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Rubrica “Anime Horror”: Death Note

Ecco a voi per la rubrica “Anime Horror” un cult degli anime: Death Note

Era esattamente il 28 ottobre 2008 quando, su MTV, venne mandato in onda in Italia l’anime di Death Note, adattamento del manga di Tsugumi Oba e Takeshi Obata.

Death Note è uno degli anime più famosi e più conosciuti per il suo successo. Da quest’opera sono stati tratte serie TV, quattro filme live action, tra cui uno di questo è stato il tanto discusso prodotto da Netflix. A mio parere quest’ultimo mi sono pentita amaramente di averlo guardato. Considerando l’enorme successo dell’anime, per le sue caratteristiche che l’hanno reso famoso, secondo me i produttori di Netflix hanno toppato alla grande.

Insomma, Death Note piace ed è uno dei migliori anime mai visti.

Partiamo dalla trama di Death Note

Light Yagami è uno studente modello e ha la strada spianata per una carriera di prestigio, ha una morale e senso di giustizia tale che è alimentato dal lavoro del padre che fa il poliziotto. Qui abbiamo il primo errore che i produttori di Netflix hanno fatto, cioè renderlo uno sfigato di prima categoria, quando nell’anime è il contrario.

Un giorno, Light trova un quaderno della morte di proprietà di uno shinighami di nome Ryuk. Ma come funziona questo quaderno? Semplice, basta conoscere il volto della persona e scriverci il nome e se si vuole anche la modalità di morte. Come potremmo sentirci con il potere racchiuso nel palmo della nostra mano?

Il ragazzo comincerà ad usare il quaderno per liberare il mondo dai criminali, instaurando un nuovo ordine mondiale: una sorta di purificazione globale. I suoi atti saranno nascosti da un nome: Kira. Lo stesso nome dato da chi sostiene la sua causa di giustizia per purificare il mondo dalla criminalità. Il suo cammino verrà frenato da un giovane detective: Elle, che riuscirà a scovare la vera identità di Light.

La trama potrebbe essere scontata, semplice, banale… ma vi assicuro che non è così. Credo che questo anime dividerebbe le persone in varie correnti di pensiero.

Light inizialmente è una persona che vuole aiutare i deboli e combattere le ingiustizie del mondo, ma si sa, troppo potere da alla testa e basta poco per sentirsi Dio. La voglia di fare del bene porterà al male diventando lui stesso uno dei cattivi che aveva giurato di combattere.
Forse è proprio questo uno dei colpi di genio del produttore del manga, il portare le persone a riflettere: la crudeltà e cattiveria dell’essere umano si può nascondere ovunque, basta solo la goccia che fa traboccare il vaso o un mezzo per farlo scattare. Tutti possiamo diventare carnefici di qualcun altro.

Come dicevo, credo sia un anime che divida in varie correnti di persone: quelle che si sentono impotenti davanti al mondo che li circonda e chi lo vuole rendere un posto migliore.

La particolarità di Death Note è la cura e caratteristiche dei personaggi. Ognuno di loro ha un ruolo, uno scopo e rappresenta un’idea: Light, Elle, Misa, Ryuk e tutti gli altri sembrano pedine mosse dai creatori, studiate nei dettagli e ogni dialogo e frase messa per un motivo preciso, ognuno di loro ha un fine. Light vuole estirpare la criminalità e creare un mondo di pace, ma inciampando in ciò che esso odia; Elle vuole giustizia; per Ryuk tutto è un gioco, gli umani per lui sono solo un passatempo con cui divertirsi, la cui vita è così fragile.

Insomma, in soldoni Death Note è uno degli anime che ha riscontrato più successo nell’animazione nipponica. Unisce Thriller, fantasy e action creando una storia che non perde colpi e non lascia delusi.

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