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I’m in Love with the Villainess – la recensione capitoli 1-7

Riuscirà Rei a stravolgere il suo gioco otome preferito per l'amore di lady Claire?

Come annunciavamo tempo fa il manga I’m in Love with the Villainess è stato finalmente tradotto. La storia creata da Inori e Hanagata è unalight novel yuri leggera e comica che si legge d’un fiato. Serializzato inizialmente sul sito Shosetsuka ni Narou, è stato pubblicato in Giappone dalla GL Bunko. La distribuzione estera è stata curata invece dalla Seven Seas Entertainment.

La light novel ha ricevuto anche un adattamento manga, che qui tratteremo. Realizzato da Anoshimo, I’m in Love with the Villainess esce su Comic Yuri Hime da giugno del 2020. Al momento in formato cartaceo sono usciti due volumi.

I primi sette capitoli ci introducono alla vita quotidiana della Royal Academy e al sogno impossibile di Rei.

I’m in Love with the Villaness, primi capitoli

Rei non potrebbe essere più felice per ciò che le è capitato. In qualche modo si è risvegliata nel suo gioco otome preferito. Come allieva della Royal Academy potrà imparare ad usare la magia innanzitutto. Ma trovandosi accanto ai personaggi che adora potrà davvero uscire con il suo prediletto.

Qui però iniziano le difficoltà. Se nelle materie Rei eccelle sapendo a memoria il gioco, in amore ha più sfortuna. Il gioco vuole spingerla tra le braccia di uno dei giovani principi. Ma lei vuole solo Lady Claire, la viziata e prepotente reginetta dell’accademia.

Claire dal canto suo si mostra inizialmente irritata e poi spaventata da Rei. Del resto ha già puntato il bel principe Sein. Questa ragazza che la guarda con occhi adoranti e arrossisce a sfiorarla la mette a disagio. E Misha, amica di Rei, non riesce a darle torto.

Pian piano che le due interagiscono però l’imbarazzo di Claire si fa meno evidente. Dopo essere riuscita a diventare ancella di Claire, Rei inizia davvero ad avvicinarsi a lei. Riesce anche a rivelare senza pudore nonostante le circostanze di essere omosessuale. Specifica però che vuole solo vedere felice la ragazza che ama. Per questo è disposta anche solo a starle vicino.

Claire dal canto suo un po’ invidia la spontaneità di Rei. Chissà se già ora la coteggiatrice le sta mettendo i primi dubbi…

Personaggi

Rei: giovane impiegata risucchiata dal gioco, è molto vivace e sempre allegra. Da sempre sa di avere attrazione per le ragazze ma è molto idelista. Sarebbe pronta a rinunciare a chi ama pur di vederlo felice. Purtroppo non riesce a non mostrare il suo affetto mettendo in imbarazzo tutti. Da quando è finita nel mondo fantasy della Royal Academy, ha acquisito poteri magici molto forti.

Lady Claire: la giovane aristocratica è il fulcro di I’m in Love with the Villainess. Viziata e dal carattere difficile, pretende spesso obbedienza. Dopo l’incontro con Rei però si scopre che ha anche un lato comprensivo e sensibile. Nel gioco avrebbe il ruolo di antagonista nella conquista dei principi. Da ciò che sembra, ha una cotta per Sein. Le attenzioni di Rei però non le danno poi così fastidio…

Misha: un’amica di Rei all’Accademia, le fa da sostegno. Ha molto talento nelle materie ed è razionale e matura. Soprattutto non comprende l’attrazione dell’amica per Claire.

Yuri, ma ironico

Nel manga la scena più ricorrente mostra Claire in un misto di panico e imbarazzo e Rei adorante. L’elemento comico è l’ingenuità estrema di Rei che non riesce a trattenersi. Contro i canoni dello yuri che vedono incertezze su chi scopre i sentimenti, lei li osanna.

Se vede la giovane nobile nei dintorni si ritrova in preda ad una tempesta ormonale. Se deve anche solo sfiorare Claire si accende di gioia. Oltretutto spesso propone sfide alla sua amata solo per ammirarla nella sua determinazione.

Da un lato la spontaneità disarmante di Rei e dall’altra lo sguardo scandalizzato di Claire. Una gag che non sembra destinata a finire presto. E la storia continua…

 

 

Un manga leggero e che scorre rapido, tra la magia e i sentimenti che emergono. L’ironia fa da struttura portante, non sembra neanche un vero yuri da quanto è spensierato. A volte però i dialoghi sono ridondanti.

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