Il finale di Beastars è arrivato su Netflix il 7 marzo 2026, con la Parte 2 della stagione conclusiva animata da Studio Orange. Dopo tre stagioni e oltre sei anni dall’esordio, la storia di Legoshi si chiude con una resa dei conti che non è solo fisica: è morale, identitaria, e per certi versi inevitabile. Vale la pena capire cosa succede davvero, e perché questo finale ha senso.
Dove eravamo rimasti: il punto di partenza del finale
La Parte 1 della stagione finale, uscita a dicembre 2024, si era interrotta in un momento di massima tensione. Legoshi ha abbandonato l’Accademia Cherryton dopo aver sconfitto Riz, il grande orso responsabile della morte di Tem, ma il peso di quella vittoria non si è dissolto. Si è ritirato al Beast Apartments, cercando una parvenza di normalità lontano dalla scuola.
Louis, nel frattempo, ha rifiutato il titolo di Young Beastar e si è iscritto a una prestigiosa università, dove deve affrontare il rapporto con suo padre Ogma, un confronto rimandato da troppo tempo. Haru prova a godersi la vita universitaria, ma le difficoltà non mancano. E sullo sfondo, la città registra un’escalation di casi di devouring: carnivori che attaccano erbivori, un crimine gravissimo in questa società fragile.
Al centro di tutto questo si muove Melon, ibrido tra leopardo e gazzella, antagonista principale dell’arco finale. È il tipo di personaggio che non si batte in uno scontro diretto: ogni incontro con lui diventa un ricatto psicologico, un tentativo di dimostrare che la convivenza tra carnivori ed erbivori è una bugia che la società si racconta. Per capire il finale di Beastars, bisogna capire prima cosa rappresenta Melon.
Melon: lo specchio oscuro di Legoshi e il significato del conflitto
Melon è, tecnicamente, sia carnivoro che erbivoro, un ibrido biologico in una società che non ammette ibridi. La sua rabbia non nasce dal nulla: nasce dall’essere stato rifiutato da entrambe le parti, dall’aver capito presto che nessun posto era davvero suo. Questo lo ha portato al nichilismo, alla convinzione che la pace tra le specie sia una finzione mantenuta dalla paura reciproca.
Legoshi è il suo contrario: anche lui vive con la natura predatoria che lo spaventa, anche lui ha costruito la propria identità cercando di tenere sotto controllo l’istinto. La differenza è che Legoshi ha scelto l’amore, per Haru, per Jack, per un’idea di convivenza possibile, come ancora. Il confronto finale tra Legoshi e Melon è il cuore tematico dell’intera serie: non uno scontro tra bene e male, ma tra due risposte diverse alla stessa domanda.
Nella parte conclusiva, Melon viene fermato, ma non nel modo in cui ci si aspetterebbe da un anime action. La risoluzione passa per il manga di Paru Itagaki, che aveva già scelto questa strada: Melon non viene semplicemente sconfitto in battaglia. È la presenza di Haru, la sua vitalità e la sua mancanza di paura, a incrinare qualcosa in lui. Per un personaggio che si era convinto che il mondo funzionasse solo per istinto e dominio, questo è il momento più destabilizzante del finale.
Cosa succede a Legoshi, Haru e Louis: gli archi conclusivi
Legoshi non diventa un eroe trionfante. La sua traiettoria nella stagione finale è quella di qualcuno che impara ad accettare la propria identità senza esserne dominato. La scena con Jack, il labrador che gli confessa il peso del suo stesso conformismo, è uno dei momenti emotivamente più forti dell’intera serie: Legoshi lo conforta, e il suo ululato a fine scena segna simbolicamente la prima volta che accetta davvero di essere un lupo.
Louis affronta il confronto con Ogma e chiude il capitolo della sua dipendenza dall’approvazione paterna. Il suo arco era sempre stato quello di un erbivoro che impara a non fingere di essere qualcosa di più forte di quello che è, e il finale gli dà una chiusura coerente con tutto quello che la serie aveva costruito. Non c’è un momento di redenzione spettacolare: c’è una conversazione difficile e una scelta adulta.
Haru, spesso trattata come personaggio di supporto nelle stagioni precedenti, ha qui un ruolo narrativo più attivo. La sua capacità di esistere senza paura, in un mondo che chiede agli erbivori di vivere sempre in stato di allerta, è ciò che rende possibile il finale. Il rapporto con Legoshi non si risolve in un lieto fine da favola: si risolve in qualcosa di più credibile, ovvero la scelta consapevole di costruire un futuro comune in un mondo ancora imperfetto.
Perché il finale di Beastars funziona (e cosa lascia aperto)
Il finale di Beastars funziona perché non tradisce il contratto con il lettore. La serie non aveva mai promesso che la società degli animali antropomorfi si sarebbe trasformata: aveva promesso di seguire Legoshi mentre cercava di capire chi era. Quella domanda trova risposta. Il mondo rimane complicato, le tensioni tra carnivori ed erbivori non scompaiono, ma i personaggi principali trovano un posto in cui stare, non perfetto, ma scelto.
Studio Orange conferma con questa stagione finale di essere uno dei migliori studi CGI del panorama anime contemporaneo. La qualità visiva degli ultimi episodi, con alcune sequenze in 2D che integrano la CGI, ha sorpreso anche chi era scettico sull’approccio tecnico delle stagioni precedenti. Vale la pena seguire cosa farà lo studio dopo questa chiusura. Nel frattempo, esiste Beast Complex, la raccolta di racconti brevi di Paru Itagaki ambientata nello stesso universo: nessun adattamento annunciato, ma il materiale c’è.
Se ti interessa seguire gli altri adattamenti anime tratti da manga in corso, puoi dare un’occhiata a il trailer dell’ultima stagione di Beastars che avevamo pubblicato prima del debutto, o recuperare le notizie sull’annuncio della stagione finale. Beastars chiude. Ma le domande che ha sollevato, su identità, istinto e convivenza, non hanno scadenza.