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Josée, la tigre e i pesci, la recensione

Scopriamo insieme la storia di Kumiko e Kotaro

Quando si stente spesso parlare di un’opera, vuol dire che riesce a cogliere nel segno e a lasciare qualcosa nei suoi fruitori. Questo è il caso di Josée, la tigre e i pesci, sia che parliamo del romanzo originale di Seiko Tanabe sia dei suoi adattamenti manga e anime.

Tuttavia, se al momento abbiamo potuto gustare l’anime, uscito in Giappone sul finire dello scorso anno e arrivato in Italia per 3 giorni il mese scorso, e possiamo leggere il manga edito da J-Pop, al trittico manca il romanzo che non è mai stato pubblicato nel Bel Paese.

Tuttavia, sempre J-Pop ha pensato bene di colmare anche questo vuoto annunciando l’uscita del romanzo per la fine di questo ottobre.

Con questa importante informazione in mente, possiamo entrare subito nel vivo della recensione.

 Io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai

E’ innegabile, lo si capisce già dalle prime immagini, Josée, la tigre e i pesci è una storia d’amore. Ma non solo; è una storia che parla anche di libertà sia essa fisica che dei sentimenti, tocca temi importanti come la disabilità e di tutto quello che ne consegue, nonchè la crescita intesa come sviluppo personale.

Infatti siamo dinanzi a un’opera formativa, come formativo è il romanzo della Tanabe, perchè affronta un periodo delicato nella vita dei due protagonisti, ognuno impegnato ad inseguire i propri sogni e ad affermarsi come individuo.

L’incontro tra Kumiko Kotaro è casuale, di quelli dietro cui puoi chiaramente vedere la mano del destino: un pomeriggio, mentre il giovane studente torna a casa da lavoro, la giovane Josée gli cade letteralmente tra le braccia dopo aver perso il controllo della sua sedia a rotelle durante una delle rare uscite che la nonna le concede.

Questo perchè, come spesso avveniva nel Giappone di qualche decennio fa, avere una persona disabile in famiglia era considerato qualcosa di cui vergognarsi. Quindi la nonna di Kumiko, che ovviamente appartiene ad una generazione molto diversa da quella attuale, la porta fuori casa raramente e di sera, quando saranno pochi ad incontrarla e ancor minori sono i pericoli in cui la ragazza può incorrere.

L’anziana signora, soltanto in apparenza burbera, decide di invitare lo squattrinato Kotaro a cena per ringraziarlo di avere salvato la nipote ed è proprio durante la cena che gli farà una proposta di lavoro, la cui natura conoscerà il giorno dopo: fare da badante a Kumiko.

Il giovane accetta il lavoro, essendo in cerca di soldi per realizzare il sogno di studiare in Messico e nuotare in mezzo a quei pesci che ha visto da piccolo in un acquario e gli hanno trasmesso la passione per il mare. Quello del mare è un tema ricorrente lungo tutta l’opera, ricca di simbolismi di cui parleremo tra poco.

I primi giorni del rapporto tra Kumiko Kotaro sono molto complicati: la ragazza, che con i suoi 24 anni è persino più grande del suo badante, si comporta come una bambina dispettosa e capricciosa. Appare comunque evidente che dietro questo suo atteggiamento si nasconda una profonda sofferenza e una fame di vita che la rende incredibilmente curiosa al punto da sottoporre Kotaro ad una serie di compiti assurdi, cui il giovane assolve in maniera paziente dietro la porta chiusa della stanza di Kumiko.

Il loro rapporto cresce giorno per giorno, man mano che la ragazza si apre al mondo esterno e inizia a visitare la sua città, Osaka, scoprendone le bellezze e godendo di quei piccoli piaceri della vita che finora le sono stati preclusi come mangiare una semplice crêpe oppure andare al cinema. Kumiko riesce perfino a stringere amicizia con una giovane bibliotecaria, come lei appassionata lettrice di Françoise Sagan, autrice del romanzo Tra un mese tra un anno da cui la giovane ha mutuato il soprannome di Josée.

Un primo scossone al loro rapporto arriva nel momento in cui i due sembrano separarsiJosèè apprende dagli amici di Kotaro che il giovane studente di biologia marina è in procinto di trasferirsi in Messico e la notizia ha un forte impatto sulla ragazza che abbandona il sogno di mantenersi grazie alla sua bravura nel disegnare e elimina tutti i colori e i dipinti dalla sua stanza.

Kotaro è diventato le ali di Josèè, il suo mondo e il suo tutto. Senza di lui si sente perduta,

In una sequenza di forte impatto nasce una discussione in cui Kotaro invita la ragazza a lottare per quello che ama, ma come sempre accade in questi casi, la giovane è troppo arrabbiata e addolorata per sentire ragioni e si allontana da sola.

Come nella sequenza del loro primo incontro, Josée perde il controllo della sedia a rotelle e Kotaro, per cui la ragazza è già più di un’assistita, usa le sue ali per salvarla finendo investito da una vettura in transito.

Con il fiato sospeso e il rimorso che la spezza in due, Josée scopre che la situazione è grave ma non irreparabile, anche se il ragazzo rischia di non poter più immergersi e di dovere rinunciare allo studio all’estero.

E’ questo il momento che fa cambiare tutto, è il momento in cui Kumiko\Josée capisce di dovere ridare le ali a Kotaro e lo fa in maniera molto delicata, poetica e dolce al tempo stesso. In un modo che cambierà la loro vita.

Un titolo simbolico

Josée, la tigre e i pesci è un’opera ricca di simbolismo, a cominciare dal nomignolo della protagonista.

Come dicevo poco fa, Josée è la protagonista di Tra un mese tra un anno della scrittrice francese Françoise Sagan, che in questo romanzo affronta l’impossibilità di amare.

Nel caso di Kumiko è un amore allargato dal momento che la sua disabilità le impedisce, in ultima analisi, di amare la vita.

Ed è qui che subentrano gli altri due elementi del titolo, la tigre e i pescila tigre rappresenta i pericoli del mondo esterno, tutto ciò di cui Kumiko ha paura, che la ragazza identifica con il feroce predatore al punto da volere andare allo zoo per affrontarlo faccia a faccia, per guardare negli occhi il felino e per estensione il mondo che finora le è stato negato.

I pesci invece sono il simbolo della libertà a cui anela la giovane e di cui invece Kotaro può godere; sono per entrambi una ragione di vita e l’elemento che più di tutti li accomuna. Kumiko sogna di diventare una sirena e nuotare nelle profondità del mare, al sicuro e libera di essere se stessa.

Quasi nulla in Josée, la tigre e i pesci è casuale e tutto concorre a definire il finale e a spronare tutti, lettori inclusi, a lottare per fare della propria vita il proprio capolavoro.

Il manga e l’edizione J-Pop

Il manga condivide con l’adattamento anime il lavoro di Nao Emoto che quindi riporta su carta lo stesso stile del lungometraggio. Il suo è uno stile pieno, ricco di dettagli e chiaroscuri che riportano in vita i due personaggi della storia, non risultando al tempo stesso invasivi ai fini della comprensione del testo.

Molto curata l’edizione italiana di J-Pop, che ringraziamo per il continuo supporto, disponibile come di consueto sia in volumi singoli che in un unico elegante cofanetto di cartone, la scelta migliore per acquistare questa opera emozionante.

I volumi sono con la classica sovraccoperta opaca e morbida al tatto cui J-Pop ci ha abituati, mentre le copertine dei due volumi sono in carta dalla grammatura pesante ed effetto ruvido che, riportando gli schizzi dei due personaggi sembrano essere usciti direttamente dall’album di Nao Emoto.

Josée, la tigre e i pesci è un manga di formazione che tratta con una delicatezza impressionante temi come l’amore e la disabilità, insieme alla voglia di vita e di libertà che accomuna i giovani di ogni epoca e nazionalità. La storia di Kumiko e Kotaro ci cattura pagina dopo pagina, facendoci soffrire preoccupare e infine gioire insieme ai due protagonisti. Merita una lettura, indipendentemente dai gusti personali.

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