Daiki Tsuneta non si è avvicinato a Ghost in the Shell come a una semplice commissione musicale: il musicista dei King Gnu e di MILLENNIUM PARADE ha raccontato il legame personale che lo unisce da anni al franchise. In un’intervista ufficiale pubblicata il 20 ottobre 2026, l’artista ripercorre l’influenza dell’opera sulla propria sensibilità e la lavorazione dei brani GO GHOST e Blue, scelti rispettivamente come apertura e chiusura dell’anime televisivo del 2026.
Il retroscena: prima l’influenza di Ghost in the Shell, poi la musica
La parte più interessante della vicenda non riguarda soltanto i titoli delle due canzoni. Nella conversazione pubblicata dal sito ufficiale di Ghost in the Shell, Tsuneta si definisce uno dei creativi cresciuti sotto l’influenza dell’universo immaginato da Masamune Shirow. L’intervista, tratta in parte da un video pubblicato sul canale ufficiale, parte proprio dal suo primo incontro con l’opera.
È una prospettiva diversa da quella di una tradizionale notizia su una sigla. Qui il rapporto tra artista e anime viene prima dell’incarico: Ghost in the Shell è presentato come un riferimento culturale e musicale al quale Tsuneta torna da creatore. Non occorre inventare un episodio preciso della sua infanzia per comprendere questo passaggio: il dato documentato è il rapporto di influenza che lui stesso espone.
Due brani per due momenti diversi della serie
Il nuovo adattamento di The Ghost in the Shell, realizzato da Science SARU, assegna alla musica due posizioni particolarmente riconoscibili. GO GHOST accompagna l’apertura, mentre Blue è il brano di chiusura. Il sito ufficiale lega entrambi alla partecipazione di Tsuneta e dedica l’intervista alla loro realizzazione e al suo rispetto per il mondo sonoro del franchise.
Un’apertura introduce lo spettatore in un universo prima che la storia inizi; una chiusura lo accompagna fuori da quell’universo dopo l’episodio. È in questo contrasto di funzione che si può leggere il significato editoriale della scelta di affidare entrambi i momenti a un musicista che conosce e ammira già l’opera. Questa è un’interpretazione dei due ruoli musicali, non una dichiarazione testuale attribuita a Tsuneta.
Perché Ghost in the Shell continua a influenzare chi lo adatta
Il franchise ha attraversato manga, cinema e serie televisive, lasciando spazio a interpretazioni molto differenti. Il film del 1995 di Mamoru Oshii, per esempio, operò scelte radicali rispetto al materiale originario. Ne abbiamo raccontata una nel nostro approfondimento su perché Oshii eliminò i Fuchikoma dal film.
Anche il progetto televisivo di Science SARU ha dichiarato una propria direzione. Durante il panel ufficiale di Anime NYC 2026, la regista Moko-chan ha spiegato di voler tornare ai temi fondamentali del manga di Shirow, compresi gli elementi occulti che altri adattamenti avevano messo meno in evidenza. È una scelta descritta nel resoconto ufficiale dell’evento.
Da questo punto di vista, il lavoro musicale di Tsuneta si inserisce in un progetto che cerca un dialogo con l’identità del manga senza limitarsi a ripetere le interpretazioni precedenti. Chi desidera distinguere le varie incarnazioni può utilizzare la nostra guida all’ordine di visione di Ghost in the Shell.
La svolta che rende interessante questa Story
Il punto non è che un cantante famoso abbia firmato una sigla. È che una storia cyberpunk, nata sulla pagina prima di diventare un classico dell’animazione, torna a essere reinterpretata da qualcuno che dichiara di esserne stato influenzato. La musica non è un semplice elemento promozionale: può diventare un altro modo di raccontare l’eredità culturale dell’opera.
Per questo l’intervista pubblicata nell’ottobre 2026 aggiunge un tassello al racconto di Ghost in the Shell. Guardare le nuove puntate significa anche ascoltare il lavoro di un autore che porta dentro il progetto la propria storia di spettatore e musicista. È questo il retroscena documentato; attribuire ai brani significati o intenzioni ulteriori senza parole precise dell’artista sarebbe invece una speculazione.




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