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AnimeGiappone

La città incantata compie 25 anni, il film che cambiò per sempre gli anime

Il capolavoro di Hayao Miyazaki usciva in Giappone il 20 luglio 2001: la storia di Chihiro trasformò lo Studio Ghibli in un fenomeno mondiale.

Massimo 18 ore fa Commenta! 12
 
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Il 20 luglio 2001 arrivava nei cinema giapponesi La città incantata, uno dei film d’animazione più importanti e influenti del XXI secolo. Sono trascorsi esattamente 25 anni dall’inizio del viaggio di Chihiro nel mondo degli spiriti, ma l’opera di Hayao Miyazaki conserva ancora intatta la capacità di inquietare, commuovere e meravigliare.

Contenuti
La città incantata usciva il 20 luglio 2001Chihiro non era la classica eroina degli animeYubaba le toglie il nome e prova a cancellarne l’identitàSenza-Volto non era il vero cattivoLa scena dello spirito del cattivo odore nascondeva un’accusa ambientaleHaku e il ricordo del fiume KohakuIl film che infranse i record in GiapponeL’Oscar cambiò la percezione degli animePerché La città incantata funziona ancora dopo 25 anniUn film che continua a parlare a generazioni diverse

Non fu semplicemente un nuovo successo dello Studio Ghibli. Il film superò i confini del pubblico appassionato di animazione giapponese, conquistò spettatori in tutto il mondo e obbligò anche l’industria occidentale a guardare gli anime con occhi diversi.

Dietro le terme di Yubaba, il misterioso Senza-Volto e il rapporto tra Chihiro e Haku si nascondeva infatti una storia di crescita molto più complessa di quanto potesse sembrare.

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La città incantata usciva il 20 luglio 2001

La città incantata

Il titolo originale dell’opera è Sen to Chihiro no kamikakushi, traducibile come La misteriosa scomparsa di Sen e Chihiro. Il film venne scritto e diretto da Hayao Miyazaki, prodotto da Toshio Suzuki e accompagnato dalle musiche di Joe Hisaishi.

La scheda ufficiale dello Studio Ghibli conferma la data d’uscita giapponese del 20 luglio 2001 e una durata di circa 125 minuti.

Il pubblico italiano avrebbe dovuto attendere fino al 2003 per vedere il film nelle sale con il titolo La città incantata. Da quel momento, però, Chihiro è diventata uno dei personaggi più riconoscibili dell’intera produzione Ghibli.

Sul nostro sito avevamo già analizzato il film nello speciale dedicato a La città incantata e al suo posto nella storia dello Studio Ghibli.

Chihiro non era la classica eroina degli anime

All’inizio della storia, Chihiro Ogino non possiede alcuna qualità apparentemente eroica.

È una bambina di dieci anni impaurita, scontenta per il trasferimento della famiglia e incapace di comprendere perché i genitori abbiano deciso di cambiare completamente la loro vita. Quando il padre imbocca una strada secondaria e attraversa un tunnel abbandonato, Chihiro vorrebbe soltanto tornare indietro.

Dall’altra parte, però, la famiglia trova una città apparentemente deserta. I genitori si fermano davanti a un ristorante pieno di cibo e cominciano a mangiare senza chiedersi chi abbia preparato quelle pietanze.

Quando cala la sera, vengono trasformati in maiali.

Chihiro resta così sola in un mondo popolato da spiriti, divinità, creature deformi e lavoratori intrappolati in un’enorme struttura termale. Non deve imparare a combattere o scoprire un potere nascosto: deve lavorare, controllare la paura e ricordare chi è.

La sua forza nasce gradualmente, attraverso le decisioni che prende.

Yubaba le toglie il nome e prova a cancellarne l’identità

La città incantata

Per sopravvivere nel mondo degli spiriti, Chihiro deve ottenere un impiego presso le terme governate dalla strega Yubaba.

Il contratto ha però un prezzo. Yubaba sottrae alcuni caratteri dal nome della bambina e comincia a chiamarla Sen. Non si tratta di un semplice soprannome: perdere il proprio nome significa rischiare di dimenticare la vita precedente e diventare per sempre parte di quel mondo.

È la stessa sorte subita da Haku, il ragazzo capace di trasformarsi in un drago. Anche lui è legato alla strega da un contratto e non riesce più a ricordare il proprio vero nome.

Miyazaki utilizza così la fantasia per raccontare qualcosa di molto concreto: chi controlla il nome di una persona può controllarne l’identità, il passato e la libertà.

La crescita di Chihiro non consiste quindi soltanto nel salvare i genitori. La bambina deve impedire che il nuovo ambiente stabilisca chi debba diventare.

Senza-Volto non era il vero cattivo

Uno dei personaggi più riconoscibili del film è Senza-Volto, lo spirito nero coperto da una maschera bianca.

Quando Chihiro lo lascia entrare nelle terme, la creatura scopre rapidamente il potere dell’oro. I lavoratori cominciano a servirlo, adularlo e contendersi le ricchezze che sembra produrre senza limiti. Senza-Volto divora allora il personale e assume un aspetto sempre più enorme e mostruoso.

Potrebbe sembrare il principale antagonista della storia, ma il suo comportamento cambia completamente quando lascia le terme.

Senza-Volto assorbe le caratteristiche delle persone e degli ambienti che lo circondano. Dentro la struttura governata dall’avidità di Yubaba diventa insaziabile; nella casa tranquilla di Zeniba si mostra silenzioso e collaborativo.

Il film non lo presenta quindi come una creatura naturalmente malvagia. Senza-Volto riflette il desiderio degli altri, amplificandolo fino a renderlo distruttivo.

È anche uno dei personaggi coinvolti nei dettagli nascosti analizzati nella nostra selezione dei migliori Easter egg dei film di Hayao Miyazaki.

La scena dello spirito del cattivo odore nascondeva un’accusa ambientale

La città incantata

Tra gli ospiti delle terme arriva una creatura ricoperta di melma, rifiuti e liquidi maleodoranti. Tutti credono che si tratti di uno spirito del cattivo odore, ma Chihiro scopre qualcosa di diverso.

Nel suo corpo è incastrato il manubrio di una bicicletta. Tirandolo, i lavoratori estraggono una quantità enorme di oggetti, ferraglia e immondizia. Liberato dai rifiuti, il cliente rivela la propria vera natura: è lo spirito di un fiume inquinato.

La sequenza nacque anche dalle esperienze personali di Miyazaki, che aveva partecipato alla pulizia di un corso d’acqua trovandovi rifiuti ingombranti e oggetti abbandonati.

Il messaggio è chiaro: la creatura non è sporca per natura. È stata ridotta in quelle condizioni dal comportamento umano.

Come accade anche in altri lavori del regista, la natura non viene rappresentata come uno scenario passivo. È una presenza viva, ferita dall’uomo ma ancora capace di recuperare la propria forma originale.

Haku e il ricordo del fiume Kohaku

Il legame tra Chihiro e Haku rappresenta il cuore emotivo della storia.

Haku aiuta la bambina fin dal suo arrivo, le procura il cibo necessario per non scomparire e le ricorda di non dimenticare il proprio nome. È però incapace di seguire lo stesso consiglio: sa di avere conosciuto Chihiro in passato, ma non ricorda dove.

La risposta emerge durante il volo che li riporta alle terme.

Da bambina, Chihiro era caduta in un fiume e aveva rischiato di annegare. Le sue acque l’avevano riportata a riva. Quel fiume era il Kohaku, il cui spirito aveva assunto le sembianze di Haku.

Il corso d’acqua era stato successivamente interrato per costruirvi degli edifici. Senza più un luogo nel mondo umano, Haku era finito sotto il controllo di Yubaba e aveva dimenticato la propria identità.

Quando Chihiro pronuncia il suo vero nome, Nigihayami Kohakunushi, il ragazzo riesce finalmente a ricordare chi è.

Ancora una volta, memoria personale e memoria della natura diventano la stessa cosa.

Il film che infranse i record in Giappone

studio ghibli

La città incantata non fu soltanto un successo artistico.

Il film ottenne risultati straordinari al botteghino giapponese, superando il precedente primato detenuto da Titanic e diventando il maggiore incasso della storia del Paese. Il record sarebbe rimasto imbattuto per molti anni, fino all’arrivo di Demon Slayer: Mugen Train.

L’Academy ricorda che il film infranse i record del box office giapponese, prima di conquistare premi internazionali decisivi per la carriera di Miyazaki.

Quel risultato dimostrò che un lungometraggio animato giapponese poteva dominare il mercato nazionale senza dover imitare i modelli narrativi americani.

Miyazaki non semplificò la storia per renderla più facilmente esportabile. Mantenne i riferimenti agli spiriti della tradizione giapponese, i silenzi, i tempi dilatati e le ambiguità morali che caratterizzano il film.

Fu il resto del mondo a dover imparare a seguirlo.

L’Oscar cambiò la percezione degli anime

Nel 2002 La città incantata vinse l’Orso d’oro al Festival di Berlino, ex aequo con Bloody Sunday. Un riconoscimento eccezionale per un’opera animata, confermato dagli archivi ufficiali della Berlinale.

L’anno successivo arrivò la consacrazione definitiva.

Durante la 75ª edizione degli Academy Awards, il film vinse l’Oscar come miglior lungometraggio d’animazione, superando produzioni come L’era glaciale, Lilo & Stitch, Spirit e Il pianeta del tesoro. La vittoria è riportata nell’archivio ufficiale degli Oscar.

Il premio non rese improvvisamente gli anime una forma d’arte: lo erano già. Costrinse però una parte del pubblico occidentale e dell’industria cinematografica a riconoscerlo.

La città incantata dimostrò che un film d’animazione poteva essere contemporaneamente accessibile ai bambini, complesso per gli adulti e profondamente legato alla cultura del Paese che lo aveva prodotto.

Perché La città incantata funziona ancora dopo 25 anni

Il film non offre spiegazioni complete su ogni creatura o regola del suo mondo.

Non sappiamo esattamente da dove provenga Senza-Volto, quali siano tutti i poteri di Yubaba o che cosa accada agli spiriti quando lasciano le terme. Miyazaki non costruisce un universo attraverso lunghi dialoghi esplicativi: lascia che lo spettatore lo comprenda osservando comportamenti, rituali e dettagli.

Questa scelta ha permesso alla storia di invecchiare meglio di molte opere più dipendenti dal proprio periodo storico.

Anche i temi restano attuali: il consumismo che trasforma i genitori in maiali, il lavoro che sottrae identità, l’avidità alimentata dal denaro, la distruzione degli ambienti naturali e la paura infantile del cambiamento.

Chihiro non torna nel mondo umano dopo aver sconfitto un nemico. Torna perché è diventata capace di riconoscere ciò che conta, rifiutare le apparenze e fidarsi della propria memoria.

Un film che continua a parlare a generazioni diverse

La città incantata

A 25 anni dall’uscita, La città incantata non appartiene soltanto alla nostalgia di chi lo vide nei primi anni Duemila.

Nuovi spettatori continuano a incontrare Chihiro, Haku, Yubaba e Senza-Volto, trovando nel film significati differenti a seconda della propria età. Un bambino può viverlo come un’avventura in un mondo misterioso; un adulto può riconoscervi una storia sul lavoro, sulla perdita dell’identità e sul prezzo della crescita.

Lo Studio Ghibli ha continuato a produrre opere capaci di conquistare il pubblico internazionale. Miyazaki ha ottenuto un secondo Oscar molti anni dopo con Il ragazzo e l’airone, mentre titoli come Porco Rosso continuano a tornare al cinema: ne abbiamo parlato nel nostro approfondimento sul ritorno di Porco Rosso nelle sale italiane.

Nessuno di questi risultati, però, cancella il ruolo avuto da Chihiro.

Il 20 luglio 2001 una bambina attraversava un tunnel insieme ai genitori. Venticinque anni dopo, il mondo degli spiriti non ha ancora chiuso le proprie porte.

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