Il 23 luglio 1995, mentre molti bambini erano già in vacanza e la televisione entrava nella sua programmazione estiva, su Italia 1 continuavano ad andare in onda gli anime.
Tra i titoli presenti quel giorno c’era Tanto tempo fa… Gigì, seconda serie dedicata alla principessa magica conosciuta in Giappone come Minky Momo. Non si trattava di una replica inserita occasionalmente per riempire uno spazio vuoto: la serie era nel pieno della sua prima trasmissione italiana, iniziata il 5 giugno e proseguita quotidianamente fino all’8 agosto 1995. La cronologia italiana colloca proprio il 23 luglio una delle puntate di quella programmazione.
Sono trascorsi 31 anni, ma questo piccolo frammento di palinsesto racconta meglio di molte analisi quanto fosse diverso il rapporto tra Italia 1 e l’animazione.
Tanto tempo fa… Gigì non era un titolo di secondo piano
La serie trasmessa nell’estate del 1995 era il seguito de Il magico mondo di Gigì, uno degli anime che avevano contribuito alla diffusione del genere mahō shōjo nella televisione italiana.
La nuova protagonista era la principessa del regno di Mare Incantato, inviata sulla Terra per aiutare gli esseri umani a recuperare la capacità di sognare. La seconda produzione era stata realizzata da Ashi Productions e trasmessa in Giappone tra il 1991 e il 1992, prima di arrivare su Italia 1 con il titolo Tanto tempo fa… Gigì.
Anche questa edizione aveva una sigla italiana interpretata da Cristina D’Avena, elemento fondamentale attraverso il quale Mediaset rendeva immediatamente riconoscibili le proprie serie animate.
Non era Dragon Ball, non era Pokémon e non apparteneva a uno dei franchise più commercialmente potenti. Eppure Italia 1 lo proponeva con continuità anche nel cuore dell’estate.
Nel 1995 i cartoni non sparivano con la chiusura delle scuole

Oggi siamo abituati a vedere i palinsesti estivi riempiti quasi esclusivamente da repliche di serie televisive, programmi crime e produzioni acquistate a basso costo.
Nel 1995 la situazione era diversa. Anime e cartoni non erano considerati soltanto un ripiego per le mattine scolastiche, ma una componente stabile dell’identità di Italia 1. Anche durante luglio e agosto il pubblico più giovane poteva trovare appuntamenti riconoscibili, portati avanti per settimane senza continui spostamenti.
Il valore di quella programmazione non dipendeva soltanto dai singoli titoli. Era l’abitudine a fare la differenza: i bambini sapevano che accendendo Italia 1 avrebbero trovato animazione, anche in un periodo nel quale le altre reti rallentavano la produzione originale.
Tanto tempo fa… Gigì ne è un esempio perfetto. La trasmissione iniziò a giugno, attraversò tutto luglio e si concluse ad agosto. Una continuità che oggi appare quasi rivoluzionaria, ma che allora era normale.
Italia 1 ha perso una parte della propria identità
Il confronto con l’Italia 1 attuale è inevitabile. Dal giugno 2024, la storica fascia mattutina feriale dedicata a Latte e Cartoni è stata sostituita prevalentemente da serie televisive, mentre l’animazione è rimasta confinata soprattutto al fine settimana o trasferita su canali come Italia 2 e Boing.
Non significa che la rete dovrebbe riproporre nel 2026 lo stesso palinsesto del 1995. Le abitudini sono cambiate, lo streaming ha modificato il modo in cui bambini e ragazzi seguono le serie e l’offerta televisiva è molto più frammentata.
Il problema è un altro: Mediaset sembra avere rinunciato a costruire un appuntamento stabile prima ancora di verificare quanto potrebbe funzionare.
Gli ascolti ottenuti ancora oggi da I Simpson, Tom & Jerry e Scooby-Doo mostrano che il pubblico non è completamente scomparso. Anche Italia 2 continua a trovare negli anime una delle poche identità editoriali realmente riconoscibili del canale.
Il 23 luglio 1995 accendevi Italia 1 e trovavi ancora un anime

Il ricordo di Tanto tempo fa… Gigì non riguarda soltanto una serie animata o una sigla di Cristina D’Avena. Racconta un periodo nel quale Italia 1 sapeva esattamente a quale pubblico rivolgersi.
Il 23 luglio 1995 un anime poteva continuare la propria programmazione regolare anche in piena estate. Non servivano anniversari, eventi speciali o serate celebrative: faceva semplicemente parte del palinsesto.
Trentuno anni dopo, Italia 1 possiede ancora un patrimonio enorme di personaggi, sigle e ricordi, ma sembra non sapere più come utilizzarlo. Gigì non è scomparsa perché il pubblico ha smesso di amare l’animazione. È scomparso lo spazio televisivo che permetteva a quei personaggi di diventare parte della vita quotidiana.