Cell non doveva essere il grande antagonista della saga degli androidi di Dragon Ball. Akira Toriyama raccontò che il suo piano iniziale prevedeva i cyborg numero 19 e 20. Le osservazioni di un ex editor portarono prima all’arrivo di 17 e 18, poi alla creazione di Cell. E perfino le trasformazioni del villain furono influenzate dalle reazioni editoriali.
I primi nemici dovevano essere 19 e 20
Il retroscena emerge da una conversazione pubblicata nello Shenlong Times numero 2, inserto collegato alla guida ufficiale Daizenshuu 2. Toriyama ricordò che Kazuhiko Torishima, suo precedente editor, non era convinto dell’aspetto dei primi due androidi: il dottor Gelo (numero 20) e il numero 19. Il mangaka aveva previsto proprio loro come avversari principali di quella fase della storia.
Non si trattava di un appunto sulla potenza dei personaggi nella finzione, ma sul loro impatto come antagonisti. Toriyama reagì creando due figure molto diverse: i giovani androidi 17 e 18. Il nuovo tentativo, però, non soddisfece Torishima, che criticò anche quei personaggi. A quel punto nacque Cell.
Cell arrivò dopo due cambi di direzione
La sequenza è interessante perché rovescia una lettura abituale della saga. Per il lettore di Dragon Ball Z, l’arrivo di Cell sembra la naturale escalation di una minaccia preparata in anticipo. Nel racconto del suo autore, invece, Cell non faceva parte del piano originale: fu una risposta creativa alle obiezioni ricevute mentre il manga era in lavorazione.
È importante distinguere due ruoli. Torishima era un ex editor quando commentò gli androidi; l’editor in carica durante quella parte della serializzazione era Yū Kondō. Non è quindi preciso raccontare che un unico editor impose tutte le modifiche.
Perché Cell cambiò forma così rapidamente
Le trasformazioni dell’antagonista hanno una storia altrettanto sorprendente. Toriyama dichiarò di apprezzare la prima forma di Cell, quella dall’aspetto insettoide. Kondō la giudicò poco convincente, spingendolo a pensare a una trasformazione. Il risultato fu la seconda forma, che però non convinse ancora l’editor.
Il mangaka spiegò che avrebbe voluto lasciare più spazio a quella versione del personaggio. Invece accelerò verso Perfect Cell, la forma definitiva che Kondō apprezzò. Il processo non dimostra che ogni svolta della trama fosse imposta dall’esterno: documenta, però, quanto il confronto tra autore ed editor potesse modificare anche personaggi già introdotti.
La fonte del retroscena e cosa possiamo affermare
Non siamo davanti a una leggenda del fandom. La testimonianza viene dall’intervista a Toriyama e ai suoi editor nello Shenlong Times 2, riprodotta e contestualizzata negli archivi internazionali dedicati alla serie, tra cui la trascrizione della conversazione. Il nucleo verificabile è chiaro: Toriyama aveva pensato inizialmente a 19 e 20, introdusse 17 e 18 dopo le critiche, creò Cell e ne cambiò le forme in risposta ad altre osservazioni.
Non abbiamo bisogno di aggiungere storie non dimostrate, come una presunta cancellazione dell’intera saga o una data precisa in cui un finale alternativo sarebbe stato scartato. La testimonianza riguarda l’evoluzione dei villain, non conferma un diverso finale completo.
Perché questo cambia il modo di rileggere Dragon Ball
Il caso Cell rende visibile una caratteristica dei manga serializzati: anche una storia dall’apparenza perfettamente orchestrata può nascere da decisioni prese durante la pubblicazione. L’energia della saga degli androidi, con minacce che si sostituiscono una dopo l’altra, è legata anche a queste revisioni.
Chi vuole ripercorrere oggi il franchise può partire dalla nostra guida all’ordine di visione di Dragon Ball; per rivedere la saga nella versione animata senza episodi secondari è utile anche la guida agli episodi filler di Dragon Ball Z. Conoscere il dietro le quinte di Cell rende quella parte della serie ancora più interessante: uno dei cattivi più riconoscibili del manga nacque proprio perché i suoi predecessori non convincevano.




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