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Don Camillo a fumetti: L'uomo senza testa cover recensione

Don Camillo a fumetti: L’uomo senza testa, la recensione

Don Camillo contro il Cavaliere senza testa

Nel corso degli ultimi quattro anni, la serie fumettistica Don Camillo a fumetti di ReNoir Comics è stata arricchita da dei brevi albi speciali pubblicati puntualmente nel mese di luglio.

Questo 2021 non ha fatto eccezione, con il volumetto, intitolato Don Camillo a fumetti: L’uomo senza testa, arrivato senza il minimo ritardo sugli scaffali delle librerie e fumetterie fisiche e virtuali.

Don Camillo a fumetti: L'uomo senza testa cover

Se i precedenti tre albi potevo venire inquadrati nel genere noir, in questo spadroneggia l’horror, considerando che a far da ispiratore al racconto originale di Giovannino Guareschi da cui la storia è tratta fu lo scrittore statunitense Washington Irving con il suo La leggenda di Sleepy Hollow. Don Camillo e la sua croce e delizia nota come Giuseppe ‘Peppone’ Bottazzi dovranno infatti fare i conti con la più riuscita creazione dell’autore ottocentesco, il Cavaliere senza testa, in una versione opportunamente ‘padanizzata’.

La sceneggiatura dell’albo è a cura di Davide Barzi, un nome ben noto al pubblico bonelliano per aver lavorato alle storiche serie Dylan DogNathan Never Dampyr. Alle matite abbiamo invece Emanuele Ranzani.

Don Camillo a fumetti: L’uomo senza testa, quando il ‘mondo piccolo’ diventa Sleepy Hollow

Nell’oscurità di una calma ma tetra notte emiliana, un corvo plana attraverso il paese di Don Camillo e Peppone, posandosi su una rozza e disadorna lapide nera, il cui epitaffio recita semplicemente ‘8 novembre 1752. Qui giace un uomo senza nome e senza volto‘.

Don Camillo a fumetti: L'uomo senza testa artwork
Possiamo garantire che ogni riferimento ad Edgar Allan Poe o a Brandon Lee è del tutto casuale (o forse no).

A parte il tono macabro delle parole scolpite, nulla di terrificante (d’altronde i morti sono morti, giusto?), se non fosse che Don Camillo comincia a ricevere giorno dopo giorno turbanti segnalazioni da parte dei compaesani, i cui resoconti hanno in comune l’aver avvistato un uomo privo del capo.

A nulla valgono le benevole e al tempo stesso concitate omelie che l’energico curato rivolge alla popolazione con l’intento di tranquillizzarla. Al tempo stesso, le seppur fruttuose ricerche filologiche da egli condotte nell’archivio della propria canonica non fanno che avvalorare le pretese di soprannaturalità degli strani incontri notturni.

Attanagliato dai dubbi e messo come al solito davanti alle proprie vere emozioni grazie ai consueti dialoghi con il Crocifisso della chiesa, al parroco non resta che giocare d’astuzia e così, onde mettere in pratica la propria trovata, si allea ancora una volta giocoforza (ma non troppo) con il suo principale avversario politico.

Don Camillo a fumetti: L'uomo senza testa screen

Orrore padano

Non è semplice immaginare il Mondo piccolo modellato dalla penna di Giovannino Guareschi come un ambientazione horror. Di contro non è per nulla difficile immaginare la Pianura Padana come teatro di vicende raccapriccianti e fuori dell’ordinario.

Dalle Alpi all’Appenino settentrionale, ognuno dei cinquanta chilometri quadrati che compone la vasta e nebbiosa culla del fiume Po è intriso delle proprie leggende e dei propri racconti. Basti pensare all’inquietante Borda, una strega bendata che, secondo il folklore contadino dell’Emilia e della Romagna, sarebbe la personificazione della malaria, morbo che flagellava le zone un tempo non bonificate della pianura.

In postfazione a Don Camillo a fumetti: L’uomo senza testa c’è un interessante excursus ad opera dello scrittore Maurizio Carnago che verte proprio su questa sorta di attitudine dei narratori padani nei confronti del genere horror, spesso percepito come qualcosa di straniero e di poco apprezzato da parte della maggioranza del pubblico italiano da nord a sud (certo, viene da pensare se questi signori o signore abbiano mai sentito lontanamente nominare un Dario Argento o un Mario Bava).

Un atipico ed assordante silenzio

Una caratteristica che certamente non si può attribuire né a Don Camillo, né a Peppone e nemmeno in generale alle opere guareschiane è la silenziosità. Tanto il parroco quanto il sindaco comunista sono dotati di una lingua tagliente ed inquieta, sempre pronta alla sottile ma incisiva invettiva. Ogni parola che i due nemiciamici pronunciano è orchestrata talmente bene da allietare il più intransigente tra i sofisti.

Ebbene, in sul finire della vicenda raccontata in Don Camillo a fumetti: L’uomo senza testa avviene un evento quasi più inquietante dei fatti ivi esposti: la parola viene meno ad entrambi i protagonisti.

Per la bellezza di diciannove vignette l’azione scorre nel silenzio più totale, interrotto soltanto dal rumore di un tuono che il lettore percepisce quasi come se gli fosse caduto a fianco.

Don Camillo a fumetti: L'uomo senza testa artwork

La narrazione affidata alle sole immagini risulta di grande effetto, lasciando nell’animo di chi legge un enorme dubbio sull’autenticità degli eventi testimoniati con la sola vista. Tutto ciò ben si accorda con la massima più importante che Howard Philips Lovecraft, il quale confidiamo non abbia bisogno di presentazioni, ha lasciato in eredità al mondo: “L’emozione più antica e potente dell’umanità è la paura, e la paura più antica e potente è quella dell’Ignoto“.

 

Sappiamo che ogni racconto, letterario o a fumetti, su Don Camillo e sul Mondo piccolo è come un Kinder Gransorpresa: “Non delude mai!” Il nove quindi è quasi un voto obbligatorio. Don Camillo a fumetti: L’uomo senza testa meriterebbe in realtà anche un mezzo voto in più grazie al dettagliato e ben scritto excursus già menzionato nel corso della recensione, ma purtroppo dobbiamo in questa sede valutare l’opera in sé, non le aggiunte testuali ad essa.

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