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recensione Dylan Dog 404 Anna per sempre

Dylan Dog 404 – Anna per sempre – La nostra recensione

Continua il ciclo 666 di Dylan Dog con il volume Anna per sempre

Oggi è la volta della recensione di Dylan Dog 404  Anna per sempre, il fumetto della Bonelli creato da Tiziano Sclavi, diventato un cult del fumetto italiano, tradotto e venduto anche all’estero, al cui personaggio è ispirato il film omonimo del 2010.

L’aspetto fisico del personaggio è invece ispirato a Rupert Everett, attore che poi ha interpretato Francesco Dellamorte, protagonista di Dellamorte Dellamore tratto dall’omonimo romanzo di Sclavi.

Con il numero 400 si è concluso il ciclo della meteora ed è iniziato quello dell’apocalisse, contraddistinto in copertina dal numero 666.

Sono cambiate molte cose sia per quanto riguarda il personaggio, sia per quanto riguarda la storia. Per quanto riguarda il personaggio, è cambiato l’aspetto dell’Old Boy, abbiamo infatti un nuovo barbuto e rozzo Dylan che ritorna ad affrontare uno dei suoi fantasmi del passato, l’alcolismo.

Per quanto riguarda invece la storia, abbiamo un nuovo assistente Gnaghi (preso direttamente dal film Dellamorte Dellamore), di poche parole, che appare come un ritardato, lo stesso Dylan infatti afferma che è più vecchio di lui ma si comporta come un quindicenne, però in questo volume lo vediamo leggere La teoria quantistica dei campi e La critica della ragion pura di Kant.

Il vecchio Bloch è il suo padre adottivo, Dylan (da sempre allergico alle relazioni di lunga durata e alla parola matrimonio) è stato sposato col sergente Rania Rakim, ma il matrimonio è poi finito a causa di una certa terrorista dell’IRA. Anche se la stessa Rania in quest’albo da una motivazione leggermente diversa alla loro separazione.

recensione Dylan Dog 404 Anna per sempre

Trama

Una donna perseguita Dylan attraverso i suoi sogni, o per meglio dire incubi, in quanto terminano con la morte del nostro indagatore dell’incubo. Quel che è peggio è innamorato di questa donna… non solo causa di innumerevoli guai ma lo porterà a fare i conti con un nemico molto più pericoloso.

Ricompare la bellissima Anna Never e quando il nostro indagatore dell’incubo durante una passeggiata scopre che la donna dei suoi sogni è un’attrice di teatro va ad assistere al suo spettacolo. Qui scoprirà che anche lui era oggetto dei suoi sogni, nonostante i due non si conoscano, e tra inseguimenti e fughe nasce qualcosa tra i due…

Struttura dell’opera

La ricomparsa di Anna Never, che appare nel volume 4 intitolato Il fantasma di Anna Never è un po’ diversa da quanto ci si potrebbe aspettare. Innanzitutto i due non si conoscono, anche se si sono incontrati nei loro rispettivi sogni-incubi.

In tutto l’albo è un continuo passare dal sogno alla realtà al punto che è difficile capire dove inizia l’uno e dove finisce l’altro, lasciando anche qualche dubbio alla fine… Una sorta di sogno nel sogno. Sogno, incubo e realtà hanno contorni molto sfumati.

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Dopo la pagina 35, un’unica tavola con Dylan e Anna che passeggiano sulle rive del Tamigi e nello sfondo il London Bridge, inizia una sequenza di una trentina di pagine di sole illustrazioni, senza fumetti e didascalie, perché l’amore, la vita, i sogni e l’orrore non necessitano di parole… Lo stile di Gervasi spiega più di mille parole.

Come anticipato Rania Rakim è presente in quest’albo e cerca di delimitare i nebulosi confini tra sogno e realtà, oltre che a fornire la reale motivazione della sua scelta di lasciare Dylan.

Nella pagina 74 l’autore ci offre, tramite le parole dell’indagatore dell’incubo, il suo punto di vista personale sulla malattia e sulla condizione di malato.

Incontriamo di nuovo anche la Mater Morbi, creazione di Recchioni, la personificazione della malattia, che si rivelerà essere il peggior nemico di Dylan Dog, un nemico che ama e odia, con cui deve convivere.

Impressioni personali

Nonostante sia affezionata al vecchio Dylan e sia rimasta un po’ così per il cambio di assistente, soprattutto data la diversità delle due figure, nonostante quindi i pregiudizi dovuti ai cambiamenti nella storia e nei personaggi a cui da tempo abituata, devo ammettere che questo nuovo ciclo presenta delle potenzialità.

Ho apprezzato la rivisitazione del personaggio di Anna Never e i contorni sfumati tra sogno, incubo e realtà, che catapultano il lettore da un mondo all’altro rendendo un po’ complicato capire cosa stia accadendo realmente e cosa no. Nonostante Dylan dichiari il suo odio per i sogni nei sogni non riesco ad essere d’accordo con lui, infatti questo è un particolare che personalmente mi affascina.

Per quanto riguarda lo stile grafico, pur essendo per me difficile apprezzare il nuovo aspetto dell’indagatore dell’incubo per motivi affettivi, i tratti ben delineano il personaggio attuale, un alcolizzato reso rude dalla bottiglia.

Lo stile di Sergio Gerasi ben si adatta infatti alle situazioni, i tratti più duri, marcati, volutamente rozzi e frenetici nelle scene horror, più puliti e quasi eterei invece nel rendere Anna Never quasi angelica in alcune tavole. Inoltre ha una certa cura per i dettagli.

Tra gli aspetti negativi un Dylan Dog più duro e rozzo rispetto al solito, sia graficamente che dal punto di vista narrativo, che tutto sommato però è in linea con la storia.

Citazioni con spoiler

Una cosa che ho sempre amato di Dylan Dog sono le citazioni, presenti anche in questo volume, come il riferimento a Benny Goodman, un famoso clarinettista statunitense dei primi del ‘900, la citazione della commedia drammatico sentimentale del 2003 Love Actually – L’amore davvero, quella del famoso racconto horror pubblicato nel 1924 di Lovecraft, dal titolo I ratti nei muri e la citazione del film horror del 1981 Un lupo mannaro americano a Londra.

Vi sono poi delle autocitazioni, l’espressione del pensiero di Recchioni sulla malattia, un argomento ben noto all’autore. In un’intervista infatti si è definito

…un malato professionista da 32 anni. La malattia è una roba che mi porto dentro, che fa parte di me e mi definisce. Certe volte penso che, se di colpo fossi sano, non riuscirei più a definirmi.

Nell’albo troviamo la frase La malattia non celebra alcuna comunione presente in un suo blog del 2006 e varie riflessioni che esprimono il suo concetto di ospedale, malattia e malato.

Ritorna anche la Mater Morbi, la personificazione della malattia, questa volta proprio nei panni di Anna Never. Infatti è una creazione della mente di Dylan Dog, che la ama e la respinge, sino ad arrivare ad ucciderla, perché la sua parte sana non vuole cedere a lei, alla propria malattia, l’alcolismo.

Scheda tecnica

  • Data di uscita: 30/04/2020

  • Formato: 16×21 cm, in bianco e nero, con copertina a colori

  • Pagine: 96

  • Codice a barre: 977112158004700404

  • Prezzo: € 3,90

  • Soggetto, sceneggiatura e prefazione di Roberto Recchioni

  • Disegni di Sergio Gerasi e Giorgio Pontrelli

  • Copertina esclusiva con effetto oleografico di Gigi Cavenago

  • Casa editrice: Sergio Bonelli Edizioni

Se ti sei perso il nostro articolo approfondito su Dylan Dog e vuoi avere una visione del vecchio personaggio, puoi dare un’occhiata al seguente LINK

Il mio voto è un discreto, perché nonostante i cambiamenti dei personaggi e della storia, ha delle buone potenzialità. Ho apprezzato l’inserimento dei sogni nei sogni e i contorni confusi tra sogno, incubo e realtà che un po’ confondono il lettore su quale sia il sogno e quale la realtà. Ha una grafica che ben si adatta alle situazioni, con variazioni di stile conseguenti. Il personaggio più duro e rozzo è ben caratterizzato dai tratti dell’illustratore. Nelle pagine senza fumetti e didascalie riesce ad esprimere alla perfezione l’amore, i sentimenti di vario tipo, l’orrore senza bisogno di parole. Continuano poi ad essere presenti le citazioni che tanto amo e caratterizzano questa serie.

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