Hayao Miyazaki non voleva trasformare Si alza il vento in un film. Il regista aveva già raccontato la vicenda di Jirō Horikoshi in un manga, ma riteneva che portarla al cinema avrebbe significato rinunciare al pubblico infantile che aveva accompagnato molti suoi lavori. La storia cambiò quando il produttore Toshio Suzuki gli propose di farne un lungometraggio.
Un manga nato senza l’idea di un film
Il punto di partenza non era una sceneggiatura per lo Studio Ghibli. In una intervista rilasciata direttamente da Miyazaki ad Animation World Network, il regista spiega di aver disegnato inizialmente il manga come attività personale. Fu Suzuki a suggerirgli di usarlo per un nuovo film.
È una differenza decisiva: non siamo davanti a un progetto cinematografico semplicemente rimandato, ma a un’opera che il suo autore inizialmente considerava inadatta al grande schermo.
Perché Miyazaki disse di no più volte
Nell’intervista Miyazaki ricorda di aver rifiutato ripetutamente l’idea. Il motivo da lui indicato non è un presunto divieto dello studio né una cancellazione per problemi economici: temeva che il racconto avrebbe lasciato fuori i bambini, rivolgendosi soprattutto agli adulti.
La vicenda di Horikoshi, progettista aeronautico realmente esistito, intreccia il sogno del volo con la storia del Giappone nel Novecento. Il film non presenta per questo un semplice racconto di progresso tecnico: costringe lo spettatore a confrontarsi anche con il rapporto tra bellezza della progettazione e conseguenze storiche degli aerei militari.
La svolta e le difficoltà produttive
Il regista racconta inoltre due ostacoli concreti. Ricostruire aeroplani d’epoca era impegnativo dal punto di vista grafico; per il personale dello studio sarebbe stato necessario approfondire una storia che, a suo giudizio, non tutti conoscevano abbastanza. Non sono voci su una produzione segreta: sono difficoltà riferite in prima persona dall’autore.
Alla fine il progetto si concretizzò nel lungometraggio del 2013. La decisione di procedere mostra come Miyazaki abbia affrontato un racconto meno orientato alla fantasia infantile, senza abbandonare uno dei temi centrali della sua carriera: il fascino, ma anche l’ambivalenza, delle macchine volanti.
Perché questo retroscena cambia il modo di guardare Si alza il vento
Sapere che Miyazaki inizialmente non lo considerava un film adatto ai bambini aiuta a capire la sua costruzione narrativa. Il protagonista non combatte contro un antagonista fantastico: segue una vocazione creativa in un contesto segnato dalla malattia, dalle scelte personali e dalla guerra.
Il fatto è documentato da un’intervista diretta al regista. Non significa invece che Suzuki abbia costretto Miyazaki a lavorare, né che sia esistita una versione infantile poi scartata: queste conclusioni non sono sostenute dalla fonte.
Per approfondire il film, nell’archivio di anime.iCrewPlay è disponibile anche la nostra analisi di Si alza il vento. Per un altro retroscena sulle opere mai realizzate dal regista, leggi la storia del progetto Terramare. Due vicende diverse che illuminano il rapporto fra Miyazaki, i suoi produttori e le scelte che hanno definito la filmografia Ghibli.
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