terror in resonance

Terror in Resonance – La recensione anime

Il terrore arriva a Tokyo

Spesso citato nelle liste di anime più sottovalutati degli ultimi anni, Terror in Resonance è anche considerato da molti un diamante nascosto.

Andato in onda per la prima volta nel 2014, è un’opera che ha attirato l’attenzione degli spettatori grazie al suo plot decisamente poco convenzionale e importanti nomi del settore che si celano dietro la sua creazione. A collaborare al progetto con lo studio MAPPA c’è infatti Shin’ichiro Watanabe, regista che negli anni ’90 e ’00 ha letteralmente rivoluzionato il mondo dell’animazione con Cowboy Bebop e Samurai Champloo.

Prima di continuare con la nostra analisi, ecco altre recensioni che potrebbero interessarti:

La trama di Terror in Resonance

A poca distanza l’uno dall’altro, due attacchi scuotono il Giappone. Quando da un impianto di riprocessamento viene rubato del plutonio, il governo decide di tacere per evitare di scatenare il panico. Sei mesi dopo, in un palazzo governativo esplode una bomba, distruggendo completamente la calma della città di Tokyo.

Presto le unità d’indagine chiamate a lavorare al caso scoprono un interessante collegamento: la scritta VON lasciata dietro dai terroristi come una firma in entrambi i casi.

Nel mentre, all’interno degli archivi della polizia, Kenjiro Shibazaki, ex detective, e il suo collega scoprono online i video di due ragazzi mascherati, che si fanno chiamare Sphinx. I due  annunciano e rivendicano gli attacchi terroristici tramite il web e sfidano le forze dell’ordine ponendo loro degli indovinelli. Solo indovinando la risposta potranno scoprire dove la prossima bomba è stata piazzata e salvare così la vita dei cittadini.

Ma cosa vogliono ottenere i due ragazzi? Qual è il loro obiettivo finale?

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Analisi e Opinioni

Partiamo subito da uno dei punti di forza di Terror in Resonance: le animazioni. Tutto il dipartimento visivo dell’anime non delude assolutamente. Anche qui lo studio MAPPA fa un eccellente lavoro, dimostrando ancora una volta di avere ottenuto la sua fama per ottime ragioni. Ovviamente, lo stile somiglia molto a quello di Jujutsu Kaisen e Attack on Titan, quindi i fan dei due anime citati riusciranno sicuramente ad apprezzare anche Terror in Resonance, almeno sotto questo aspetto.

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Passiamo ora alla parte più importante. Indipendentemente dal tipo di media scelto per la distribuzione, un’opera deve puntare a tenere il pubblico interessato. Terror in Resonance riesce bene in questa impresa, infatti il mistero che avvolge tutta la trama è sì, una “necessità” dettata dal genere stesso, ma dall’altra è anche lo strumento perfetto per creare nello spettatore la curiosità necessaria a voler sapere di più sul resto della storia. Per fortuna, con soli 11 episodi è un anime breve perfetto per una sessione di binge watching.

Detto questo, Terror in Resonance svela alcune delle sue carte un po’ troppo velocemente. Alcuni plot twist, sono palesi e ovvi, dando semplicemente quella sensazione di soddisfazione di aver ragione. Ad esempio, la motivazione che spinge i due terroristi, Nine e Twelve, non è così inimmaginabile una volta visto il primo flashback della loro infanzia.

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Ci sono anime altrettanto brevi che stupiscono lo spettatore di più, creando un effetto sorpresa con un impatto maggiore. Altro punto un po’ calante è la caratterizzazione dei personaggi, soprattutto uno: Shibazaki. Passato dall’essere il detective di punta dell’unità investigativa a lavorare in un archivio, è l’unico avversario di Nine e Twelve.

Nessun altro poliziotto è capace di risolvere gli indovinelli dati dai ragazzi o cogliere tutti i collegamenti e indizi. Gli altri membri delle forze dell’ordine presentati sembrano personaggi inutili, il cui unico scopo è quello di fornire qualche informazione in più sulla storia dell’investigatore.

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Ma la mancanza di spiegazioni sui vari perché, che nascono spontanei guardando Terror in Resonance, non si limita solo a lui. Anche Lisa, la protagonista femminile se così vogliamo definirla, è un punto interrogativo costante sullo schermo degli spettatori.

La sua decisione di unirsi a Nine e Twelve non ha alcun senso. Infatti, seppure la sua storia sia presentata e in qualche modo spiegata, le basi che la dovrebbero spingere a collaborare con degli attentatori mancano. Se il personaggio fosse stato costruito in modo completamente diverso sin dalla sua prima apparizione, forse la solitudine e il difficile rapporto con la madre sarebbero potute sembrare delle motivazioni più sensate.

Eppure, rimane una semplice adolescente triste, senza alcun indizio di tendenze violente o alla rabbia, rivelate magari in un secondo momento e che permetterebbero di collegare tutti i puntini. Il suo passaggio da 0 a 100 non è causato da nessun evento particolare, se non una brevissima conversazione e sorriso da parte di Twelve.

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I vari buchi di trama vengono a galla lentamente uno dopo l’altro nel corso delle puntate. Più si va avanti, meno la storia sembra avere presa sullo spettatore, che continua a guardare solo per sapere come andrà a finire e non per un genuino interesse che può essersi creato nei confronti dei personaggi.

Il potenziale dimostrato nei primi episodi rimane solo quello, non viene sviluppato a pieno e il tutto sembra quasi frettoloso ad un certo punto. Nel primo episodio, si può ignorare l’assurdità della situazione in cui il plutonio viene rubato, ma invece di evitare di inserire altre palesi forzature di trama, queste non fanno altro che aumentare.

 

Per quale motivo un membro del governo coinvolto in crudeli esperimenti tenuti segreti per anni, dovrebbe rivelare tutto immediatamente ad un detective? Possibili ragioni vengono facilmente in mente, ma nessuna è applicata. Risponde e “confessa” solo perché gli è stato chiesto di dire quello che sapeva.

Ulteriori dettagli o spiegazioni potevano essere inseriti senza alcun problema per rendere la questione più realistica, per fargli avere un senso, ma ciò non avviene. Sarebbe bastato un piccolo cambiamento, che di fatto non avrebbe modificato nulla nel grande schema della trama, visto che l’unico scopo del personaggio è raccontare questa storia e rivelare a Shibazaki la verità.

L’ancora di salvezza dell’anime sono proprio Nine e Twelve, molto più complessi come personaggi rispetto agli altri. Non solo per il loro background, ma anche per il modo in cui decidono di approcciare la vicenda nella totalità. Quasi ogni cosa che li riguarda è particolare, dalla loro decisione di dare la possibilità alla polizia di sventare i loro attacchi e il cercare di non causare mai morti anche se accidentali, fino ad arrivare al rapporto che esiste tra loro due e che instaurano con chi li circonda, Lisa e Shibazaki inclusi.

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Per concludere, nonostante le note negative, Terror in Resonance rimane comunque un buon anime da guardare. La sua forza è l’originalità, poche opere parlano di terrorismo e mostrano anche il punto di vista degli attentatori. In questo caso non si hanno bagni di sangue, rivendicazioni estremiste, ma due ragazzini che hanno sofferto e vogliono farlo sapere al mondo, ottenere una vendetta che è alla fine senza vittime.

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Come ogni opera, Terror in Resonance ha punti deboli e punti forti. Tra questi ultimi spiccano sicuramente art e animazioni, che sono impeccabili, come succede sempre nei lavori dello studio MAPPA. Peccato per il poco sviluppo dei personaggi, oltre ai due protagonisti, e alle varie forzature di trama che rovinano un po’ quello che poteva essere uno dei migliori anime degli ultimi anni.
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