Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su telegram
Dylan Dog

Dylan Dog 415 – Vendetta in maschera – La nostra recensione

Gabriella Contu e Andrea Chella portano Dylan Dog a fianco di una gioventù ribelle ed emarginata

Dal 31 marzo è disponibile il numero 415 della serie regolare di Dylan Dog, Vendetta in maschera, scritto da Gabriella Contu e disegnato da Andrea Chella. La copertina di Gigi Cavenago amplifica il senso di inquietudine generato dai ragazzini protagonisti della storia: in mezzo a loro si nasconde un vero incubo.

Trama di Dylan Dog n. 415

Un folto gruppo di ragazzini vive ai margini della società, accampato in un parco londinese. Mascherati e armati di bastoni appuntiti, i giovani si procurano il necessario effettuando veloci e aggressivi blitz ai danni dei passanti e dei frequentatori del campo di atletica. Per una parte consistente dell’albo, la banda è la protagonista della storia, con Dylan e il mondo degli adulti lasciati in disparte.

Le rapine dei ragazzi attirano l’attenzione della polizia, e le indagini diventano prioritarie quando le aggressioni coinvolgono il figlio del sindaco. La situazione precipita quando nel parco inizia una serie di omicidi, eseguiti proprio con un bastone appuntito. La banda avvicina l’Old Boy per dargli l’incarico di individuare l’assassino: oltre a essere i primi sospettati, i ragazzi rischiano di essere le prossime vittime.

Dylan Dog

I ragazzi si presentano: sono scappati da casa o dagli istituti che li ospitavano, non hanno commesso gli omicidi e preferiscono che le indagini siano rapide e coinvolgano il meno possibile la polizia. Janet, una del gruppo, percepisce le sentimenti ed emozioni altrui: sente nel parco una presenza carica di odio e dolore, che aumentano man mano che uccide.

Come nel numero precedente, i video sui cellulari hanno un ruolo determinante nella trama. Dylan Dog riesce a riscostruire i fatti e a trovare l’assassino, ma le sorprese non sono ancora finite.

Impressioni personali

Dopo l’inquietante incursione tra i demoni del numero scorso, questo mese Dylan Dog si muove in una dimensione bucolica, ma per niente rassicurante. Se ne occupa Gabriella Contu, che in passato ha scritto le sceneggiature del numero 370 della serie regolare, Il terrore, del Maxi Dylan Dog 32 e del primo Old Boy. Sempre per Sergio Bonelli, la sceneggiatrice ha scritto Zagor, Tex, Dragonero, Ichi (Chambara) e il numero 68 de Le Storie, Ucciderò Madiba.

Nonostante la collocazione nei pressi di Londra, le atmosfere e le dinamiche dei ragazzi richiamano immediatamente il Signore delle Mosche di William Golding. Differente l’estrazione sociale, simili invece i comportamenti, la gerarchia, le regole di autogoverno, l’attrezzatura, la tragica presenza del male di origine umana, nonostante l’isolamento dal mondo degli adulti.

Altra fonte, meno evidente ma ipotizzata nell’introduzione dell’albo, i figli del grano dell”omonimo racconto del Re Stephen King, pubblicato in A volte ritornano. Tra gli elementi che derivano invece dal Dylan Dog più classico, per la gioia dei nostalgici dei primi cento numeri, diverse frasi dell’ispettore Bloch, sulla pensione in pericolo, sull’ultimo (lontanissimo) anno in cui ha fatto qualcosa, sulla certezza che quando dice no all‘Old Boy… è si.

A parte la forzatura delle “coincidenze” che fanno cadere sospetti sempre peggiori su un membro della banda, la storia si fa leggere volentieri, ha un buon ritmo e ripropone alcune storiche tematiche sociali di Dylan Dog, a partire dalla sua naturale inclinazione a difendere gli ultimi, ricordata dagli stessi “clienti”. C’è, come visto, un piccolo elemento sovrannaturale, ma la trama ruota intorno al male fatto dall’uomo, che genera altro male.

Dylan Dog

Dopo l’esordio sulle testate P’n’P e TheBodysnatchers dell’editrice napoletana GGstudio, Andrea Chella realizza ministorie a fumetti per Repubblica. Nel 2012 e 2013 disegna la serie Star Wars per Dark Horse, nel 2017 inizia ad occuparsi di Dylan Dog con il Maxi numero 31.

Tra gli artisti cui si ispira, i miti Alex Toth e Milton Caniff. L’artista partenopeo fa un uso abbondante del nero, con un forte contrasto dato dall’assenza di sfumature. In questo numero il tratto e le chine sono funzionali alla storia e alle atmosfere, ma spesso i volti sono solo abbozzati rispetto, ad esempio, alle tavole viste in Star Wars.

Il 415 è un numero di minore impatto dal punto di vista grafico e narrativo rispetto a Giochi innocenti, ma è senz’altro una lettura piacevole con diversi elementi classici ben amalgamati.

Sulla serie regolare ci attende una storia doppia: l’albo in vendita a fine aprile, Il detenuto, sceneggiato da Mauro Uzzeo e disegnato da Arturo Lauria, proseguirà infatti nel numero 417, L’ora del giudizio, scritto da Barbara Baraldi e messo su tavola da Angelo Stano. In entrambi gli albi, Dylan Dog finirà in carcere, con accuse molto diverse.

Una sorta di signore delle mosche ambientato in un parco londinese, con Dylan Dog dalla parte dei ragazzi. Disegni un po’ stilizzati, con forti contrasti. Senza eccellere, una storia discreta con diversi rimandi al Dylan Dog classico.

Potrebbe interessarti...

Sottoscrivi
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
Guarda tutti i commenti

Notizia

Che te ne pare di questo annuncio? Conoscevi l'autore? Facci sapere la tua opinione nei commenti!

Notizia

Che te ne pare di questo nuovo anime? Che ne pensi di questo trailer? Facci sapere la tua opinione nei commenti!

Notizia

Che te ne pare di questo annuncio? Facci sapere la tua opinione nei commenti!

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
0