Il 17 luglio 2010 usciva nei cinema giapponesi Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento, uno dei film più delicati e sottovalutati dello Studio Ghibli. Oggi l’opera diretta da Hiromasa Yonebayashi compie 16 anni, ma il suo messaggio appare forse ancora più attuale rispetto al giorno della sua uscita.
Arrietty non possiede quasi nulla. Vive nascosta sotto il pavimento di una grande casa insieme ai genitori e costruisce la propria esistenza recuperando soltanto ciò che serve dal mondo degli esseri umani: una zolletta di zucchero, uno spillo trasformato in spada, un pezzo di carta, qualche fazzoletto.
Non prende per accumulare, non spreca e non pretende di controllare tutto ciò che la circonda. La sua famiglia sopravvive grazie all’ingegno, alla prudenza e alla capacità di attribuire un valore enorme anche agli oggetti più piccoli.
È per questo che, dopo 16 anni, Arrietty non è soltanto la storia di una minuscola ragazza nascosta sotto una casa. È un film che ci ricorda quanto poco possa bastare per vivere e quanto, invece, rischiamo di perdere quando desideriamo sempre qualcosa in più.
Arrietty usciva in Giappone il 17 luglio 2010
Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento, il cui titolo originale è Karigurashi no Arrietty, venne distribuito in Giappone il 17 luglio 2010. Il film fu diretto da Hiromasa Yonebayashi, con una sceneggiatura firmata da Hayao Miyazaki e Keiko Niwa. La musica e la canzone principale furono affidate alla compositrice e cantante francese Cécile Corbel.
Per Yonebayashi si trattò del debutto alla regia di un lungometraggio dello Studio Ghibli. Il regista avrebbe successivamente diretto Quando c’era Marnie e, dopo aver lasciato lo studio, Mary e il fiore della strega.
La storia è liberamente ispirata a Gli Sgraffignoli, romanzo della scrittrice britannica Mary Norton. Miyazaki trasferì però l’ambientazione dal contesto inglese del libro a una casa immersa nella natura nei dintorni di Tokyo, trasformandola in un luogo perfettamente riconoscibile per chi ama l’estetica dello Studio Ghibli.
Il film ottenne un grande successo commerciale in Giappone, dove raggiunse un incasso complessivo di circa 9,25 miliardi di yen e divenne il film giapponese con il maggiore incasso nazionale del 2010.
Una famiglia che vive prendendo soltanto il necessario

Arrietty appartiene al popolo dei “prendimprestito”, minuscoli esseri umani che vivono nascosti nelle abitazioni delle persone normali.
La loro sopravvivenza dipende dalla capacità di recuperare piccoli oggetti senza essere scoperti. Una zolletta di zucchero può durare settimane. Un fazzoletto può diventare una tenda. Uno spillo viene trasformato in un’arma. Una molletta diventa un accessorio per capelli.
Il verbo più importante del film non è però “rubare”. Arrietty e la sua famiglia prendono in prestito soltanto quello che gli esseri umani difficilmente noteranno o rimpiangeranno. Ogni spedizione è preparata con attenzione e ogni oggetto viene utilizzato fino in fondo.
Nella loro casa non esiste nulla di superfluo. Ogni bottone, barattolo o pezzo di stoffa possiede una funzione precisa.
Questa economia della necessità non viene presentata come una condanna. La casa di Arrietty è piccola, ma colorata e accogliente. La famiglia ha poco, ma riesce comunque a cucinare, prendersi cura dei propri spazi e costruire una quotidianità serena.
Il film non sostiene che la povertà sia romantica. Mostra piuttosto come la felicità non dipenda automaticamente dalla quantità di cose che possediamo.
L’incontro tra Arrietty e Sho cambia entrambi

L’equilibrio della famiglia viene spezzato quando Arrietty viene vista da Sho, un ragazzo umano arrivato nella grande casa per riposarsi prima di un delicato intervento al cuore.
Sho è fisicamente fragile e sembra aver già accettato la possibilità di non guarire. Arrietty, al contrario, è piena di energia e vuole scoprire il mondo nonostante i pericoli.
Il loro incontro mette in comunicazione due esistenze apparentemente opposte. Sho appartiene al mondo dei giganti, ma si sente impotente. Arrietty è minuscola e vulnerabile, ma continua a lottare per proteggere la propria famiglia.
La ragazza insegna a Sho che essere piccoli non significa essere inutili. Sho, invece, comprende che aiutare qualcuno non significa necessariamente decidere al suo posto.
Il loro rapporto non diventa mai una tradizionale storia d’amore. È un legame costruito sulla curiosità, sul rispetto e sulla consapevolezza che alcune persone possono entrare nella nostra vita soltanto per un periodo limitato.
Arrietty e Sho non possono appartenere allo stesso mondo, ma l’incontro permette a entrambi di affrontare il futuro con un coraggio diverso.
Il film Ghibli che rende gigantesche le cose più piccole

Uno degli elementi più affascinanti di Arrietty è il modo in cui il film cambia la nostra percezione degli oggetti quotidiani.
Una cucina diventa un territorio sconfinato. Una goccia d’acqua pesa come un’enorme sfera. Il rumore di un orologio appare assordante. Un gatto assume le proporzioni di una creatura gigantesca.
Lo Studio Ghibli non si limita a rimpicciolire i personaggi. Ricostruisce completamente il modo in cui Arrietty osserva e ascolta il mondo.
Anche il suono cambia a seconda della prospettiva. Quando seguiamo gli esseri umani, la casa appare silenziosa e tranquilla. Quando ci spostiamo accanto ai prendimprestito, ogni passo, insetto o movimento diventa enorme.
Questa scelta ci obbliga a osservare con attenzione ciò che normalmente ignoriamo. Un giardino non è più soltanto uno sfondo, ma un ecosistema pieno di piante, animali e pericoli.
Il film ci ricorda così che la grandezza delle cose dipende spesso dal punto di vista con cui le osserviamo.
Vivere con poco non significa rinunciare alla bellezza

La casa della famiglia di Arrietty è uno degli ambienti più belli creati dallo Studio Ghibli.
I piccoli protagonisti non possiedono mobili costosi o decorazioni realizzate appositamente per loro. Utilizzano oggetti recuperati dal mondo umano, trasformandoli attraverso la fantasia.
Un francobollo può diventare un quadro. Una tazza può essere utilizzata come contenitore. Petali, foglie e fiori decorano le stanze.
La bellezza nasce quindi dalla cura, non dal prezzo.
È una distinzione che il film comunica senza bisogno di grandi discorsi. Arrietty indossa sempre lo stesso vestito, vive in poche stanze e possiede pochissimi oggetti personali, ma il suo mondo non appare triste o incompleto.
La protagonista non desidera diventare umana e non sogna una casa più grande. Vuole semplicemente vivere liberamente, conoscere ciò che la circonda e proteggere le persone che ama.
Un messaggio diventato ancora più attuale
Nel 2010 il tema della sostenibilità era già presente nel dibattito pubblico, ma non aveva ancora raggiunto la centralità attuale.
Sedici anni dopo, il comportamento della famiglia di Arrietty può essere letto come un esempio di consumo responsabile. I prendimprestito recuperano, riutilizzano, riparano e trasformano. Non buttano via nulla perché ogni risorsa richiede fatica e può essere determinante per la loro sopravvivenza.
Il film non offre soluzioni politiche e non costruisce una lezione ecologica esplicita. Fa qualcosa di più sottile: ci porta a desiderare meno.
Dopo aver osservato Arrietty utilizzare uno spillo come spada o una zolletta di zucchero come una provvista preziosa, anche gli oggetti più comuni sembrano acquistare un valore diverso.
La natura non viene rappresentata come una risorsa da dominare, ma come uno spazio nel quale imparare a muoversi senza distruggere l’equilibrio degli altri esseri viventi.
Arrietty compie 16 anni ma non è invecchiata

A distanza di 16 anni, Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento conserva intatta la propria forza.
La sua animazione non punta sulla spettacolarità, ma sulla precisione dei movimenti e sulla bellezza degli ambienti. La storia procede lentamente, lasciando spazio ai silenzi, ai rumori della natura e ai piccoli gesti quotidiani.
Non ci sono grandi battaglie o antagonisti realmente malvagi. Persino Haru, la domestica ossessionata dal desiderio di catturare i prendimprestito, appare più ridicola che minacciosa.
Il vero conflitto nasce dalla difficoltà di convivere con ciò che non comprendiamo. Gli esseri umani possono distruggere il mondo di Arrietty anche quando pensano di aiutarla, perché non riescono a osservare la realtà dalla sua prospettiva.
È probabilmente questo il motivo per cui il film continua a parlare anche agli spettatori adulti.
Arrietty ci insegna che non dobbiamo possedere qualcosa per riconoscerne il valore. Che aiutare richiede ascolto. Che essere fragili non significa essere deboli. E che una vita piccola, discreta e costruita con poco può essere comunque straordinariamente ricca.
Sedici anni dopo la sua uscita, il mondo segreto sotto il pavimento continua a ricordarci una verità che spesso dimentichiamo: per vivere bene non serve avere tutto, ma imparare a dare valore a ciò che abbiamo.