La musica di Akira venne progettata e registrata prima che il film del 1988 fosse animato. Katsuhiro Otomo affidò la colonna sonora a Shoji Yamashiro e al collettivo Geinoh Yamashirogumi: anziché limitarsi ad accompagnare immagini già montate, quelle composizioni diventarono un riferimento per costruire alcune sequenze. È una delle scelte che aiutano a capire perché Neo-Tokyo sembri avere un ritmo tutto suo.
Una città futuristica che aveva bisogno di un suono diverso
Akira, diretto da Otomo e uscito in Giappone nel 1988, porta sullo schermo la metropoli di Neo-Tokyo, le bande motociclistiche e l’escalation dei poteri di Tetsuo. Per raccontare una città insieme tecnologica e inquietante, una colonna sonora convenzionale sarebbe stata una scelta possibile, ma Otomo cercò una musica che facesse parte dell’identità del mondo rappresentato.
Il compositore Shoji Yamashiro, alla guida dei Geinoh Yamashirogumi, lavorò combinando canto corale, percussioni e sonorità di tradizioni differenti. L’effetto non era quello di un semplice sottofondo: la musica poteva evocare un rituale, una folla o un pericolo imminente senza spiegare nulla con le parole.
La svolta: prima la musica, poi le immagini
In una ricostruzione del Japan Times dedicata alla colonna sonora di Akira, emerge il punto decisivo: la musica fu composta e registrata prima della realizzazione dell’animazione e le scene poterono essere animate seguendone il ritmo. Otomo aveva dato a Yamashiro grande libertà creativa, indicando come riferimenti tematici soprattutto il festival e il requiem.
Festival significa energia collettiva, movimento e celebrazione; requiem porta invece l’idea del lutto e della perdita. La loro convivenza è particolarmente adatta a una storia che passa dall’esaltazione della potenza alla distruzione. Questa è una lettura del rapporto tra musica e film: non significa che ogni sequenza corrisponda meccanicamente a uno dei due temi.
Il retroscena non riguarda soltanto il suono
Akira adottò un’altra scelta inconsueta nel processo produttivo: registrare le interpretazioni vocali prima di terminare i disegni. Otomo ne spiegò le ragioni in prima persona e la pratica è ricordata anche dagli attori. Abbiamo già ricostruito perché le voci di Akira furono registrate prima dell’animazione.
Le due decisioni non vanno confuse. Il prescoring delle voci serviva anche a costruire recitazione e movimenti attorno alle performance degli attori; la lavorazione anticipata delle musiche permetteva invece ai suoni di influire sul tempo e sulla forza delle immagini. In entrambi i casi, però, il film non seguiva soltanto la consueta idea di aggiungere l’audio a un prodotto visivo già chiuso.
Perché il risultato conta ancora oggi
Ascoltare Akira sapendo come nacque la colonna sonora cambia l’attenzione dello spettatore: il ritmo delle percussioni, le voci collettive e gli improvvisi contrasti non sembrano elementi appoggiati al montaggio, ma parte della costruzione stessa di Neo-Tokyo. Non serve sostenere che il metodo sia stato inventato per Akira o che fosse unico al mondo: il retroscena è interessante perché documenta una precisa scelta produttiva e il suo effetto sull’identità del film.
Per tornare all’opera nel suo insieme, la nostra retrospettiva Otakult su Akira del 1988 offre il contesto narrativo e cinematografico. Il caso della musica anticipata mostra invece qualcosa di più specifico: dietro una delle città più riconoscibili dell’animazione giapponese, c’era un film che cercava il proprio battito prima ancora di essere disegnato.



Entra nella conversazione
Condividi il tuo punto di vista: non serve creare un account. I contributi restano soggetti alla moderazione editoriale.