Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su telegram
Dylan Dog

Dylan Dog 418 bis, recensione

Per la prima volta la serie regolare pubblica due albi nello stesso mese, iniziativa estiva di Sergio Bonelli Editore per celebrare i suoi 80 anni

La serie regolare di Dylan Dog propone eccezionalmente due albi nel mese di luglio: Qwertyngton è infatti il numero 418 bis. Un’iniziativa che riguarda alcune testate di punta di Sergio Bonelli Editore, nell’ambito dei festeggiamenti dei suoi 80 anni. Nel periodo estivo i lettori dell’Old Boy possono quindi fruire, oltre che della trilogia ispirata alle canzoni di Vasco Rossi e inaugurata a giugno da Sally, di una storia inedita in più.

L’albo “bis”, realizzato dal duo Luca Vanzella e Luca Genovese, porta Dylan Dog nel misterioso e impronunciabile paesino gallese.

Dylan Dog

La trama di Dylan Dog 418 bis

L’indagatore dell’incubo viene assunto dalla signora Gibbons, disperata per la scomparsa della figlia Jennifer: la ragazza è partita due settimane prima per la misteriosa Qwertyngton, desiderosa di isolarsi da tutti dopo essere stata lasciata dal fidanzato.

Se non c’è stranezza, l’Old Boy non è interessato: Qwertyngton viene collocato in luoghi diversi sia dalle mappe sia dai motori di ricerca, inoltre la polizia ha rifiutato il caso dicendo che quel paese non esiste. Le cartoline mandate dalla ragazza apparentemente sono senza testo, ma l’indagatore risolve subito l’enigma (e accetta sfacciatamente i complimenti della cliente).

Dylan Dog parte con il fidato Groucho, sfidando l’avaria del navigatore e una rotonda di rotonde. Arrivati con fatica in paese, le stranezze continuano: cartelli con scritte indecifrabili, negozianti in preda al delirio, telegiornali che annunciano doppelgänger causati da temporali.

Dylan Dog

La barista Diana spiega a Dylan Dog che la normalità è un concetto relativo, ma subito dopo compare Jennifer fuori dal pub: l’inseguimento sotto la pioggia, oltre a non dare i risultati sperati, crea un sosia dell’Old Boy. Il regolamento cittadino prevede che i doppelgänger si debbano suicidare, altrimenti l’originale si deve occupare dell’eliminazione, come scopre Dylan con sgomento.

Tra assenza di treni, autobus e segnale telefonico, la sparizione di Groucho e dell’automobile, l’indagatore comprende che lasciare Qwertyngton non sarà facile. Ma le rivelazioni non sono finite: in biblioteca, cercando notizie sulla fondazione del paese, Dylan Dog trova diversi autori con nome e cognome simili al suo. Diana gli spiega che il tempo scorre diversamente nel loro paese, e questo spiega lo straniamento di chi arriva da fuori.

Ma solo l’incontro con Jennifer permetterà a Dylan Dog di avere il quadro della situazione e capire che cosa deve fare.

Sviluppo

Vanzella e Genovese ci regalano una storia horror molto parca nella violenza e nel sangue, incentrata sull’assurdo, la fuga dalla normalità e le distorsioni temporali.

La sceneggiatura di Luca Vanzella dà solidità a una storia che rischiava di essere traballante o un mero esercizio di surrealismo. Tra le pieghe delle cose impossibili, scopriamo le ragioni che hanno spinto le persone, ferite dalla vita e dalla normalità, a rifugiarsi in un paesino così assurdo, attirate da un “centro” che deforma tutto. Solo una volta inserito nel paese e comprese le sue logiche, Dylan può cogliere in parte il senso delle cose bizzarre che succedono a Qwertyngton, e noi con lui.

Oltre al tempo, anche lo spazio può dare inconvenienti: non solo con i “classici” buchi nel continuum spazio-temporale, ma un’impareggiabile “rottura del punto di fuga” che fa saltare la prospettiva.

Per gli amanti delle curiosità, compare il biglietto da visita dell’indagatore dell’incubo, con indirizzo di posta elettronica (ghostmail.com) e numero di cellulare, dove ritorna la data di nascita di Dylan Dog, che dopo il “reboot” coincide con quella di pubblicazione del numero 1: 26 settembre 1986. Alcuni albi storici vengono citati esplicitamente, come il n. 136, Lassù qualcuno ci ama: le due storie condividono, tra le altre cose, l’ambientazione gallese e le lingue sconosciute.

Non mancano ironia e divertimento, che si infilano anche nei dettagli, soprattutto nei pressi della rotonda: sul pacchetto di sigarette dell’automobilista prigioniero da giorni c’è scritto “il fumo può causare la scomparsa”, e la stazione radiofonica Q, sempre aggiornata su quel che succede all’ascoltatore, propone la canzone Roundabout (rotatoria, appunto).

Il tratto di Luca Genovese è molto piacevole, adatta lo stile alla storia e alla singola situazione, mettendo su tavola l’assurdo, lo straniamento, la disperazione. Anche la fisionomia di Dylan Dog non è quella “classica”, ma in un contesto che lo giustifica ampiamente.

Gli autori

Quello di Luca Vanzella e Luca Genovese è un sodalizio artistico consolidato: Aleagio (Renbooks), Dennis Beta (Editoriale Cosmo), Long Wei (Eura Editoriale), Luigi Tenco – una voce fuori campo (BeccoGiallo), Dylan Dog Color Fest n. 15.

Vanzella ha scritto anche storie di Pietro Battaglia (Cosmo), Odessa (Bonelli) e la graphic novel Un anno senza te (Bao Publishing). Tra le numerose opere disegnate da Genovese, 5 numeri di John Doe e un racconto del Dylan Dog Magazine n. 2.

Un albo che si inserisce nel filone surreale della serie inedita, mescolando elementi tradizionali, come la persona scomparsa e il paesino dove accadono cose inspiegabili, a trovate brillanti e allegorie dei problemi reali delle persone

Potrebbe interessarti...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Notizia

Che te ne pare di questo annuncio? Facci sapere la tua opinione nei commenti!

Notizia

Che te ne pare di questo annuncio? Facci sapere la tua opinione nei commenti!