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Shinko

Shinko e la magia millenaria, la recensione

Andiamo insieme alla scoperta del romanzo che ha ispirato l’omonimo lungometraggio animato

Kappalab, editore da sempre attento alla narrativa orientale, per questo mese di ottobre propone ai suoi lettori Shinko e la magia millenaria, romanzo di Nobuko Takagi da cui è stato tratto il lungometraggio omonimo diretto daSunao Katabuchi, allievo del maestro Miyazaki con cui ha lavorato su Kiki consegne a domicilio.

In Shinko e la magia millenaria ci troviamo nel Giappone del 1955; il paese del Sol Levante si sta rialzando dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale e Shinko e i suoi amici sono la prima generazione nata dopo Hiroshima Nagasaki in un periodo in cui la globalizzazione muove i suoi primi passi ma la vita scorre ancora all’aria aperta, fatta di contatti e avventure reali.

In effetti, la magia di cui parla il titolo è quella che nonno Kotaro sparge nei racconti che fa alla sua nipotina, prendendo spunto dalla storia millenaria di un fiumiciattolo che scorre nelle vicinanze della loro abitazione, che diventa protagonista da subito delle scorribande dei nostri piccoli amici.

E’ in questo mondo che si muove Shinko Aoki, quasi un alter ego della Takagi, bambina curiosa ed energica riconoscibile per via di una ritrosa (ciuffo ribelle) sulla fronte, che il nonno chiama affettuosamente Rosetta. Questo ciuffo sembra dotato di vita propria e di una specie di magia, visto che si attiva quando sta per succedere qualcosa di inconsueto, drizzandosi come per magia o addirittura roteando come un piccolo elicottero.

E di avvenimenti inconsueti, almeno agli occhi di un gruppo di bambini di 9 anni, ne capiteranno parecchi; sì, parliamo di gruppo perchè oltre Shinko Aoki e alla sua sorellina Mitsuko, protagonisti del romanzo sono quasi tutti i compagni e amici della ragazzina, tra cui spiccano senza dubbio Shigeru e Kiiko. Una compagnia eterogenea per provenienza sociale ed età, ma sempre pronta a vivere avventure ora magiche ora pericolosissime, almeno per la loro fervida immaginazione.

Persino Kiiko, che inizialmente viene descritta come una bimba dispettosa e anche un po’ snob, sempre con i vestiti puliti e perfettamente in ordine che abita in un appartamento anzichè in una casa tradizionale con annesso terreno da coltivare, diventa grazie a Shinko un membro di questa bizzarra compagnia; dei bambini che creano Commandi Suicida e sono pronti a mettere la loro vita nelle mani l’uno dell’altro non sono certamente dei tipi comuni.

Tuttavia seguire le loro giornate è divertente e ci riporta ad un’epoca più ingenua e genuina, in cui bastavano un paio di amici, una spada di legno ed una fervida immaginazione per affrontare il mondo.

Perchè di questo si parla in Shinko e la magia millenaria, di come un gruppo di bambini affronti le sfide che la vita ci mette davanti giorno per giorno. Che sia affrontare un tifone o il suicidio del papà di un compagno poco importa; qualsiasi esperienza è nuova e va vissuta e affrontata con la stessa intensità e voglia di superarla.

I 25 capitoli che compongono il romanzo sono come delle piccole tessere di un mosaico, che ci raccontano un avvenimento ben preciso e circoscritto; potrebbero essere letti anche separatamente l’uno dall’altro come dei racconti indipendenti, ma è nel complesso che assumono un senso compiuto.

L’elemento ricorrente più interessante di Shinko e la magia millenaria è lo “scontro” tra generazioni e nello specifico nella differenza di vedute che c’è tra i bambini protagonisti, Shinko in primis, e le loro famiglie, ancorate ad un passato che si sta inevitabilmente disfacendo sotto il peso della modernizzazione.

Se la radio rimane il principale mezzo d’intrattenimento e informazione, al cinema Shinko e i suoi amici non vanno a vedere i classici giapponesi ma La Valle dell’Eden, con quel James Dean che diventa mito insuperabile per Shinko, e forse la prima cotta. Ai romanzi classici presenti in casa preferiscono Astro Boydel maestro Tezuka, dimostrando ai genitori che sono proiettati verso il futuro, invece di rimanere ancorati al passato.

Del resto faticano a comprendere l’orrore dell’atomica e se odiano gli Stati Uniti, il loro è un odio interposto, non genuino e destinato a spegnersi sulle labbra di James Dean.

Per Shinko e i suoi amici la vita è una continua esplorazione, di luoghi e dell’animo umano. E per noi, accompagnarli in questo viaggio è piacevole come se fossimo li con loro.

Shinko e la magia millenaria è un piacevole viaggio che porta a riscoprire il mondo visto con gli occhi di un gruppo di bambini per cui la vita stessa e magica, indipendentemente dai drammi quotidiani o dalle piccole delusioni che tutti proviamo prima o poi. Arrivati in fondo all’ultima pagina ci troviamo così partecipi e affezionati che chiudere il libro diventa quasi triste, confinando Shinko, Shigeru, Mitsuko, Kiiko e gli altri dentro le pagine di un romanzo.

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