Iniziamo adesso la nostra recensione dell’episodio 1135 della serie di One Piece di Eiichiro Oda!
La trama dell’episodio 1136 di One Piece
L’episodio conclude il lungo e flashback dedicato a Orso, svelando finalmente il suo passato e i motivi delle sue scelte estreme. Dopo la fuga dal laboratorio di Egghead, la ciurma di Bonney approda su un’isola dove scopre che Kuma è stato lì, ma non riescono a raggiungerlo. Bonney dimostra i suoi poteri durante uno scontro con i marine, ma viene fermata dalla fuga improvvisa del padre, che si teletrasporta altrove. Tornata sulla sua nave, decide di continuare la sua ricerca, con l’obiettivo di ritrovare Kuma e scoprire di più sul leggendario Nika.

Nel frattempo, Kuma raggiunge nuovamente Egghead, dove parla con Vegapunk. Qui rivela di essere consapevole del legame tra Luffy e Dragon, e confessa di vedere in Luffy un simbolo di speranza simile al misterioso Nika. Attraverso ricordi e riflessioni, si capisce quanto Kuma abbia osservato i Mugiwara nel tempo, riconoscendo il loro valore e il carisma di Luffy, che paragona a quello di suo padre.

Quando si diffonde la notizia dell’imminente esecuzione di Ace, Orso comprende che una grande guerra è alle porte e, per proteggere il futuro dei Mugiwara, decide di separarli e inviarli in luoghi diversi affinché possano diventare più forti. Questa scelta, apparentemente fredda, si rivela in realtà un ultimo gesto di protezione.

Saturn ordina a Vegapunk di cancellare completamente la coscienza di Orso, inserendo un meccanismo di autodistruzione. Orso, però, ascolta tutto e accetta il proprio destino con serenità. Prima di andarsene, chiede che il suo corpo venga programmato per difendere la Thousand Sunny fino al ritorno dei Mugiwara, e lascia un’ultima richiesta affettuosa: che venga fatto un gesto simbolico per il decimo compleanno di Bonney.


L’episodio si conclude con la piccola Bonney che tocca la sfera dei ricordi del padre, un frammento della sua memoria ormai condannato a svanire.

Le impressioni sull’episodio 1136 di One Piece
L’episodio 1136 di One Piece è, senza mezzi termini, uno dei momenti più maturi, intensi e ben costruiti dell’intero anime. Non solo perché conclude un arco narrativo lungo e sofferto come quello di Kuma, ma perché riesce a raccontare una storia di sacrificio, amore e disumanizzazione con una delicatezza che raramente si vede in uno shonen.
L’episodio funziona benissimo su due livelli. Da una parte c’è il contenuto emotivo: vedere Kuma (un personaggio che per anni è rimasto freddo, distante, quasi robotico) trasformarsi in una figura profondamente umana, capace di scegliere la perdita di sé pur di proteggere le persone che ama, è qualcosa che scuote davvero. La sua relazione con Bonney, anche se raccontata a frammenti, culmina qui con un impatto devastante: quel gesto finale, in cui lei tocca la bolla dei ricordi, è forse una delle scene più struggenti dell’anime. Non è solo tristezza: è comprensione, è amore che va oltre la presenza fisica, è memoria che parla al cuore.
Dall’altra parte, l’episodio è anche narrativamente impeccabile. Collega Kuma a tutti i grandi nomi della storia di One Piece (Dragon, Vegapunk, Luffy, persino Nika) e lo rende una pedina decisiva nel grande scacchiere della rivoluzione. Non è più solo il cyborg silenzioso che obbedisce: è un martire consapevole. E sapere che ogni sua azione, dalla separazione dei Mugiwara alla protezione della Sunny, non era cieca obbedienza ma volontà lucida, dà un peso nuovo a tutta la saga di Sabaody e oltre.
Anche sul piano tecnico, l’episodio è eccezionale: l’animazione è fluida, espressiva, con una regia che sa quando trattenersi e quando colpire forte. La colonna sonora fa il resto, sottolineando ogni snodo emotivo senza strafare.
In sintesi, penso che l’episodio 1136 rappresenti One Piece al suo massimo potenziale: non solo avventura e battaglie, ma anche cuore, storia, riflessione. E forse la cosa più potente è proprio questa: riesce a far empatizzare profondamente con un uomo che ha perso tutto, ma che non ha mai smesso di scegliere per amore.