sia nel trattamento riservato alle vittime del virus e a chi soccombe contro i mostri, sia nell’aspetto lovecraftiano delle creature. Lo stesso autore nella premessa parla di body horror e di essersi ispirato a ciò che gli piaceva nell’adolescenza: La Casa, Robocop, Devilman e gli anime in OAV.

Molti i riferimenti stilistici al fumetto e all’animazione giapponese di genere, dalle linee cinetiche allo sfarfallio dei corpi ai nomi delle mosse annunciati enfaticamente dai protagonisti. La decostruzione dei generi porta a soffermarsi sui danni provocati dalle battaglie e sulle loro ripercussioni sulle persone care agli eroi. I guerrieri, talvolta raffigurati come dei per la loro imponenza, vengono mostrati nella loro fragilità quando vengono fatti a pezzi, e le loro ferite portano appunto distruzione anche sulle persone normali.

 

Ultramega La storia diventa luogo per trattare temi profondi, come la paura del diverso, l’innalzamento di muri (seppur con l’accortezza di fornire il necessario ai propri simili infettati), la fragilità umana, i danni che può fare una gestione irresponsabile del potere.

Viene anche preso in esame il rapporto tra la responsabilità individuale e collettiva: quelli che sembrano i protagonisti della serie diventano un mito fondativo, per giunta rinnegato. Dopo aver affidato il destino della comunità a poche persone, con i loro limiti, la gente sceglie uno sforzo collettivo.

I riferimenti alla realtà della pandemia sembrano fermarsi alla diffusione planetaria del virus, ma intriga e inquieta il fatto che il Kaiju non sia un mostro che arriva da lontano, ma appunto un virus subdolo che infetta le persone a caso e, dopo un tempo indefinito, avvia una grottesca trasformazione.

Un tema forte è la differenza tra l’ideale e il concreto, il sogno e la realtà. L’alieno che convoca i guerrieri appare in sogno, con una rappresentazione grafica pomposa e distinta anche nel lettering. Più avanti si scopre che la confezione attraente nasconde un cammino doloroso e una lotta impari, tanto che uno degli eroi rifiuta il simbolo e la fonte del suo potere. Gli eroi non indossano costumi scintillanti, vediamo la loro anatomia, poi il loro interno, e quando tornano alle dimensioni naturali restano le ferite subite in battaglia.

Il tratto di Harris varia in base alla fase della storia ed è in grado di rappresentare dettagliatamente i Kaiju che, come detto, non sono i “classici” rettili giganteschi come Godzilla, ma persone che diventano enormi mostri dall’aspetto lovecraftiano.

In Ultramega l’impossibile legato ai generi proposti si alterna a una sorta di iperrealismo che  si sofferma su dettagli che normalmente andrebbero trascurati (come la gestione della grande quantità di sangue dei giganti rimasto in strada al termine degli scontri).

Dimensioni e potere dei mostri, così come degli Ultramega, rendono le conseguenze degli scontri disastrose per i luoghi dove avvengono e spesso per gli stessi eroi: non mancano dunque le occasioni per una serie di tavole e sequenze spettacolari.

I capitoli sono molto lunghi, circa 60 pagine, dando ampio respiro agli eventi. Va detto però che non sempre le dinamiche sono chiare, sia dal punto di vista grafico, sia da quello della scrittura, con personaggi che sembrano saltare fuori dal nulla o si comportano in modo poco comprensibile.

Un riuscito mix di generi diventa occasione per una riflessione su temi rilevanti, come la paura del diverso, l’uso improprio del potere e il rapporto tra responsabilità individuale e collettiva. Le tavole sono spesso spettacolari ma non sempre i passaggi e le immagini sono di chiara interpretazione

Potrebbe interessarti...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Notizia

Che te ne pare di questo video? Facci sapere la tua opinione nei commenti!

Notizia

Che te ne pare di questo annuncio? Facci sapere la tua opinione nei commenti!

Notizia

Che te ne pare di questo annuncio? Facci sapere la tua opinione nei commenti!