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Die!Die!Die! Vol. 2 – La nostra recensione

Prosegue il racconto sopra le righe di Kirkman sull'organizzazione governativa segreta che elimina le persone ritenute pericolose

Annunciata poco dopo la comunicazione della fine di The Walking Dead, la miniserie Die!Die!Die! è stata scritta da Robert Kirkman con Scott M. Gimple, showrunner proprio della serie televisiva ispirata alla saga che consacrato l’autore kentuckiano e lanciato una duratura moda globale degli zombi.

Dal 13 maggio è disponibile in libreria, in fumetteria e nello shop online saldapress.com il volume 2, DIE!DIE!DIE! – Si muore solo DUE volte.

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Ai disegni Chris Burnham, che ha lavorato con Grant Morrison sia per Batman Incorporated e Batman and Robin sia per Nameless (Image Comics) e vanta diverse collaborazioni con Marvel DC.

Iniziata senza un vero lancio sul mercato, Die!Die!Die! racconta, portando tutto all’eccesso, le vicende di un’agenzia segreta del governo americano che elimina le persone considerate pericolose. Si  muore solo due volte ha 144 pagine, esce sia in brossurato (euro 14,90) sia in cartonato (19,90). Dopo i primi 8 capitoli, vediamo che cosa offre il volume 2.

Trama

Nel primo volume abbiamo visto la contrapposizione, all’interno della Confraternita, tra i senatori Connie Lipshitz, determinatissima e disincantata, e l’ambizioso Barnaby Smith, decisamente più cinico e privo di scrupoli. Quest’ultimo sabota la squadra di Connie, in particolare sostituendo il suo agente Paul con George, uno dei suoi gemelli.

Nel tentativo di recuperare Paul, la senatrice affianca al fidato Nate un altro gemello, John. Le squadre di Anita e Connie fermano i piani di Barnaby: colpire Washington con una testata nucleare e cercare di eliminare Obama, che per fermare l’ascesa di Trump ha fatto un colpo di Stato per ottenere un terzo mandato senza termine.

Nel secondo volume, a seguito dell’arresto di Barnaby, Connie viene nominata capo della Loggia (che nel primo volume era chiamata Confraternita). Nate cerca di risvegliare l’istinto omicida di John, mentre Jennifer, fidanzata di Paul e ottima combattente, viene introdotta da Anita nella Loggia.

Il senatore viene però liberato da Bonnie, la tata russa di Nate (e anche qualcosa in più): la donna lo consegna in patria per saldare un debito. Connie manda Nate e John in Russia a catturarlo. Paul, che avevamo lasciato privo di memoria in un tempio buddista, torna a casa, intenzionato a eliminare George, con l’aiuto di Jennifer.

Connie promuove interventi legislativi di taglio femminista ma, pur continuando a predicare l’utopia come obiettivo, progressivamente si fa prendere troppo la mano, fino a provocare il crollo del ponte su cui stanno passando i manifestanti maschi. Con Barnaby e Connie caduti in disgrazia, a capo della Loggia viene messa Anita.

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Il finale preme sull’acceleratore dell’assurdo, ampliando il coinvolgimento delle specie extraterrestri nella vicenda. Arriviamo al cospetto di una platea intergalattica che abbraccia franchising fumettistici e cinematografici molto diversi: senza fare nomi, nelle tavole finali troverete veramente personaggi di ogni genere.

Sviluppo

Se gli eccessi di violenza e i toni sopra le righe caratterizzavano sostanzialmente l’intero primo volume, dal numero 9 Kirkman riporta la storia su canoni relativamente più normali, per poi recuperare con il finale, un tripudio di fantascienza, situazioni improbabili e camei di personaggi dei fumetti e dei film che assistono al match da cui dipendono le sorti della terra.

Scopriamo qualcosa in più dei personaggi, che in alcuni casi vanno incontro a sviluppi imprevisti e negativi. Nella costante l’opposizione tra Connie e Barnaby, il senatore continua a voler convincere la collega dell’assurdità di ogni sentimentalismo o buon proposito, e che in fondo lei è o diventerà come lui.

Il ruolo (come l’utilità) del personaggio della baronessa rimane per ora un mistero, probabilmente nei prossimi capitoli se ne saprà di più.

Le iniziative legislative di Connie consentono a Kirkman di lasciare qualche messaggio contro il commercio di armi e il ruolo negativo dei maschi nella società, ma, forse inevitabilmente in un contesto come questa miniserie, risultano un po’ grossolane nella forma.

Gli autori di Die!Die!Die!

Robert Kirkman è autore, oltre che di The Walking Dead (4 Eagle Award come miglior fumetto americano in
bianco e nero, Eisner Award e Harvey Award nel 2010 come miglior serie regolare), di altri fumetti Image, come Outcast, Invincible, Tech Jacket, Superpatriot, Brit, Capes. 

Ha inoltre scritto storie per moltissime testate Marvel: Marvel Zombies – con cui si è fatto notare – Captain America, Fantastic Four, Wolverine, X-Men, Ant-Man e diverse pubblicazioni legate a Spider-Man e al marchio 2099.

Prima di questa collaborazione e di coordinare lo show televisivo The Walking DeadScott M. Gimple ha scritto per la testata The Simpsons (Bongo Entertainment, Inc.).

Chris Burnham ha realizzato Hip Flask per Image, ha disegnato per molti titoli Marvel, come Thor, King Thor, E is for Extinction, Sub-Mariner, Forge, Tabitha Smith, e per 4 della DC Comics legate al Cavaliere Oscuro: Batman, Batman Incorporated, Batman Japan, Batman and Robin.

Kirkman scrive una sceneggiatura curata, realizzando una storia piacevole e divertente. Rispetto alle storie del primo volume, i numeri da 9 a 13 nel bene e nel male sono forse meno estremi, benché sempre sopra le righe, ma si recupera con il 14. Burnham si conferma disegnatore molto capace, con tavole spesso spettacolari, forse con qualche guizzo in meno rispetto all’inizio della saga.

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