Una delle idee centrali di Dandadan nasce da un film horror che mette due maledizioni l’una contro l’altra. Yukinobu Tatsu ha raccontato che il meccanismo “mostro contro mostro” gli venne in mente ripensando a Sadako vs. Kayako, crossover cinematografico tra Ring e Ju-on. Da quella scintilla sarebbe nato uno degli ingranaggi più riconoscibili del manga: non limitarsi a far combattere i protagonisti contro il soprannaturale, ma lasciare che fantasmi, alieni e altre minacce finiscano spesso per scontrarsi tra loro.
Il retroscena è particolarmente interessante perché spiega perché Dandadan riesca a sembrare allo stesso tempo horror, commedia romantica, battle manga e fantascienza senza ridursi a una semplice somma di generi.
Il film horror che accese la scintilla di Dandadan
In un’intervista a MANTANWEB, Tatsu ha spiegato di aver avuto un periodo in cui annotava molte logline, cioè descrizioni estremamente sintetiche delle idee narrative. Tra queste gli tornò in mente Sadako vs. Kayako, film del 2016 costruito sull’incontro tra due icone dell’horror giapponese.
La cosa che lo colpì non fu soltanto la presenza di Sadako e Kayako nello stesso film. Fu soprattutto il principio narrativo: mettere una minaccia contro un’altra minaccia. Nel film, infatti, il tentativo di spezzare una maledizione passa proprio dall’idea di far collidere due forze soprannaturali.

Da “mostro contro mostro” a fantasmi contro alieni
Tatsu non copiò il film: prese quel meccanismo e lo trasformò. In Dandadan il conflitto non ruota attorno a due franchise horror già esistenti, ma a un universo in cui yokai, spiriti, alieni e creature anomale possono diventare contemporaneamente nemici, ostacoli e perfino strumenti per fronteggiare altre minacce.
La premessa stessa della serie prepara questo terreno. Momo crede nei fantasmi ma non negli alieni; Okarun crede negli alieni ma non nei fantasmi. Entrambi scoprono quasi subito di avere torto: esistono tutte e due le cose. Il risultato non è una semplice alternanza tra “episodio con il fantasma” ed “episodio con l’alieno”, perché i due mondi cominciano presto a contaminarsi.
È qui che l’influenza raccontata dall’autore diventa leggibile: Dandadan funziona spesso perché una minaccia soprannaturale ne incontra un’altra e il conflitto cambia forma. La serie può così passare dalla paura all’azione e dalla tensione alla comicità senza spezzare il proprio impianto.
Tatsu non voleva che i mostri fossero soltanto cattivi
Nella stessa intervista Tatsu ha spiegato un altro elemento decisivo. Molti mostri delle storie tradizionali nascono da eventi tragici e, proprio per questo, lui non li considera semplicemente “villain”. Dietro diverse creature di Dandadan esistono dolore, conflitti e vite precedenti che cambiano il modo in cui il lettore interpreta ciò che ha appena visto.
Questo chiarisce perché la formula presa come spunto da Sadako vs. Kayako non si sia trasformata in una sequenza di combattimenti senza peso. Tatsu usa lo scontro come spettacolo, ma spesso lo fa seguire da una seconda lettura del mostro. L’orrore resta, però acquista una componente emotiva.
È un meccanismo evidente anche nell’arco dell’Acrobata dai capelli setosi, già raccontato nell’anime: dopo aver funzionato inizialmente come presenza terrificante, il personaggio cambia completamente quando emerge la sua storia. È lo stesso equilibrio tra minaccia e compassione che l’autore descrive quando parla della necessità di lasciare al lettore una forma di speranza.
Perché Dandadan mescola così tanti generi senza fermarsi
Il manga di Tatsu è noto proprio per la sua capacità di cambiare registro nel giro di poche pagine. Può partire da una gag adolescenziale, entrare nell’horror, esplodere in una battaglia e tornare improvvisamente a una scena romantica.
Il principio “mostro contro mostro” aiuta a capire questa elasticità. Se il soprannaturale non appartiene a una sola categoria, anche la storia non deve obbedire a una sola grammatica. Fantasmi e alieni possono essere trattati con linguaggi diversi, poi fatti collidere nello stesso arco narrativo.
Chi vuole recuperare l’anime può consultare la nostra guida su dove vedere Dandadan in streaming in Italia e sul doppiaggio italiano. Per seguire la serie senza confondere stagioni ed eventi cinematografici c’è invece l’ordine di visione di Dandadan.

La svolta: prendere un’idea horror e renderla una regola del mondo
Il dettaglio più interessante del racconto di Tatsu è che Sadako vs. Kayako non gli diede un personaggio specifico o una scena da rifare. Gli diede una regola narrativa. L’autore vide nel concetto di far scontrare tra loro le cose che stanno attaccando i protagonisti un modo efficace per generare situazioni imprevedibili.
Da lì Dandadan costruisce la propria identità: le minacce non arrivano in compartimenti separati. Possono sovrapporsi, interferire, trasformarsi e costringere i personaggi a usare un problema per sopravvivere a un altro problema.
Perché questo retroscena conta ancora oggi
Dandadan è ormai molto più grande dell’idea iniziale da cui partì Tatsu. Ma conoscere quel punto di origine permette di capire meglio perché la serie abbia una struttura così diversa da molti battle manga più lineari.
Il suo caos non è del tutto casuale. Alla base c’è un principio molto semplice: se esistono più forme di soprannaturale, possono entrare in conflitto tra loro. Tatsu ha preso una trovata da crossover horror e l’ha trasformata nel motore di un manga capace di passare continuamente da UFO, yokai e maledizioni a romanticismo, commedia e tragedia.
Ed è proprio questa la parte sorprendente della storia: prima di Momo, Okarun e Turbo Nonna, prima delle battaglie e degli alieni, c’era una logline appuntata da un autore che aveva visto due icone dell’horror giapponese combattersi e aveva pensato che quel meccanismo potesse diventare qualcosa di molto più grande.




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