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Strappare lungo i bordi

Strappare lungo i bordi, la serie animata di Zerocalcare – recensione

Michele Rech fa il suo sbarco ufficiale nell'animazione, dopo i cortissimi di Rebibbia Quarantine proposti a Propaganda Live

Dal 17 novembre sarà disponibile su Netflix Strappare lungo i bordi, la serie creata, scritta, diretta e doppiata da Zerocalcare. Il fumettista romano aveva già realizzato Rebibbia Quarantine, brevi animazioni sulla vita ai tempi del Covid, proposti settimanalmente su La7 a Propaganda Live.

Romano, nato in provincia di Arezzo, Zerocalcare, al secolo Michele Rech, raggiunge la notorietà dieci anni fa con brevi storie e fumetti pubblicate sul web, autobiografiche e legate al quartiere di Rebibbia, cui è particolarmente legato.

Autoproduce La profezia dell’armadillo, pubblicato nel 2012 da BAO Publishing, che poi porta in libreria Un polpo alla gola, Ogni maledetto lunedì su due (raccolta delle strisce pubblicate sul web, rese organiche e integrate con nuove tavole), Dodici, Dimentica il mio nome.

Seguono L’elenco telefonico degli accolli, Kobane Calling (reportage pubblicato dal settimanale Internazionale, incentrato sul viaggio dell’autore in Kurdistan, a fianco dei ribelli YPG e YPJ, in lotta contro lo Stato Islamico), Macerie prime, Macerie prime – Sei mesi dopo, La scuola di pizze in faccia del professor Calcare, Scheletri, A babbo morto. Una storia di Natale.

Strappare lungo i bordi

Il protagonista intraprende un viaggio importante, accompagnato dagli amici storici Secco e Sara: quest’ultima in particolare lo aiuta a realizzare che, nel bene e nel male, il mondo non gira intorno a lui.

Per maggiori dettagli sulla trama e gli aspetti più tecnici rimandiamo alla recensione della redazione cinema, mentre qui ci concentriamo sulla trasposizione animata del mondo di Zerocalcare, nato sul cartaceo (digitale). L’impatto è ottimo, i personaggi conosciuti sulle strisce e i volumi sono molto “fedeli” e sembrano prendere vita sulla schermo.

Lo stile grafico richiama dunque quello dei fumetti, soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi, punta più all’immediatezza e al coinvolgimento dello spettatore che alla ricercatezza estetica. Discreta l’animazione, a cura dello studio Doghead di Firenze.

In cinque dei sei episodi della serie, l’autore doppia tutti i personaggi, tranne l’armadillo: la “voce della coscienza” è interpretata da Valerio Mastandrea.

Sentire le riflessioni dalla stessa voce del protagonista è un valore aggiunto rispetto al fumetto, e funziona anche l’alternanza con l’attore romano (presto sul grande schermo nei panni dell’ispettore Ginko in Diabolik): i dialoghi con l’armadillo sono spesso l’occasione per momenti metalinguistici, in cui si parla dell’opera stessa.

I frequenti flashback raccontano l’infanzia e la giovinezza del protagonista, contestualizzando anni difficili per il nostro Paese come il 2001, o l’epoca delle relazioni virtuali che iniziavano ad accavallarsi a quelle reali.

Il mezzo televisivo consente, oltre all’animazione, l’inserto di filmati (in cui compaiono figure storiche come Mao e l’imperatore giapponese) e un efficace utilizzo della musica e degli effetti sonori, oltre ad agevolare cambi di stile, utili ad esempio a rappresentare il fumetto nel fumetto.

Il ritmo funziona, senza raggiungere le vette delle strisce, delle pagine e delle sequenze delle opere cartacee, che sfruttano meglio anche i cambi improvvisi di registro e le trasformazioni del protagonista nei momenti di sconforto.

Dal repertorio dei corti di Rebibbia Quarantine viene riproposto l’amletico dubbio sulla scelta della pizza. Naturalmente anche nella serie televisiva sono frequenti le citazioni pop, talvolta buttate lì e quasi nascoste (come “Il Dottor Thomas non è in sede” da Vieni avanti cretino), spesso integrate con altre più “alte” (il paradosso di Achille e la tartaruga, la caverna di Platone, Nietsche).

Non manca un riferimento a Netflix, con il protagonista che ne parla male e l’armadillo che ancora una volta invita al pragmatismo, così come le parodie: particolarmente gustoso il “Divano di Spade”. Probabilmente nel tentativo di essere realistico, il linguaggio è spesso più gratuitamente volgare rispetto ai fumetti.

Il titolo della serie si riferisce alla errata convinzione che basti seguire le indicazioni per arrivare dove si è destinati. Come nelle opere cartacee di Zerocalcare, vengono rappresentate sia una generazione con pochi punti fermi, lavorativi e sociali, sia un’adolescenza che si allunga, tra i miti dell’infanzia e l’età adulta che fa paura.

Il racconto, come sempre autobiografico, pur offrendo tanti momenti divertenti, è molto toccante. In conclusione, pur rimanendo il fumetto il medium dove eccelle l’autore romano, Strappare lungo i bordi è un ottimo prodotto che porta efficacemente sullo schermo la poetica e l’umorismo di Zerocalcare.

Strappare lungo i bordi

Senza spodestare il fumetto come medium di eccellenza di Zerocalcare, la serie TV Strappare lungo i bordi è un ottimo prodotto che porta efficacemente sullo schermo la poetica e l’umorismo dell’autore romano.

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