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Chanbara. I fiori del massacro – la recensione

Una giovane nobile in cercadi vendetta può essere un fiore che sboccia molto velenoso...

Dopo l’annuncio di qualche giorno fa, ecco la recensione di Chanbara. I fiori del massacro. Da giovedì 25 novembre questo volume è disponibile per l’acquisto sul sito Sergio Bonelli Editore. Un volume che si divora in meno di un’ora, se non ci si lascia catturare dai disegni.

La saga di Chambara narra vicende ambientate nell’epoca dei samurai, intorno al XVII secolo. Roberto Recchioni e Andrea Accardi hanno preso questo titolo da un genere che è noto anche come cinema samurai. Sotto questo termine infatti passano i film d’azione contenenti combattimenti tradizionali giapponesi.

Questo è il secondo capitolo della saga, incentrato sulla figura di una giovane nobile, Jun. Nella prima storia, La redenzione del samurai, avevamo conosciuto Tetsuo, un giovane samurai. Ma niente paura, ritornerà…

I fiori del massacro, bellissimi e terribili

Le gocce di pioggia infrangono la superficie di un laghetto in uno splendido giardino. Un viandante cieco avverte però dei rumori sul ponte. Una splendida ragazza d’abiti nobili sembra sul punto di gettarsi nell’acqua.

Al richiamo del vecchio, Jun torna sui suoi passi, colta alla sprovvista. La giovane rivela a quella strana figura la sua pena: il padre si è tolto la vita denunciando la corte del daimyo, che lo ha deriso mentre spirava. La madre disperata ha imitato il gesto del marito e ora lei è sola.

L’uomo, solidale, le chiede se voglia un modo per vendicarsi, ma dovrà seguire Mei Fumado, la via dell’inferno. Jun scopre sulla strada che il viandante era amico di suo padre e le viene offerto di mettersi al sicuro, ma non ha dubbi: vuole vendetta.

Il vecchio la porta allora da una donna misteriosa quanto dispotica, che accoglie Jun e accetta di addestrarla, a patto che lei obbedisca sempre. Una volta pronta sarà uno dei fiori del massacro, guerriere simili a ninja e abili assassine.

In breve tempo, la giovane diventa molto forte e si avvia verso la corte del daimyo. Ma sarà in grado di frenare la sua furia?

Personaggi principali

Jun Nagaiama: giovane nobile e promessa sposa del daimyo. Coraggiosa, bellissima e tenace, ha ricevuto un parziale addestramento dal padre. Nel giardino di Mochizuki apprende come sfruttare le sue potenzialità per vendicarsi. Tuttavia ha in sé un odio che arriva a spaventare.

Lady Mochizuki: donna di mezz’età, abile maestra di combattimento. Ha un carattere poco piacevole, dispotica, prepotente e poco comprensiva. Arriva a toccare Jun contro la sua volontà per spingerla a ribellarsi. Pagherà però ogni atto irrispettoso verso la ragazza alla fine.

Il viandante cieco: abile nel combattimento, era amico del padre di Jun. Riesce a salvarla dalle guardie all’inizio e le permette di addestrarsi da Mochizuki. Assistendo alla strage compiuta dalla ragazza la rimprovera, in quanto ha ceduto alla foga. Non approva infatti la violenza senza motivo.

Umiliazione e umiltà del guerriero

Il rispetto del maestro è un caposaldo anche dell’educazione dei samurai. Ma per i fiori del massacro esso è inculcato con metodi ben diversi.

Jun viene umiliata più volte. Quando non accetta di essere chiamata serva le viene gettato del liquido in faccia. Viene obbligata a lavori umili, a baciare i piedi di lady Mochizuki… e non è il peggio.

La donna la molesta per dimostrarle quanto ancora sia vulnerabile. Un po’ forse per spingerla a reagire, ma le sue intenzioni restano ambigue. Quando alla fine Jun torna per prendere il suo posto paradossalmente è lei a darle una lezione. Ossia che umiliare gli allievi non porterà ad avere alcun rispetto da parte loro.

Mercenaria a tutto tondo

Lo stile di Jun e in generale dei fiori del massacro è fatto appositamente per il confronto con i samurai. Più agile e subdolo di quello “onorevole”, ricorda più quello dei mercenari. Inoltre per non essere appesantita da protezioni usa il fodero rigido della lama per le parate, così può attaccare anche a due mani per tramortire.

Le tecniche invece per apparire all’improvviso fanno pensare ai ninja. Una vignetta mostra inoltre la ragazza mentre si esercita nel lancio degli shuriken. Queste armi da lancio erano popolari sia nell’arsenale samurai che ninja.

Jun però dimostra anche un’ottima abilità nell’arte per eccellenza dei mercenari. Quella del travestimento: si veste da geisha per avvicinare il consigliere di corte. E naturalmente l’arte della seduzione.

Mentre cala il sipario sulla vendetta della giovane, viene da chiedersi cosa l’aspetti…

 

Il fumetto si legge d’un fiato. Le scene di combattimento verso la fine risultano un po’ confuse data la rapidità con cui si susseguono. L’atmosfera del Giappone medievale però è resa magistralmente.

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