Qureate, software house giapponese specializzata in videogiochi anime sexy, ha spiegato perché evita personaggi femminili con fisici poco pronunciati. Il CEO Yuji Usuda sostiene che il problema non sia solo commerciale, ma soprattutto legato ai controlli delle piattaforme digitali e al rischio di interpretazioni problematiche durante le procedure di approvazione.

Perché Qureate evita personaggi femminili meno prosperosi
Fondata nel 2017, Qureate si è ritagliata una nicchia nel mercato dei giochi fanservice non espliciti grazie a produzioni come Bunny Garden, dating sim ambientato in un hostess club, e Fantasista Asuka, titolo calcistico con meccaniche volutamente provocatorie. Nonostante il tono ironico, la società deve confrontarsi con regolamenti molto rigidi imposti da piattaforme come Steam e Nintendo Switch.
Usuda ha spiegato che introdurre donne adulte con corporature meno accentuate potrebbe portare alcuni moderatori a interpretare erroneamente i personaggi come minorenni. Per questo motivo, il team preferisce design fisici molto marcati, così da evitare blocchi o richieste di modifica che rischierebbero di compromettere la pubblicazione del gioco.
Il dibattito sui design anime e sulla sessualizzazione dei personaggi continua a dividere il pubblico, proprio come accade spesso nelle discussioni su opere popolari come My Hero Academia e le relazioni tra i personaggi oppure sulle teorie narrative di One Piece e il Davy Back Fight.
Bunny Garden e i limiti delle piattaforme digitali

Uno dei casi più discussi riguarda proprio la versione Nintendo Switch di Bunny Garden. Alcune scene sono state modificate per rispettare le linee guida dei platform holder. In un caso specifico, un liquido sul volto di un personaggio è stato sostituito con una sostanza verde generica, mentre in un’altra sequenza il latte versato sui vestiti di una ragazza è stato reso invisibile.
Le modifiche mostrano quanto sia diventato delicato il rapporto tra creatività e moderazione automatizzata. Negli ultimi anni le piattaforme hanno aumentato i controlli sui contenuti sessualmente allusivi, soprattutto nei prodotti in stile anime. Questo ha colpito sia i giochi indipendenti sia produzioni più grandi legate alla cultura otaku giapponese.
Qureate, pur criticando alcune richieste considerate assurde, mantiene comunque un rapporto collaborativo con le aziende che distribuiscono i giochi. L’obiettivo della software house resta quello di continuare a pubblicare su console, settore molto più complesso rispetto al solo mercato PC.
Il caso Qureate riapre il dibattito sulla censura anime

La vicenda sta alimentando nuove discussioni sulla rappresentazione del corpo femminile nei media giapponesi. Da una parte c’è chi considera questi design semplicemente parte dell’estetica anime; dall’altra c’è chi vede una crescente incoerenza nelle regole delle piattaforme occidentali, accusate di colpire soprattutto opere stilizzate provenienti dal Giappone.
Anche il mercato manga e anime continua a muoversi su equilibri delicati tra sensibilità culturali diverse, come mostrano opere controverse o satiriche tipo Mr Evidence e produzioni più sociali legate all’universo di Zerocalcare. La domanda ora è se gli sviluppatori giapponesi finiranno per modificare sempre di più il proprio stile pur di restare presenti sulle piattaforme globali.