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iBento: alla scoperta della gastronomia giapponese

Parte la rubrica dedicata alla cucina giapponese!

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La sveglia puntata alle ore 6.30, il caffè bollente versato in una tazzina, qualche fetta biscottata in attesa di essere sgranocchiata. C’è chi fa colazione cucinando un pasto veloce da portare al lavoro e chi invece lo ha preparato la sera precedente e riposto in frigorifero; altri ancora, invece, preferiscono recarsi in un forno o al primo market con rosticceria.

Questa è la routine di un adulto qualsiasi che si reca al lavoro portandosi dietro il pranzo per la pausa di metà giornata. Da me la chiamano schiscetta, in altre regioni d’Italia gavetta, pranzo al sacco, cestino e altri termini. In Giappone si chiama bento.

Nei vari shoujo o drama abbiamo più volte assistito alla classica scena dove la liceale di turno preparava il bento per il proprio amato. In altri titoli, i personaggi lavoravano nella ristorazione, in altri ancora erano presenti scenari di studenti alle prese con una sessione di studio notturno conditi da golosi spuntini.

Onigiri, okonomiyaki, ramen, mochi e dango. Sono solo alcune delle tante prelibatezze che abbiamo conosciuto attraverso il tubo catodico.

Alle ore 16.00 scattava il mio appuntamento quotidiano con l’ormai storico Bim Bum Bam e i nuovi episodi dei miei cartoni animati preferiti. Sognavo di assaggiare, un giorno, le famose frittate dello zio Marrabbio (Kiss me Licia) o i dolcetti bianchi morbidi con fuori la cioccolata (i celebri onigiri, presenti in tutti gli anime).
Anche le famose frittelle di Paperino!

E quel goloso sogno, dopo anni, si è trasformato in realtà.

Il mio primo bento
Il mio primo bento

Nasce così iBento, una rubrica gastronomica dove scoveremo e illustreremo le varie ricette nascoste all’interno del mondo dei manga. Prima di addentrarci in un mare di ingredienti, scopriamo in dettaglio la struttura di questo lunch box.

Che cos’è e come è strutturato?

Il bento (べんとう in hiragana) è un pasto preconfezionato consumato durante la pausa pranzo sia nell’ambiente lavorativo che scolastico. Il cibo è contenuto all’interno di una scatola dotata di divisori utili per separare le diverse pietanze. Il bento box viene a sua volta riposto in un sacchettino di carta o di tessuto, spesso coordinato.

Esistono diversi modelli di quello che noi consideriamo un tupperware: dalla scatola singola a quella impilabile, colorati o scuri, plastica o legno trattato, termici o usa e getta. Se noi italiani siamo abituati a vuotare in un contenitore di vetro o una pratica vaschetta di alluminio la pasta avanzata la sera precedente o un’anonima insalata (e non dimentichiamoci delle posate di plastica!), per i giapponesi la preparazione del bento è un vero e proprio rito.

I pasti vengono cucinati la mattina o parzialmente la sera precedente: onigiri, frittate, zuppa di miso, verdure e frutta riempiranno i propri scompartimenti secondo un ordine ben preciso. Sì, il bento non è solo un pasto, ma una vera e propria opera d’arte. Ogni mattina il giapponese confeziona il proprio lunch box con grande precisione studiando le diverse combinazioni di colore del cibo, la disposizione. E non dimentichiamoci delle bacchette, delle tovagliette e dei thermos coordinati.

Quanti modelli di box esistono?

Tanti. Come anticipato, in Giappone vendono una vasta gamma di contenitori e accessori utili per creare il bento perfetto. In commercio ci sono scatoline per gli onigiri, salsa di soia o spezie varie. Nei negozi non troviamo solo contenitori e divisori: non è inusuale imbattersi in stand forniti di strumenti culinari come le formine per tagliare le alghe (la nori) in cuoricini o smile, o il taglia verdure per creare delle perfette margheritine di carote. E non volete poi mangiare i famosi wurstel-polipi infilzandoli con delle graziose forchettine colorate?

I bento box dei bambini sono quelli più carini in assoluto. Anzi, kawaii! I contenitori sono più piccoli, spesso in plastica resistente agli urti. Colorati, decorati con stampe di cartoni animati o a forma di animaletto (come una ranocchia o un panda) custodiscono un pranzo spesso fantasioso.

Onigiri a forma di Pikachu, toast con stampe di unicorni e spiritosi conigli di mela riempiono i pancini dei più piccini. E se i pasti dei bambini sono fantasiosi, non sono da meno quelli degli adulti. I bento box possono essere singoli o a piani, riposti in uno zainetto termico o in sacchetto. Tra i vari accessori troviamo un thermos dotato di ciotola, usato per il trasporto della classica zuppa di miso, un piatto fondamentale nella cucina nipponica.

Voglio un bento box originale!

Abbiamo scoperto le basi per creare il nostro pranzo al sacco in veste giapponese. Non è obbligatorio possedere un bento box: una semplice scatola in plastica o vetro è più che sufficiente, ma nulla vi impedisce di comprare questi accessori. Su Amazon e Ebay ci sono numerosi venditori molto forniti, altre marche made in Italy hanno a disposizione il proprio negozio online o rivenditori autorizzati.

Se posso darvi un consiglio, evitate l’acquisto di questi accessori nelle fiere del fumetto perché i prezzi sono duplicati, se non addirittura triplicati. Paradossalmente, ho trovato prezzi contenuti in due particolari eventi molto famosi come L’Artigiano in Fiera o l’Oriente in Fiera. Siamo ormai giunti alla fine di questo primo articolo e il nostro palato comincia a reclamare gustose pietanze.

Lucidate le stoviglie e accendete i fuochi perché dal prossimo articolo cucineremo un gustoso dolce molto famoso in Giappone: i goma dango.

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Da qui parte la nostra nuova rubrica dedicata alla cucina giapponese! Intanto andiamo a scopire le bento box! Conoscevi già l’esistenza di tutti questi tipi di bento?
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