Il finale televisivo di Neon Genesis Evangelion non fu soltanto una scelta astratta o un modo per scioccare il pubblico. Negli ultimi episodi la produzione arrivò al limite: la sceneggiatura pensata per l’episodio 25 venne abbandonata e la serie chiuse con due puntate quasi interamente interiori, trasformando un problema produttivo in una delle conclusioni più discusse della storia degli anime.
È una storia che oggi conta ancora perché spiega perché il finale TV e The End of Evangelion non vanno letti come due semplici versioni concorrenti: sono due risposte nate dallo stesso momento di crisi.
Il fatto: gli episodi 25 e 26 cambiarono la forma del finale
Il 20 e il 27 marzo 1996 andarono in onda in Giappone gli ultimi due episodi della serie TV. Chi si aspettava una chiusura tradizionale dello scontro narrativo trovò invece un finale costruito soprattutto su dialoghi interiori, schizzi, immagini statiche, ripetizioni, domande psicologiche e una soluzione emotiva centrata su Shinji.
La svolta non nacque nel vuoto. Nelle ricostruzioni basate su interviste e materiali successivi, l’episodio 25 avrebbe dovuto contenere una parte più esterna e spettacolare della conclusione. Quella strada venne ridotta e poi sostituita da una forma molto più mentale, vicina alla crisi dei personaggi e alla condizione produttiva dello staff.
Il retroscena: tempo, produzione e indecisione si sommarono
Ridurre tutto alla frase “mancava il budget” è comodo, ma impreciso. Il punto più documentabile è un intreccio di tempi stretti, lavorazione in difficoltà e ripensamenti creativi. Nelle interviste pubblicate dopo la messa in onda, Hideaki Anno parlò di una produzione arrivata a un livello di pressione molto alto e di un finale che si era spostato verso l’interno dei personaggi.
Una intervista del 1996 su Newtype, disponibile in traduzione inglese, è uno dei documenti più utili per capire il clima di quel periodo: Anno non presenta il finale come un semplice incidente tecnico, ma come il risultato di una serie che aveva progressivamente spinto sempre più in là il proprio discorso psicologico.
La svolta: il limite diventò linguaggio
La parte più interessante è questa: invece di nascondere del tutto il limite, Evangelion lo trasformò in linguaggio. Gli ultimi episodi rinunciano alla chiarezza esterna e portano il conflitto dentro la testa di Shinji, Asuka, Rei e Misato. Le immagini sembrano talvolta provvisorie, ma proprio quella fragilità diventa parte dell’esperienza.
Non è una chiusura comoda. È una conclusione che dice al pubblico: il centro non è solo cosa succede al mondo, ma cosa succede a una persona che non riesce ad accettare se stessa. Da qui nasce il celebre senso di spaesamento: lo spettatore viene privato della battaglia finale tradizionale e costretto a seguire un percorso psicologico.
La conseguenza: The End of Evangelion rispose alla ferita lasciata dalla TV
La reazione del pubblico fu fortissima. Una parte degli spettatori considerò il finale TV geniale, un’altra lo percepì come una frattura. Il film The End of Evangelion, uscito nel 1997, arrivò dentro quella ferita: recuperò la dimensione esterna, mostrò eventi che la TV aveva lasciato fuori campo e diede una forma cinematografica molto più violenta e concreta alla fine della serie.
Questo non significa che il film cancelli il finale televisivo. Al contrario, lo rende ancora più interessante. La TV mostra il crollo e la possibile ricostruzione interiore; il film mostra il prezzo fisico, collettivo e apocalittico di quello stesso collasso.
Perché conta ancora oggi
Evangelion è ancora discusso perché il suo finale è nato in un punto raro: metà scelta artistica, metà emergenza produttiva. Proprio questa ambiguità lo ha reso resistente nel tempo. Se fosse stato solo un finale incompleto, sarebbe rimasto un incidente. Se fosse stato solo un esperimento programmato, avrebbe avuto meno attrito.
Invece è diventato un caso di studio: un anime arrivato al limite che, invece di chiudere in modo ordinato, ha esposto il proprio nervo scoperto. Per questo, quando oggi si guarda Evangelion in ordine, conviene non saltare il finale TV: è il punto in cui la produzione, la crisi dell’autore e la storia di Shinji diventano quasi la stessa cosa.
La cosa da ricordare
La leggenda dice che Evangelion finì così solo perché “erano finiti i soldi”. La storia documentabile è più sfumata: il finale cambiò perché la produzione era sotto pressione, la sceneggiatura si trasformò e Anno portò l’anime verso una chiusura psicologica radicale. Il risultato divise il pubblico, ma creò uno dei finali più influenti dell’animazione giapponese.




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